Perché Empoli si chiama così? Un viaggio nella storia della città con Giovanni Guerri

Qual è la vera origine del nome Empoli? Una domanda che continua ad affascinare storici, appassionati e studiosi del territorio. Se le certezze assolute sono poche, i documenti e le testimonianze del passato permettono comunque di ricostruire un percorso affascinante che attraversa oltre mille anni di storia.
Giovanni Guerri, esperto e appassionato di storia locale, ha parlato approfonditamente del tema nella nuova puntata di Pillole di Storia di Empoli ai microfoni di Radio Lady con Irene Rossi. È venuto fuori un quadro tutto da scoprire.
La puntata completa
Un nome, mille storie
Le prime tracce della città sembrano risalire addirittura all'VIII secolo. Alcuni testi riportano infatti l'esistenza, intorno al 740, di una struttura ecclesiastica a Pontorme, citata in documenti della diocesi di Pisa. La datazione resta discussa dagli studiosi, ma un altro documento dell'840 menziona un censo pagato dal pievano di Sant'Andrea ad "Empulo", una delle prime forme conosciute del nome della città.
Il primo documento unanimemente riconosciuto come autentico e certo risale invece al 937 e riguarda una donazione della "Corte Nova di Impori". Già da queste testimonianze emerge un elemento caratteristico della storia empolese: il continuo mutare della forma scritta del nome, che nei secoli appare come Empulo, Impori, Impri e infine Empoli.
Secondo l'ipotesi oggi più accreditata dagli studiosi, il nome Empoli deriverebbe da un termine germanico, probabilmente un nome proprio, "Impu", successivamente modificato attraverso un suffisso vezzeggiativo.
Tuttavia esiste anche una teoria alternativa, molto affascinante e legata alla vocazione commerciale del territorio. Alcuni studiosi hanno infatti collegato il nome al termine latino "Emporium", che indicava un mercato o un centro di scambi commerciali. Un'ipotesi non priva di fondamento, considerando la posizione strategica della città lungo il corso dell'Arno e la sua importanza come snodo commerciale.
Una bolla papale
Come riporta Guerri, tra le testimonianze più importanti figura la celebre bolla di Papa Niccolò II del 1059, nella quale compare ormai in forma definitiva il nome "Empoli". Il documento, indirizzato al pievano e ai canonici della città, rappresenta una delle prove più significative dell'affermazione del toponimo attuale.
Sessant'anni più tardi, il 10 dicembre 1119, un altro documento fondamentale, il "Breve Recordationis" della contessa Matilde, registra invece la forma "Impri". In quell'occasione Matilde dei Conti Guidi donò al pievano Rolando numerosi possedimenti situati intorno alla pieve empolese.
La cartografia storica
Oltre alle pergamene medievali, un contributo prezioso arriva dalla cartografia storica. In una carta del 1612 realizzata dal cartografo olandese Philippe Clüver, noto in Italia come Filippo Cluverio, Empoli viene identificata con il termine "Portus", sottolineando ancora una volta il suo stretto legame con il fiume Arno e con le attività commerciali.
Ancora più suggestiva è la cosiddetta Tabula Peutingeriana, una straordinaria copia medievale di una carta stradale romana. Lunga circa sette metri e alta appena quaranta centimetri, rappresenta il mondo conosciuto dai Romani dall'Inghilterra fino quasi all'India.
La storia del Piaggione
Molti empolesi più anziani ricordano ancora il termine "Piaggione". Non si tratta soltanto di un nome popolare, ma di una vera e propria testimonianza storica.
Con questo termine si indicava infatti una vasta spiaggia fluviale che emergeva durante i periodi di magra dell'Arno. L'area era situata tra il ramo che scorreva verso Sovigliana e quello che passava lungo l'attuale zona delle Case Mariambini.
L'Arno nella toponomastica
Il legame con il fiume Arno, sottolinea ancora Guerri, sopravvive anche nella toponomastica cittadina.
Via dell'Alzaia ricorda infatti gli "alzatori", gli uomini che trainavano i navicelli controcorrente lungo l'Arno utilizzando robuste corde. Un lavoro faticoso ma essenziale per garantire i collegamenti commerciali tra Empoli e Firenze.
Allo stesso modo, nomi come via dell'Ospizio raccontano la presenza di antiche strutture assistenziali sorte nei pressi delle rive del fiume, prima della costruzione dell'ospedale voluto grazie all'eredità di Giuseppe del Papa nel XVIII secolo.
