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Piano Faunistico Venatorio Regionale, le associazioni chiedono più tutele per fauna e biodiversità

Audizione in Consiglio regionale sul nuovo Piano: da ENPA, LAV, WWF, LIPU e Italia Nostra proposte su richiami vivi, caccia alla volpe, aree protette e diritto dei proprietari di escludere i terreni dall'attività venatoria

Si è svolta nella sede del Consiglio regionale della Toscana l'audizione delle associazioni animaliste, ambientaliste, venatorie e di categoria davanti alla Seconda e alla Quarta Commissione sul nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR), lo strumento adottato dalla Giunta regionale, che  definirà le linee guida per la gestione e la tutela della fauna selvatica e per la pianificazione dell'attività venatoria sul territorio regionale. In vista dell'approvazione definitiva del Piano, le associazioni ambientaliste hanno illustrato una serie di proposte di modifica, chiedendo che la tutela della biodiversità, il benessere animale e la conservazione degli ecosistemi diventino principi centrali della pianificazione regionale.

Tra i temi affrontati figurano la protezione dei richiami vivi, la caccia alla volpe, l'utilizzo dei cinghiali per l'addestramento dei cani, il diritto dei proprietari di escludere i propri terreni dall'attività venatoria, l'ampliamento delle aree protette e la realizzazione di corridoi ecologici.

L'Ente Nazionale Protezione Animali ha posto l'attenzione sulla condizione dei animali utilizzati nell'attività venatoria. "La Legge 157 del 1992 disciplina l'impiego dei richiami vivi nella caccia, ma non la loro detenzione ordinaria. Le gabbie previste dalla normativa sono destinate esclusivamente al trasporto e all'attività venatoria e non possono essere considerate idonee a una detenzione permanente", ha ricordato l'associazione.

L'ENPA ha inoltre sottolineato come la cosiddetta "chiusa dei richiami" costituisca una pratica configurabile come maltrattamento animale e ha chiesto che il nuovo Piano richiami espressamente l'articolo 9 della Costituzione, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale e la Convenzione europea di Strasburgo, "ponendo il benessere animale tra i principi fondamentali". Secondo l'associazione, anche gli animali allevati in cattività devono essere detenuti nel rispetto delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche.

Per quanto riguarda la caccia alla volpe, è intervenuta l'associazione Italia Nostra, che ha proposto di interrompere l'attività venatoria entro il 10 febbraio e di reinserire la specie tra quelle protette, contestando l'ipotesi di estendere la caccia fino al 31 marzo. "Continuare a cacciare le volpi nel pieno della stagione riproduttiva produce lo stesso effetto della caccia in tana: l'abbattimento degli adulti lascia i piccoli senza protezione e senza possibilità di sopravvivenza, svuotando di significato una tutela che sulla carta esiste ma che nei fatti non impedisce le conseguenze più gravi".

L'associazione è intervenuta anche sull'utilizzo dei cinghiali per l'addestramento dei cani da caccia, definendolo una "una pratica crudele e ingiustificata", che sottopone gli animali a ripetuti attacchi da parte dei cani all'interno di recinti, provocando non solo lesioni fisiche ma anche "gravissimi danni neurovegetativi dovuti al perenne stress". Una modalità che, secondo l'associazione, contrasta con il principio di tutela e rispetto della fauna selvatica.

Sul valore della fauna selvatica è intervenuta anche la Lega Anti Vivisezione (LAV)."Gli animali selvatici non rappresentano una risorsa destinata esclusivamente all'attività venatoria, ma sono parte integrante della biodiversità e dell'equilibrio degli ecosistemi", ha aggiunto la Lega Anti Vivisezione, ribadendo che la fauna selvatica rappresenta un patrimonio collettivo. Per la LAV, la gestione del patrimonio faunistico deve perseguire prioritariamente obiettivi di conservazione e tutela, garantendo "un equo bilanciamento tra i diversi interessi pubblici coinvolti" e riconoscendo che la fauna "appartiene a tutti i cittadini". Proteggere animali e habitat, conclude l'associazione, significa preservare "una ricchezza comune da amministrare con responsabilità nell'interesse delle future generazioni".

Il WWF ha invece concentrato il proprio intervento sul diritto dei proprietari di chiedere l'esclusione dei propri fondi dall'attività venatoria. L'associazione ha ricordato che la normativa toscana limita questa possibilità ai proprietari di almeno 200 ettari accorpati, escludendo di fatto la maggior parte dei cittadini, una previsione che, secondo il WWF, dovrebbe essere rivista anche alla luce della recente sentenza del Consiglio di Stato.

"Il diritto del proprietario di chiedere la sottrazione del proprio fondo all'attività venatoria trova fondamento nella legge nazionale e può essere esercitato anche per motivazioni etiche, morali o di coscienza. Eventuali limitazioni devono essere motivate caso per caso dall'amministrazione", ha ricordato il WWF, chiedendo che il nuovo Piano ripristini la possibilità, per tutti i proprietari, di presentare domanda di esclusione dalla caccia.

L'associazione ha inoltre evidenziato come il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale non preveda alcun incremento delle aree protette, chiedendo di ampliare la tutela in zone considerate strategiche per la biodiversità, tra cui il Padule di Fucecchio, il Lago e Padule di Massaciuccoli, la Laguna di Orbetello, il Promontorio di Piombino e l'Argentario.

Infine, la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) ha posto l'accento sulla necessità di realizzare una rete di corridoi ecologici in grado di collegare le aree naturali oggi frammentate dall'urbanizzazione e dalle infrastrutture. "La tutela della fauna selvatica non può limitarsi alla conservazione di singole aree protette, ma deve garantire agli animali la possibilità di spostarsi liberamente tra gli habitat naturali", ha evidenziato l'associazione.

Secondo la LIPU, i corridoi ecologici rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre l'isolamento delle popolazioni animali, favorire la biodiversità e diminuire anche il rischio di incidenti stradali e dei conflitti tra uomo e fauna.

Al termine dell'audizione, le associazioni hanno ribadito un obiettivo comune: costruire un Piano Faunistico Venatorio capace di conciliare le attività umane con la salvaguardia degli equilibri naturali. "La protezione dell'ambiente non rappresenta un vincolo, ma un investimento sul futuro della comunità e del territorio".

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