"'Ma parlate sempre e solo di Palestina? Esiste anche altro...' Esiste altro, è vero, ma di Palestina non vogliamo rinunciare a parlare, a divulgare notizie, ad integrare, per quanto possibile, la scarsa e falsa narrazione che viene proposta dai principali canali ufficiali di informazione. E con la Palestina continuiamo a chiedere giustizia".
Così scrive in una lettera aperta all'Amministrazione comunale il coordinamento Montespertoli con la Palestina Rete Antifascista Montespertoli, chiedendo al Comune di prendere una posizione chiara e pubblica sulla situazione in Palestina e di farsi promotore, nelle sedi istituzionali, di iniziative concrete a sostegno del popolo palestinese e del rispetto del diritto internazionale
"Sono passati più di 1000 giorni dall'inizio dell’efferato tentativo di annientamento del popolo palestinese da parte del governo sionista dello Stato di Israele. L'ennesimo, potremmo dire, visto che questo processo dura da più di un secolo, ma mai come oggi Israele aveva mostrato pubblicamente e impunemente l'attuazione del suo piano di sterminio. Condannati dalla Corte Penale di Giustizia Internazionale, i principali autori di questo massacro a Gaza e in Cisgiordania si muovono liberamente in sedi internazionali, partecipano a incontri, siedono a tavoli di negoziazione. Anzi, forti del consenso e dell'appoggio della comunità internazionale, si ergono a difensori di civiltà e sicurezza, individuano nuovi nemici e occupano nuovi territori. Chiamano guerra e conflitto un dispiegamento di forze di aggressione e oppressione assolutamente sproporzionato rispetto alle capacità di risposta e chiamano pace il silenziamento violento di ogni richiesta di riconoscimento del diritto all'autodeterminazione.
Oltre 70.000 vittime (il Lancet ritiene che questo numero sia una sottostima del 35-40%), di cui 23.000 bambini solo a Gaza, oltre 170.000 feriti, la più alta percentuale al mondo di bambini amputati, distruzione di scuole e ospedali, campi agricoli, infrastrutture civili, il 92% degli edifici residenziali, uccisione e incarcerazione di medici e giornalisti, incarcerazione dei principali attori della lotta politica palestinese, estromissione delle ONG umanitarie, blocco degli ingressi degli aiuti internazionali, leggi che consentono l'arresto di bambini, la pena di morte per chiunque sia sospettato unilateralmente di terrorismo (e per Israele, si è visto, qualunque palestinese è un potenziale terrorista) e, in Cisgiordania, l’arroganza dei coloni continua a depredare, distruggere, aggredire e occupare sempre più territorio.
GENOCIDIO, chiamiamolo con il suo nome, così come denunciato anche dalla Commissione Internazionale Indipendente di inchiesta dell’Osservatorio delle Nazioni Unite a Gaza e in Cisgiordania, che ha ravvisato nei comportamenti di Israele e del suo esercito 4 dei 5 atti stabiliti dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata dall’ONU nel 1948, secondo la quale l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo etnico o religioso (genocidio, appunto) prevede:
-Uccidere le persone di un gruppo in quanto appartenenti a una data etnia o religione.
-Procurare lesioni letali all'integrità fisica o psicologica di queste persone.
-Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita tese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale.
-Imporre misure per provocare la riduzione delle nascite all'interno del gruppo stesso.
La presunta tregua in atto dall'ottobre 2025 non ha rallentato questi comportamenti: le tendopoli vengono indiscriminatamente bombardate e i bambini sono ancora presi di mira dai droni e dai cecchini israeliani.
Di fronte a tutto questo la comunità internazionale e il Governo italiano continuano a tacere, a fornire armi all'esercito israeliano, a bocciare le proposte di risoluzione degli accordi con Israele, a seguire una narrazione distorta tutta volta a inseguire lo spettro del terrorismo islamico e a silenziare le voci che si levano dal basso per chiedere giustizia, a colpi di leggi sulla sicurezza, di accuse di antisemitismo e incitamento all’odio razziale, senza parlare della guerra (quella sì) mediatica condotta verso gli oppositori del sionismo e delle politiche di Israele.
Proprio in questi giorni è in discussione al Parlamento italiano l'approvazione di un disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo (AC 2830, già S 104) che, basandosi sulla definizione dell'IHRA, già criticata da numerosi esperti di ebraismo e da tante voci ebraiche, oltre che da varie associazioni per i diritti dell'uomo, rischia di rubricare come antisemita qualsiasi critica, anche politica, verso lo Stato di Israele, in contrasto con alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione, quali la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di insegnamento e di ricerca, il principio di uguaglianza e il principio di legalità e determinatezza delle norme.
