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Caro affitti, l’Università di Firenze sostiene i fuori sede con un milione di euro

Approvato dall’Ateneo un contributo per il rimborso delle spese di locazione. Si rivolge agli studenti con ISEE fino a 40mila euro

Un milione di euro per sostenere gli studenti fuorisede e alleggerire il peso del caro affitti. È la misura straordinaria approvata dall’Università di Firenze per rimborsare le spese di locazione sostenute dagli iscritti nel corso dell’anno accademico 2025/2026.

Investendo risorse proprie, l’Ateneo fiorentino prevede il rimborso delle spese effettuate per pagare l’affitto, sostenute durante il corrente anno accademico, da studenti Unifi fino a 40mila euro di ISEE.

L’iniziativa si configura come un contributo integrativo pensato per ampliare la platea dei beneficiari rispetto ai sostegni del Ministero dell’Università e della Ricerca – che prevede un contributo a favore di chi abbia un ISEE fino a 20mila euro – e delle misure previste dalle Agenzie Regionali per il Diritto allo Studio Universitario a favore degli studenti con ISEE basso.

Per accedere al bando, gli studenti devono essere regolarmente iscritti a Unifi per l’anno accademico 2025/2026, non oltre il primo anno fuori corso, ed essere in regola con il pagamento delle tasse universitarie. La misura richiede inoltre il possesso di un contratto di locazione regolarmente registrato e il rispetto dei requisiti di merito stabiliti dall’Ateneo. Saranno invece esclusi dal beneficio coloro che hanno già usufruito di analoghi contributi regionali o statali per le medesime spese d’affitto.

“Il caro affitti rappresenta uno dei principali ostacoli all’accesso e alla continuità degli studi universitari, gravando non solo sui contesti socio-economici più fragili, ma sempre più spesso anche sulle famiglie a reddito medio – commenta la rettrice Alessandra Petrucci –. Il nuovo contributo dimostra l’attenzione del nostro Ateneo nel perseguire una politica di aiuto anche a coloro che non risultano beneficiari di altre tipologie di sostegno per il diritto allo studio”

Fonte: Università di Firenze

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