Una vicenda giudiziaria si è conclusa con una condanna per l'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (Aoup), chiamata a risarcire con oltre 1.110.000 euro i familiari di una paziente morta per un tumore al seno diagnosticato troppo tardi.
Nel giugno 2016 la donna, allora residente in provincia di Pisa, si era rivolta al centro senologico dell'ospedale Santa Chiara per un nodulo al seno. Secondo Il Tirreno, nonostante la sua preoccupazione, legata anche a una storia familiare di carcinoma mammario (la madre si era ammalata a 40 anni), gli specialisti avevano classificato la massa come benigna, consigliando un controllo dopo sei mesi.
La paziente, allarmata, era tornata dopo appena due mesi, ma anche di fronte a un aumento delle dimensioni della lesione la diagnosi non era cambiata. Solo cinque mesi più tardi un terzo controllo aveva rivelato la verità: il tumore era maligno e aveva già dato metastasi. Nonostante l'avvio immediato della chemioterapia, la malattia era progredita fino a portare la donna alla morte nel giugno 2021, a soli 37 anni.
Secondo i consulenti tecnici nominati dal tribunale, una diagnosi tempestiva nel 2016 avrebbe garantito alla paziente una probabilità di sopravvivenza a cinque anni dell'86%; il ritardo l'ha invece ridotta al 44%.
La sentenza, emessa il 30 giugno e probabilmente destinata a essere impugnata dall'Aoup, riconosce risarcimenti a quattro familiari: il compagno della vittima (390mila euro), i due figli (129mila euro ciascuno), il fratello (360mila euro) e la nonna (102mila euro), oltre a un'ulteriore quota di 129mila euro — maturata come diritto ereditario dalla stessa donna per la sofferenza vissuta nei due anni di malattia — spettante al padre e al fratello.
