Nuovi disordini nel carcere di Porto Azzurro, i sindacati: "Da mesi denunciamo emergenza"

Nuovi disordini nel carcere di Porto Azzurro all'Isola d'Elba resi noti dal Sappe e da Uil Fp polizia penitenziaria della Toscana. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria riferisce di una trentina di detenuti coinvolta nella serata di ieri, venerdì 7 agosto, in una "violenta colluttazione" in un reparto aperto del penitenziario. "Per riportare la situazione sotto controllo è stato necessario l'intervento massiccio della polizia penitenziaria, compreso personale libero dal servizio". Alcuni detenuti sarebbero rimasti feriti in modo non grave. Dai controlli sono stati rinvenuti "oggetti non consentiti e potenzialmente utilizzabili come strumenti atti ad offendere".
Il Sappe evidenzia come sia l'ennesimo episodio di "violenza e disordini nel carcere di Porto Azzurro" e chiede "all'amministrazione penitenziaria interventi immediati". Nei mesi scorsi i sindacati avevano denunciato altre tensioni, con aggressioni ad agenti di polizia penitenziaria. Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, la situazione "presenta caratteristiche di vera emergenza. La violenza nei reparti si ripete con una frequenza allarmante e continua a mettere sotto pressione donne e uomini della polizia penitenziaria": "Il modello detentivo a porte aperte non può diventare un dogma ideologico da applicare indipendentemente dalle condizioni concrete dell'istituto e dalla tipologia dei detenuti presenti". Secondo Francesco Oliviero, segretario del Sappe per la Toscana, "Porto Azzurro non può essere trattato come un contenitore nel quale trasferire indiscriminatamente detenuti provenienti dagli istituti circondariali senza una seria valutazione della compatibilità con la struttura, con il modello organizzativo e con le effettive capacità gestionali. La composizione della popolazione detenuta incide direttamente sulla sicurezza". Pasquale Amato, dirigente Sappe di Porto Azzurro, aggiunge: "Non possiamo continuare a chiedere ai poliziotti penitenziari di fare miracoli. Il personale è stanco, sottoposto quotidianamente a una pressione enorme e costretto a gestire situazioni sempre più complesse. Se l'Amministrazione ritiene che il modello a porte aperte sia ancora sostenibile, deve garantire concretamente tutte le condizioni organizzative e di sicurezza necessarie. Altrimenti deve avere il coraggio di modificarlo".
Il segretario regionale della Uil Fp polizia penitenziaria, Eleuterio Grieco, parla di una "rissa-rivolta" che ha "messo a fuoco e fiamme il carcere di Porto Azzurro" all'improvviso. "Olio bollente, bombolette di gas lanciate nei corridoi e nelle celle degli stessi reclusi, tagli al volto" ad alcuni detenuti "oggetto di aggressione condotti alcuni al pronto soccorso, insomma una guerriglia". Grieco afferma che "da mesi denunciamo la situazione" a Porto Azzurro come "incandescente" a causa dei "massicci trasferimenti dei detenuti, alcuni di provenienza da Firenze Sollicciano, fatti senza una logica di circuito penitenziario visto che si parla di una casa di reclusione dove dovrebbero essere assegnati detenuti definitivi che devono scontare pene superiori ai cinque anni". Vengono inoltre inviati detenuti con diverse patologie a fronte della quali, afferma Grieco, il carcere elbano non può far fronte "considerata la scarsa assistenza sanitaria". Ieri la polizia penitenziaria "è stata messa a dura prova" e solo grazie al personale "la situazione non è degenerata, ma non sappiamo fino a quando durerà se l'Amministrazione penitenziaria non interverrà deflazionando la struttura e potenziando il personale di polizia penitenziaria". Grieco ribadisce: "Chiediamo che venga assegnato un comando stabile che abbia una prospettiva di gestione, poiché anche questo fa la differenza nel governo di una struttura penitenziaria come la casa di reclusione di Porto Azzurro".