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È morto Carlo Ginzburg: docente alla Normale di Pisa, tra i più importanti storici del Novecento

(Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons - cc-by-sa-3.0)

È morto a 87 anni Carlo Ginzburg, storico e saggista tra i fondatori della cosiddetta “microstoria” . Forte il legame con Pisa e la Toscana

È morto a 87 anni Carlo Ginzburg, tra i più importanti storici italiani del Novecento e tra gli studiosi più influenti della storiografia contemporanea a livello internazionale. Nato a Torino il 15 aprile 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, nel corso della sua lunga carriera ha intrecciato il proprio percorso accademico anche con la Toscana.

Dopo gli studi universitari all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, Ginzburg era tornato alla Normale come docente di Storia delle culture europee tra il 2006 e il 2010.

Storico delle mentalità, delle credenze popolari e dei meccanismi culturali dell’età moderna, Ginzburg è considerato uno dei fondatori della cosiddetta “microstoria”, approccio che spostò l’attenzione dai grandi processi politici alle vicende individuali, alle marginalità sociali, alle fonti minute. Opere come Il formaggio e i vermi e I benandanti sono diventate punti di riferimento per generazioni di studiosi, traducendo l’analisi archivistica in una narrazione capace di attraversare discipline diverse: antropologia, storia religiosa, storia culturale, semiotica.

In Toscana ottenne anche il Premio Viareggio-Rèpaci nel 1998 per la saggistica grazie a Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza. Un riconoscimento che consolidò ulteriormente il rapporto con uno dei principali premi letterari italiani.

Forte è anche il legame con Empoli: nel 1987 vinse il Premio Pozzale-Luigi Russo, il più importante riconoscimento letterario cittadino, con 'Miti emblemi spie. Morfologia e storia' (Einaudi, ripubblicato da Adelphi in una nuova edizione nel 2023), mentre tra il 1992 e il 1997 divenne giurato del premio per 5 edizioni. Nel 2004 presentò a Empoli il carteggio curato da Luisa Mangoni dedicato al padre Leone Ginzburg, 'Lettere dal confino 1940-1943'. L'Amministrazione ha dedicato a lui la seconda edizione del festival di storia contemporanea /contè.sto/. (leggi qui)

Nel corso della carriera Ginzburg ha insegnato anche all’Università di Bologna e in alcuni dei più prestigiosi atenei statunitensi, tra cui Harvard, Yale, Princeton e UCLA. Parallelamente ha continuato a pubblicare saggi che hanno inciso profondamente sul dibattito storiografico internazionale.

Tra i suoi lavori più noti anche Indagini su Piero, dedicato all’opera di Piero della Francesca e ai cicli pittorici di Arezzo, volume che contribuì a rilanciare una lettura storico-iconografica innovativa del Rinascimento italiano. Il legame con la Toscana passò dunque non soltanto per l’attività accademica pisana, ma anche attraverso l’attenzione verso il patrimonio artistico e culturale regionale.

Negli anni Ottanta, insieme a Giovanni Levi, aveva diretto per Einaudi la collana “Microstorie”, destinata a segnare una stagione importante della ricerca storica italiana. Fu inoltre membro dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze e ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Balzan e il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei.

 

I COMMENTI

Cristina Manetti, assessora regionale alla cultura

"Con Carlo Ginzburg perdiamo uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, uno storico che ha saputo rivoluzionare il modo di guardare al passato e di raccontarlo. Attraverso i suoi studi, e in particolare con la lezione della microstoria, ha insegnato a generazioni di studiosi e lettori che anche le vicende apparentemente marginali possono illuminare i grandi processi della storia". Così l'assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti.

"La sua figura - prosegue - è stata profondamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha contribuito a interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di lettura delle fonti. Proprio in questi giorni, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni che hanno accompagnato il nuovo allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha contribuito a rendere fecondo e attuale. Con la sua scomparsa il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di coniugare ricerca, senso critico e impegno civile. Resta un’eredità intellettuale immensa - conclude Manetti - che continuerà a parlare alle nuove generazioni e a guidare chiunque creda nel valore della conoscenza come strumento di libertà".

Scuola Normale Superiore di Pisa

"La Scuola Normale Superiore perde uno dei suoi figli e dei suoi maestri più grandi. Con Carlo Ginzburg scompare uno studioso che cambia il modo di praticare il mestiere di storico: restituisce voce a chi ne è privo, mostra che il rigore della prova è una forma di giustizia, tiene fede a un'idea esigente di verità in tempi che spesso la irridono. La Normale, dove appunto è stato allievo, perfezionando e poi maestro, lo ricorda con gratitudine e affetto, e si stringe attorno alla sua famiglia e all'ampia comunità di studiosi, lettori e amici che la sua opera ha generato in mezzo secolo di lavoro".

Università per Stranieri di Siena

"L'Università per Stranieri di Siena si inchina di fronte al professor Carlo Ginzburg, massimo storico italiano, ed esemplare figura di professore universitario ed intellettuale pubblico. In questa epoca di eclissi della verità e di distruzione sistematica del pensiero critico da parte di mercati e governi, la nostra comunità riconosce in Ginzburg il maestro di conoscenza, libertà e democrazia, degno e originalissimo erede delle luminose, altissime figure dei suoi genitori, Natalia e Leone.
In un tempo in cui le indicazioni nazionali per la scuola invitano ad ‘affascinare’ i più giovani con una narrazione della storia che nasconda le fonti, e la loro complessità, i libri e il pensiero di Carlo Ginzburg sono e saranno una acuminata pietra d’inciampo, capaci di aiutarci a sciogliere, come pochi altri, l’intreccio tra potere e conoscenza, facendoci più liberi. A tutta la sua grande famiglia l’affettuosa vicinanza della nostra comunità accademica".

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