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Rifiuti, Palagi e Masi: "I ricavi del riciclo tornino nelle bollette, non nei dividendi"

"L’associazione 'Taric sì ma non così' ha scritto via PEC a tutti i Sindaci e le Sindache dei Comuni dell'ATO Toscana Centro, alla vigilia dell’Assemblea che dovrà approvare il nuovo Piano Economico Finanziario del gestore". A dirlo sono Dmitrij Palagi, consigliere di Sinistra Progetto Comune, e Leonardo Masi, consigliere di Buongiorno Empoli,  che in una nota congiunta fanno proprio l'appello dell'associazione rivolto ai Comuni soci.

La richiesta, spiegano i due consiglieri, è che "il valore economico prodotto dalla raccolta differenziata (il lavoro quotidiano di cittadine e cittadini) deve tradursi in uno sconto in bolletta, non alimentare gli utili della società o i dividendi dei Comuni soci".

"Non è una battaglia tecnica - sottolineano Palagi e Masi - ma una questione di controllo democratico su un servizio pubblico essenziale, finanziato da un tributo obbligatorio che quasi un milione di utenti paga ogni anno".

Secondo l'associazione 'Taric sì ma non così', il valore generato dall'impegno quotidiano delle comunità nella separazione di carta, vetro, plastica, metalli e organico dovrebbe tradursi in una riduzione delle tariffe, anziché contribuire ai risultati economici del gestore o ai dividendi dei Comuni soci.

Al centro della questione c'è il cosiddetto fattore di sharing, il meccanismo previsto dalla regolazione Arera che stabilisce la quota dei benefici economici del riciclo destinata al gestore e quella che può essere riconosciuta agli utenti. "Ogni giorno la cittadinanza differenzia carta, vetro, plastica, metalli e organico: quei materiali generano ricavi attraverso i consorzi di filiera e riducono i costi di smaltimento. La regolazione Arera lascia margini di scelta su quanta parte di quei benefici torni in tariffa e quanta resti in azienda. Chiediamo che quel margine sia usato per intero a favore delle bollette degli utenti virtuosi. È una scelta politica, non un automatismo: e va rivendicata da chi siede in Assemblea in rappresentanza dei Comuni".

Nella nota viene richiamato anche il tema dei dividendi. "L'Assemblea del 29 giugno ha approvato la distribuzione di 34,4 milioni di euro attinti dalle riserve (cioè distribuendo patrimonio pregresso) mentre il bilancio consolidato peggiora e la TARI d'ambito sale (da 388 a 437 milioni tra 2023 e 2025, +12,6% in due anni). Su quella distribuzione dieci Comuni soci hanno votato contro e altri si sono astenuti: una frattura evidente sul senso stesso dell’operazione. Distribuire patrimonio e trattenere in azienda i benefici del riciclo sono due facce della stessa scelta: mettere la remunerazione del capitale davanti alla riduzione delle tariffe".

Secondo Palagi e Masi, la scelta di distribuire patrimonio e quella di trattenere i benefici economici del riciclo rappresenterebbero "due facce della stessa impostazione: mettere la remunerazione del capitale davanti alla riduzione delle tariffe".

Un ulteriore punto sollevato riguarda il ruolo dell'Ato Toscana Centro e la capacità dell'ente di esercitare un controllo autonomo sul gestore. "Il rapporto tra chi controlla e chi è controllato è squilibrato, e lo dicono i fatti. In commissione, a giugno, ATO Toscana Centro ha confermato di non disporre dei database completi di unbundling nella forma in cui li detiene il gestore: Plures le trasmette i dati in forma aggregata, sufficiente alla validazione tariffaria, mentre le basi dati di dettaglio restano nella disponibilità esclusiva dell’azienda. ATO ne verifica coerenza e congruità, ma non ha un accesso indipendente. Nello stesso procedimento, Plures ha opposto all’accesso civico la normativa europea sugli abusi di mercato (MAR), qualificando come “informazioni privilegiate” i dati tariffari del servizio rifiuti. Non si possono chiedere verifiche più rigorose senza dare all’ente di governo (che è espressione degli stessi Comuni) il personale, le competenze e l’accesso ai dati per svolgerle davvero. Rafforzare ATO non è un tecnicismo: è la condizione perché il controllo pubblico non resti sulla carta".

Le richieste avanzate sono quindi quattro: destinare i ricavi del riciclo alla riduzione delle tariffe degli utenti, fermare la distribuzione di patrimonio finché i conti consolidati arretrano e la TARI cresce, dotare ATO delle risorse tecniche e umane necessarie per verificare autonomamente i dati del gestore e garantire ai Consigli comunali dei soci la possibilità di discutere e indirizzare le scelte prima delle votazioni in Assemblea.

"Chiediamo alle Assemblee dei Sindaci di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo, vigilanza e controllo - concludono Palagi e Masi -. La proprietà pubblica, da sola, non è ancora controllo pubblico: lo diventa solo se chi rappresenta i Comuni sceglie di usarlo".

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