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Bilancio previsione Vinci, il Cdx: "A pagare il conto sono i cittadini"

"​A volte i modi gentili, i sorrisi di circostanza e la patente da "bravo ragazzo" che tutti gli riconoscono non bastano a mascherare il disastro amministrativo. Il sindaco Vanni è unanimemente considerato una persona perbene, un bravo ragazzo, ma governare una città d'arte e di storia non è un concorso di simpatia, bensì un mestiere che richiede competenza, visione e programmazione, doti che questa giunta di volenterosi improvvisati non possiede" affermano i consiglieri comunali di Centrodestra di Vinci Alessandro Scipioni, Andrea Parri, Egidio Varrecchia e Manuela Mussetti. "​Il banco di prova definitivo di questa inadeguatezza emerge nero su bianco dal documento di assestamento generale al bilancio di previsione 2026-2028, l'atto ufficiale che fotografa la realtà contabile dell'ente.
​Il sindaco continua imperterrito a raccontare la sua narrazione edulcorata, sbandierando ai quattro venti che questa sarebbe la prima volta in cui si fanno investimenti seri sul sociale, sulla scuola e sulle infrastrutture. Ascoltando queste parole, una domanda sorge spontanea e bruciante; ma il sindaco Vanni, dove viveva prima? ​Forse dimentica, o fa finta di dimenticare, un dettaglio non da poco.

Il Partito Democratico governa Vinci ininterrottamente da quando è nato. E lui non è un volto nuovo, ma un veterano. Prima assessore nella prima giunta Torchia, poi guida politica e capo del partito nel territorio. È stato parte integrante e corresponsabile di quel sistema di potere che oggi vorrebbe criticare o rifondare a parole. Si è mai dissocciato? Ha mai preso le distanze dalle scelte passate della sua stessa parte politica? Mai. Il silenzio è sempre stato il suo marchio di fabbrica, barattato in nome della più rigida disciplina di partito.

Eppure, oggi il primo cittadino - proseguono i consiglieri - prova a ergersi a paladino del territorio, continuando a millantare presunti tagli e manovre punitive da parte del governo nazionale verso gli enti locali. Una foglia di fico patetica per coprire le proprie responsabilità. Ma la memoria a Vinci non è corta. Vogliamo ricordare al sindaco cosa faceva la sua parte politica quando i tagli agli enti locali erano reali e dolorosi? Quando durante la stagione della spending review l'allora presidente dell'Anci Pietro Fassino – esponente di primo piano del centrosinistra – attaccò apertamente il governo dell'epoca definendo le manovre come "punitive" per i comuni, il signor Vanni dov'era? Ha levato la voce per difendere i cittadini? No. Ha preferito, come sempre, il silenzio e l'allineamento cieco ai diktat di partito, sacrificando le esigenze della comunità sull'altare della tessera.

Oggi, però, i conti non tornano più e la propaganda del "bravo ragazzo" si scontra contro il muro invalicabile della realtà contabile certificata proprio nell'assestamento di bilancio. I dati ufficiali parlano chiaro: per far quadrare i conti e rincorrere le necessità di spesa, la giunta continua a reggersi sull'applicazione di quote di avanzo di amministrazione (tra accantonato e vincolato) e su manovre correttive che dimostrano come l'ordinario non si regga più sulle proprie gambe, azzerando totalmente ogni reale margine di programmazione autonoma per il futuro. Quali sono le conseguenze concrete di questa gestione? Altro che investimenti faraonici: la verità che emerge dall'esame dei capitoli di spesa è la contrazione e la difficoltà nel garantire il normale funzionamento dei servizi, lasciando il Comune scoperto davanti alle reali esigenze della comunità.

Vinci - concludono Scipioni, Parri, Varrecchia e Mussetti - non può più permettersi la politica dell'approssimazione, dei proclami vuoti e dei dilettanti allo sbaraglio solo perché "è un bravo ragazzo". Un conto è essere simpatici, un altro è amministrare con competenza e coraggio. La favola è finita, il re è nudo, e a pagare il conto, purtroppo, sono solo i cittadini di Vinci".

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