Cinque incendi in impianti di riciclo, Legambiente: "Ridurre rifiuti e puntare su innovazione"

Nei soli mesi di giugno e luglio in Toscana, sono stati cinque gli episodi che hanno visto il divampare delle fiamme negli impianti del riciclo. Il 2 giugno a Capannori, l’incendio si è sviluppato in un capannone della ReLife Recycling; pochi giorni dopo, l’8 giugno, è divampato il rogo alla Delca Energy di Vicopisano, con circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici stoccati in una struttura di 5.000 metri quadri; il 12 giugno a Empoli è bruciata la Real srl, stabilimento che tratta rifiuti cartacei, e il 18 è toccato a Livorno, alla Bogi Vinicio, con un incendio che ha coinvolto materiali misti (plastiche, legni, metalli e rifiuti speciali). Infine, l’11 luglio le fiamme si sono sviluppate alla Spedi, azienda che tratta rifiuti speciali e industriali, nella zona industriale di Migliarino, a Vecchiano. In tutta Italia, nel 2026, ci risultano almeno otto casi di incendi in impianti, quasi tutti legati a rifiuti plastici.
Incendi negli impianti toscani che avvengono durante l’estate dal caldo record, certificato dal Consorzio Lamma: luglio è stato il mese più caldo dall’inizio delle misurazioni, tra temperature record in fase diurna e “notti tropicali”. Fra crisi degli impianti e crisi climatica, l’estate dell’economia circolare in Toscana si fa ogni giorno più difficile, soprattutto nel settore del riciclo delle plastiche. Da un lato, i produttori lamentano la difficoltà economica ad assorbire i materiali da riciclo, per la spietata concorrenza non solo dei mercati esteri – come la Cina – ma anche per il fatto che i produttori di materia prima vergine praticano prezzi assai inferiori; dall’altro, molti degli impianti di recupero non riescono a collocare la materia prima seconda, per cui gli stoccaggi aumentano a dismisura, facendo crescere i rischi di incendi, facilitati anche dall’innalzamento vertiginoso delle temperature.
"Bene ha fatto la Direzione Ambiente della Regione Toscana a inviare a tutte le aziende, alle Prefetture e ai Sindaci una lettera di richiamo ad adottare (anche anticipando gli obblighi di legge) misure per la prevenzione degli incendi: dal monitoraggio termico dei rifiuti in cumulo alle verifiche straordinarie sui presidi antincendio, dal mantenimento della viabilità e corretta logistica degli impianti, fino alle misure organizzative (come la sorveglianza H24 o l’installazione di sistemi di videosorveglianza) e all’accelerazione dei tempi di stoccaggio. Bene, perché la crisi climatica che stiamo attraversando è una fase straordinaria della nostra storia, e richiede pertanto misure straordinarie anche in questo settore" dichiarano Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Stefano Donati, coordinatore della commissione economia circolare di Legambiente Toscana. "Benissimo dunque per Legambiente, ma si può e si deve fare ancora di più".
"Si tratta, infatti, di misure di mitigazione, mentre l’economia circolare oggi ha bisogno di misure strutturali, di adattamento: il sistema ha urgenza di ripartire dalla prima R della gerarchia europea, quella della riduzione della produzione di rifiuto, specialmente di quello meno facilmente riciclabile o recuperabile", continuano Ferruzza e Donati. "E ha bisogno di grande innovazione tecnologica nell’impiantistica: quell’innovazione che doveva essere favorita dal nuovo Piano Regionale dell’Economia Circolare (approvato nel gennaio 2025) e che invece a oggi resta largamente inattuata: non solo perché i Piani d’Ambito che gli ATO avrebbero dovuto approvare entro sei mesi sono ancora nel limbo, ma anche perché molti degli impianti proposti nelle svariate manifestazioni di interesse sono ormai scomparsi dai radar, soprattutto gli impianti di chiusura del ciclo. A oggi, quindi, l’accumulo in discarica resta in Toscana l’opzione più semplice, se non addirittura l’unica possibile".
Nella nostra Regione, non sono mancate progettualità importanti, realizzate o in corso, come il Textile Hub di Plures a Prato, o l’impianto di recupero dei PAP (prodotti assorbenti per la persona) di Capannori, o quello per il riciclo dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) a Terranuova Bracciolini (solo per citarne alcuni). Ma, per altri, i gestori pubblici sembrano aver abdicato a favore dei privati, particolarmente per quegli impianti che avrebbero riguardato le frazioni più significative e che sarebbero stati anche in grado di dare un maggior contributo alla decarbonizzazione. "Rifiuti zero, impianti mille" è ormai da tempo uno degli slogan caratterizzanti l’azione di Legambiente: un richiamo alle buone prassi, quelle delle 4R, che l’associazione ambientalista continua a promuovere con determinazione.
Fonte: Legambiente Toscana - Ufficio stampa