Caldo record, colture a rischio. Cia Toscana: "Servono interventi contro lo stress idrico"

Il presidente di Cia Toscana, Luca Simoncini
Colture a rischio e un forte stress idrico che porta al collasso le rete irrigua. Questi sono i primi effetti dell’ondata di caldo che ha colpito anche il nostro territorio. Mentre la colonnina di mercurio non accenna a scendere, le aziende agricole sono messe a dura prova: pomodori e peperoni che prima ancora di maturare, marciscono perché ‘bolliti’ dal troppo caldo, lo stesso accade alla frutta che risulta come cotta all’interno. Danni che, al momento, sono difficilmente quantificabili ma che incideranno fortemente sull’andamento del comparto.
"Un impatto pesantissimo - commenta il presidente della Cia Toscana Nord, Luca Simoncini, che non risparmia nemmeno gli allevamenti, messi a dura prova da queste temperature -. A farne le spese saranno anche in consumatori che dovranno fronteggiare dei rincari selettivi, soprattutto su frutta, verdura e produzioni sensibili".
Quello che si verifica quest’anno, però, non è più un fenomeno episodico, ma un moltiplicatore sistemico di rischio per sicurezza alimentare, produttività agricola e salute dei lavoratori. "I cambiamenti climatici - afferma Simoncini - sono una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, come dimostra il fatto che la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi estremi sono cresciute nettamente nel corso degli ultimi 50 anni. Le criticità maggiori riguardano i principali comparti produttivi come il mais o la soia, che sono esposti a colpi di calore e a un crescente fabbisogno di acqua. Non va meglio nel settore dell’ortofrutta a rischio di scottature, cali di resa e sfasamenti nei calendari di raccolta, mentre negli allevamenti, temperature elevate e umidità compromettono la salute animale, la fertilità e la produzione di latte e uova".
Cosa fare per fronteggiare quella che non è più un’emergenza, ma una situazione in via di peggioramento? "Per proteggere le aziende agricole - dice Simoncini - vi sono sostanzialmente tre priorità: infrastrutture idriche resilienti dall’ammodernamento delle reti ai bacini di accumulo; diffusione dell’irrigazione di precisione, dei sensori e del riuso delle acque reflue; una maggiore ricerca varietale, tecniche agronomiche di adattamento e strumenti rapidi di copertura del rischio climatico. Senza una strategia che parta dal nazionale per arrivare al locale e senza investimenti concreti, continueremo a contare i danni, anno dopo anni, anziché prevenirli".
Fonte: Cia Toscana Nord - Ufficio Stampa