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A Pillole di Storia si parla della Empoli granducale: da Feroni a Giuseppe del Papa, e la 'unificazione' della città

Giovanni Guerri racconta Francesco Feroni, Giuseppe Del Papa e la trasformazione del territorio empolese dopo la riforma leopoldina del 1774

Le grandi figure di Empoli ai tempi del Granducato di Toscana, ma anche la nascita della moderna Empoli, prima divisa in 'popoli' e tre diverse amministrazioni. È questo il fulcro del nuovo episodio della rubrica 'Pillole di Storia di Empoli' con Giovanni Guerri, medico appassionatissimo di storia, intervistato da Irene Rossi su Radio Lady 97.7.

Un viaggio che si addentra nell'epoca del Granducato di Toscana, un lungo capitolo compreso, al netto delle parentesi borboniche e napoleoniche, tra il 1569 e il 1859, per esplorare il passaggio cruciale dalla dinastia medicea a quella degli Asburgo-Lorena.

L'INTERVISTA COMPLETA

Guerri prende le mosse da una figura straordinaria ed enigmatica: Francesco Feroni, mercante e politico empolese, funzionario granducale sotto Cosimo III e senatore del Granducato di Toscana. "È stato senza dubbio l’uomo più ricco della storia di Empoli - spiega Guerri - partito come semplice dipendente di un commerciante di Livorno, Feroni riuscì a fare fortuna prima in Olanda e poi sotto il governo dei Medici, dove ricoprì una carica simile a quella di un odierno Ministro del Commercio, in particolare sotto Cosimo II. Accumulò ricchezze tali da poter acquistare ville e castelli in tutta la regione, tra cui la splendida Villa Bellavista".

Un personaggio storico empolese importante nel suo tempo, tanto che in suo onore fu coniata una medaglia in bronzo, dal diametro di circa otto centimetri e mezzo, fusa dalle abili mani dell'artista Massimiliano Soldani Bensi negli anni ottanta del Seicento. Una medaglia di cui esistono ad oggi solo due esemplari, uno dei quali custodito proprio da Guerri: "Si tratta di un pezzo di grandissimo valore per la nostra memoria collettiva - spiega - Una si trova al Museo del Bargello a Firenze, mentre l'altra è tornata a Empoli grazie a un antiquario che l'ha scovata proprio in Olanda. Sul fronte reca l'incisione Frauns Feronius, senatore fiorentino, mentre sul retro è raffigurata una nave. Feroni possedeva infatti una flotta imponente con cui gestiva un fiorente commercio con l'America, un'attività che purtroppo, secondo le fonti storiche, sembra includesse anche il tragico mercato delle navi negriere".

Se Feroni rappresenta l'ascesa politica e mercantile, purtroppo anche legata alla pagina nera della storia europea del commercio degli schiavi, il nome di Giuseppe Del Papa, un altro importantissimo personaggio empolese del tempo, portano invece il segno della solidarietà e della cura della comunità. Medico, filosofo naturale e docente, nato nel 1648 e morto nel 1735, è noto soprattutto per il suo ruolo nella cultura scientifica toscana tra XVII e XVIII secolo e per il suo contributo alla diffusione del pensiero galileiano e sperimentale nella medicina.

"Tutti noi conosciamo via Giuseppe del Papa e che il vecchio ospedale era a lui dedicato. Del Papa, 'empolesissimo', non tutti forse sanno che è stato nominato 'archiatra di Toscana', diventando di fatto il capo di tutti i medici professionisti della regione a cavallo tra la fine del periodo mediceo e l'inizio del nuovo corso", così Guerri.

Alla sua morte, Del Papa scelse di legare indissolubilmente il proprio nome alla città: "Lasciò la sua eredità divisa in due; una parte era destinata a fare le doti alle ragazze empolesi che non avevano denaro, l'altra per costruire e fondare un ospedale". Nacque così nel 1765 il San Giuseppe, una struttura a forma di U rimasta in funzione fino al 2008: "Un dettaglio architettonico che molti ricorderanno è la caratteristica struttura cilindrica posta sull’angolo tra via Roma e via Giovanni da Empoli: era la vecchia ghiacciaia, il luogo dove veniva conservato e prodotto il ghiaccio per tutta la Toscana".

Passando dai personaggi ai luoghi, Guerri si sofferma su un vero e proprio spartiacque per la città di Empoli: nel 1774, sotto il governo del Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena, con i cosiddetti Motu Propri, il sovrano ridisegnò i confini locali ordinando una fusione che avrebbe cambiato per sempre il volto del territorio: "Fino ad allora, quella che oggi consideriamo un'unica realtà era divisa in tre strutture ben distinte, con una suddivisione netta - evidenzia Guerri - c'era la Podesteria di Empoli e le due Leghe storiche di Pontorme e Monterappoli. La suddivisione era netta, basta pensare che se c'era una festa a Empoli gli abitanti delle leghe non ci andavano. La fusione leopoldina portò invece alla creazione dell'Empoli moderna".

La nascita della nuova comunità portò con sé una galassia di parrocchie e piccoli borghi, tutti elencati nella prima pagina del documento granducale che parlava di 'popoli': "I toponimi dell'epoca richiamavano i rispettivi santi dei popoli empolesi: si andava da Sant’Angelo a Empoli Vecchio a San Leonardo a Cerbaiola, passando per Santa Maria a Ripa, Avane, Riottoli, Vitiana, Appagnana, Pianezzoli, Petroio e Corniola ed altri..."

Questa complessa unione territoriale ha lasciato una traccia indelebile persino nell'araldica cittadina: "Lo stemma del Comune di Empoli ha vissuto diverse varianti nel tempo, oscillando tra la croce di Sant’Andrea e la facciata della Collegiata - racconta l'esperto - tuttavia, mantiene al suo interno i simboli delle tre vecchie anime: Empoli occupa la parte superiore, a destra c'è il castello stilizzato di Pontorme, mentre a sinistra ci sono delle collinette con piante di vite. Questo è un chiaro riferimento iconografico ai 'rappoli' di Monterappoli".

Questo assetto leopoldino, solido e moderno, dovette però fare i conti con i successivi scossoni della grande politica internazionale: "Il destino della Toscana era al centro degli equilibri europei: una parte della diplomazia voleva i Borbone al comando, un'altra gli Asburgo-Lorena, che alla fine prevalsero - conclude Guerri - Ma con l'arrivo di Napoleone lo scenario cambiò di continuo. Dopo una prima occupazione francese nel 1799, fu deciso di affidare la regione ai Borbone dal 1801 al 1807, prima del ritorno definitivo dei francesi. In quell'ultimo periodo fu la sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi, a governare il Granducato fino al 1814". Al crollo dell'Impero, i Lorena ereditarono una comunità empolese ormai profondamente trasformata e definitivamente unita nella sua identità odierna.

Teresa Vitrano

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