Da Montelupo nel 1944 fu deportato a Mauthausen: respinto risarcimento agli eredi

Respinta dal tribunale civile di Firenze la richiesta risarcitoria presentata dagli eredi di un uomo di Montelupo Fiorentino, deportato nel 1944 dai nazisti nel campo di concentramento di Mauthausen prima e nei sottocampi di lavoro in Austria dopo, morto al suo ritorno in Italia dopo oltre 20 anni trascorsi in un ospedale psichiatrico. A riportare la notizia è oggi il quotidiano Il Tirreno: gli eredi dell'uomo avevano presentato richiesta per accedere al fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità, strumento del ministero dell'Economia e delle Finanze, per i crimini commessi dai nazisti tra il settembre 1939 e il maggio 1945. Ma diversamente da altre sentenze, la richiesta è stata respinta: la sentenza non ha riconosciuto i crimini di guerra e contro l'umanità, ma la "riduzione in schiavitù", reato caduto in prescrizione.
Documentata dagli eredi la "deportazione e l'internamento" nei "campi di concentramento nazisti" nelle motivazioni si legge che "nel caso in esame siamo in presenza di un'ipotesi di reato che può astrattamente qualificarsi quale reato di riduzione in schiavitù", reato che prevedeva la prescrizione in 15 anni. Il "diritto al risarcimento dei danni", specifica la sentenza, si è prescritto nel marzo del 2019, a fronte del ricorso degli eredi dell'uomo presentato nel 2024, cioè 15 anni dopo la data di pubblicazione della sentenza delle Sezioni unite della Cassazione del marzo 2004 che ha stabilito il potere dei giudici italiani di giudicare la Germania per i crimini nazisti.
L'uomo, riporta ancora il quotidiano, fu prelevato nella notte tra il 7 e l'8 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento nazifascista, dalla sua casa a Montelupo dove viveva con la famiglia (moglie e quattro figli). Al termine del periodo passato in lager, rientrato a Montelupo, persa la precedente occupazione lavorativa di rappresentante, che svolgeva come esperto di tessuti, trovò impiego in una vetreria della zona. Ma i traumi subiti lo costrinsero al ricovero, nel 1953, nell'ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, dove morì il 17 maggio 1976.