Agroalimentare, in Toscana una cooperativa su due lavora nelle aree interne

In Toscana una cooperativa su due che lavora nel settore agroalimentare è presente nelle aree interne. Nello specifico, si registra una forte specializzazione nel settore agricolo (37%), nella pesca (20,5%) e nel vino (11%). Sono i dati che emergono dall’ultimo report di Confcooperative Toscana sull’andamento 2025 di Confcooperative agroalimentare e pesca. Lo studio fotografa lo stato di salute e la struttura del comparto agroalimentare cooperativo nella regione, evidenziando la tenuta complessiva del sistema.
Presidio del territorio e occupazione vera
L'indagine evidenzia una presenza capillare del modello cooperativo, che assume un ruolo cruciale per la tenuta dei territori più fragili: quasi una cooperativa su due (il 47%) opera infatti nelle cosiddette "aree interne", agendo come presidio fondamentale contro lo spopolamento e garantendo coesione sociale e territoriale. Sul fronte del lavoro, il sistema garantisce stabilità occupazionale: 6 addetti su 10 sono assunti a tempo indeterminato, con una prevalenza degli occupati nei settori agricolo (25,7%), vitivinicolo (16,7%) e ortofrutticolo (16,2%).
Le sfide: sostenibilità e ricambio ai vertici
Nonostante il settore vitivinicolo continui a trainare la patrimonializzazione e la capitalizzazione del sistema, il report segnala elementi di vulnerabilità economica e finanziaria. Gli indici di rischio più alti si registrano nel comparto "Latte e derivati" (67%), seguito dal vino (57%) e dalla pesca (43%). Resta inoltre marcato il divario di genere: 9 posizioni di vertice su 10 sono occupate da uomini, mentre le socie donne rappresentano solo il 20% della base associativa.
“I dati ci consegnano la fotografia di un settore resiliente e fortemente distribuito in tutta la Regione – dichiara Luciano Nucci, presidente eletto di Fedagripesca Toscana –. Il fatto che una nostra cooperativa su due presidii le aree interne ci inorgoglisce: siamo la spina dorsale dei territori più fragili e rappresentiamo un argine concreto allo spopolamento. Inoltre, il 60% dei nostri collaboratori beneficia di un contratto a tempo indeterminato: questo dimostra che la cooperazione offre lavoro vero e futuro. Le cooperative dell’agroalimentare sono quindi un motore di sviluppo per il territorio. Certo, non ignoriamo le criticità legate alla fragilità economica e al necessario ricambio ai vertici, ma guardiamo al domani con fiducia. Siamo pronti a scommettere sull'innovazione e sul coinvolgimento di giovani e donne per rendere le nostre microimprese sempre più competitive e inclusive. La sfida del 2025 è quella di trasformare la nostra capillarità in una nuova energia per l'intero sistema regionale”.
Fonte: Ufficio Stampa