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Moda, CNA Toscana: "In tre anni oltre 2300 aziende in meno"

"Tra settembre e marzo aumentato del 33% il ricorso alla cassa integrazione". Ecco le proposte di CNA Federmoda Toscana

Moda in Toscana, la crisi non smette di farsi sentire: 2.313 aziende in meno dal 2022 al 2025 e continua ad aumentare il ricorso alla cassa integrazione, CNA Federmoda presenta suggerimenti e proposte per le istituzioni. 

È una situazione complessa quella che emerge sia a livello nazionale che regionale per quanto riguarda il comparto. A confermarlo proprio i dati a corredo del Piano Strategico 2030 di CNA Federmoda, presentato nei giorni scorsi in Parlamento all’Intergruppo Moda copresieduto dal Senatore Ivan Scalfarotto e dall’Onorevole Fabio Pietrella presenti anche il Presidente dell’Unione Federmoda Toscana Paolo Pernici, il Presidente del Mestiere Pelletteria-Pellicceria-Calzatura Simone Balducci.

Sulla falsariga del nazionale elaborando dati di Movimprese, Istat, Irpet e Ebret, Federmoda Toscana ha tracciato un quadro della situazione regionale, che, se è possibile è peggiore di quello nazionale.

Nella nostra regione le imprese del settore sono 17.522, di queste 9.195 sono artigiane, gli occupati nel settore in Toscana sono 105.000, il volume di export nel 2025 è stato di 12 miliardi, pari al 20% del totale nazionale. Se si vanno ad analizzare i rilevamenti storici recenti si comprende con chiarezza il quadro negativo che si sta dipingendo negli ultimi anni: tra il 2022-2025 nella nostra regione hanno chiuso 2.313 imprese (su un totale di 12.000 in tutta Italia) con impatti rilevanti su competenze, occupazione e presidio territoriale con una stima di perdita di ben 2400 posti di lavoro. Da aggiungere a questo la Toscana registra un calo dell’export del -20% di gran lunga superiore alla media nazionale che è al -6,8%.

A confermare la complessità della situazione il ricorso agli ammortizzatori sociali, nello specifico a FSBA (fondo che sostiene le aziende artigiane), dopo il calo di richieste del 2025 (dovuto anche all’esaurimento delle settimane a disposizione delle imprese) nei primi tre mesi del 2026 ha ripreso vigore, tanto che a marzo di quest’anno si registra un aumento del 33%, rispetto al dato di settembre 2025, delle imprese che vi hanno fatto ricorso ,con un aumento del 16% dei lavoratori coinvolti.

I dati toscani confermano, se ce ne fosse ancora stato bisogno, che la crisi è diventata strutturale e per combatterla bisogna lavorare insieme, associazioni, imprenditori, istituzioni. CNA Federmoda nel piano strategico nazionale non si limita a segnalare ancora una volta il problema, ma propone soluzioni che si basano su tre pilastri: Valore Economico per garantire equilibrio della filiera, attraverso il “prezzo giusto” delle lavorazioni; Valore Sociale: rafforzare l’occupazione, rendere attrattivi i mestieri del saper fare; Valore Ambientale per valorizzare la sostenibilità e la traduce in strumenti di conformità e competitività.

“Quelli ripresi dal piano strategico – afferma Paolo Pernici Presidente di Federmoda Toscana – sono temi che sosteniamo da anni anche nella nostra regione e li abbiamo presentati in tutti i momenti di confronto con le Istituzioni, in particolare con la Regione in occasione delle convocazioni del Tavolo per la crisi della moda e delle audizioni nella specifica Commissione consiliare che lo scorso marzo ha approvato all’unanimità una risoluzione a cui CNA ha contribuito con dati e proposte”.

 

Il Piano strategico introduce un insieme strutturato di azioni operative: Comitati distrettuali di filiera, per coordinare domanda e capacità produttiva; Certificazione unica della moda, per semplificare audit e controlli; Carta della filiera equa, con regole chiare su pagamenti, contratti e diritti; Academy CNA Federmoda, per rafforzare competenze manageriali, tecniche e di sostenibilità; Osservatorio sul costo della commessa, per definire benchmark trasparenti e garantire prezzi sostenibili.

“Elemento chiave del piano è il principio della responsabilità condivisa lungo tutta la filiera, per superare squilibri contrattuali e distribuire equamente costi, rischi e benefici tra tutti gli attori. Ci auguriamo di poterne parlare al Tavolo regionale per la crisi della moda – conclude Pernici - che, auspichiamo, venga riconvocato al più presto”.

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