Cosa possiamo fare?
Crediamo che ognuno debba fare la sua parte. Dal canto nostro vogliamo continuare a tenere alta l’attenzione su quanto accade nei territori occupati della Palestina, sulle continue violazioni del diritto internazionale, promuovendo eventi di divulgazione storico-politica, testimonianze e dibattiti, firmando appelli e aderendo a campagne nazionali e internazionali, ma anche chiedendo che, a ogni livello di competenza, tutte le istituzioni si mobilitino per farsi portavoce di istanze di verità e giustizia.
Cosa chiediamo al Comune di Montespertoli?
Al Comune di Montespertoli, al gruppo di maggioranza in particolare, chiediamo di esprimere una posizione chiara, pubblica e ufficiale di condanna nei confronti dello Stato di Israele.
Nella seduta di settembre 2025 il Consiglio Comunale ha approvato un ordine del giorno di adesione alla campagna Enti Territoriali per la Palestina.
Nella dichiarazione che accompagna l’ODG non si usa mai la parola GENOCIDIO, si insiste sulle responsabilità di Hamas e dell’attentato del
7 ottobre come cause scatenanti di una GUERRA che si spera possa concludersi presto e si proclama a gran voce che l’Amministrazione Comunale si farà promotrice di azioni di pace e di dialogo tra le due parti.
Negli eventi (pochi, in realtà) che il Comune ha promosso e patrocinato sul tema si è sempre evitata la condanna di Israele, si è sempre parlato di promozione di dialogo e di pace.
La pace, naturalmente, la vogliamo tutti, ma non tutte le narrazioni della pace sono accettabili.
Una pace che non nomina l’occupazione illegale dei territori, l’apartheid, la violazione del diritto internazionale, il genocidio in corso a Gaza è solo una parola vuota. La pace senza verità e giustizia non è che un paravento per progetti ancora più criminosi. La pace che esclude la voce degli oppressi (come il Board of Peace) non si può salutare come una soluzione.
La pace che non cerca di ristabilire verità storica, responsabilità politiche, condanna delle complicità con quello che accade non aiuta un processo faticoso e doloroso che tutti auspichiamo si possa intraprendere.
Crediamo che il Comune e i Comuni aderenti in rete possano avere, in questo scenario, un ruolo fondamentale per una pace giusta e praticabile.
Crediamo che il Comune possa e debba svolgere pienamente il suo ruolo, facendosi portavoce, in tutte le sedi istituzionali dove è presente o rappresentato, presso il Parlamento, i rappresentanti del Governo, la Presidenza del Consiglio, il Presidente della Repubblica, delle richieste dei propri cittadini, impegnandosi in prima linea per la difesa del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, per il riconoscimento del diritto internazionale, aderendo a campagne, promuovendo appelli, chiedendo risposte precise.
Chiediamo che il Comune promuova e moltiplichi gli spazi di confronto e dibattito per informare e ricostruire verità e responsabilità nella questione israelo-palestinese, ascoltando anche le voci dei palestinesi presenti sul nostro territorio. A questo proposito apprendiamo con interesse l' intenzione del Comune di avviare le procedure per un gemellaggio con un comune dei Territori Palestinesi Occupati, proposta che sosteniamo con favore e per la cui realizzazione ci rendiamo disponibili a collaborare.
Chiediamo un’assemblea cittadina per discutere e recepire queste istanze:
-Condanna del GENOCIDIO in corso a Gaza, dell’apartheid in Israele, degli insediamenti illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
-Interruzione dei rapporti istituzionali, commerciali e culturali con lo Stato di Israele.
-Appello per la ripresa dell’ingresso regolare degli aiuti umanitari a Gaza.
-Adesione al Comitato per la liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi.
-Appello per la liberazione dei circa 10.000 prigionieri in detenzione amministrativa arbitraria (tra cui donne e bambini) nelle carceri di tortura israeliane.
-Appello per la liberazione del dottor Abu Safya.
-Appello per il ritorno dell’UNRWA a Gaza.
-Appello per consentire l'accesso degli studenti palestinesi agli atenei italiani che li hanno già accettati, ma cui viene negato il visto di ingresso (come avvenuto anche per la maggior parte dei musicisti palestinesi che avrebbero dovuto partecipare al progetto Music and Resilience presso l'associazione Prima Materia di S. Quirico).
-Abrogazione dell’adesione all’adozione della definizione di antisemitismo proposta dall'IHRA.
-Appello per una legge per il contrasto all’antisemitismo che rispetti i principi costituzionali.
Chiediamo che al più presto venga presentata una mozione al Consiglio Comunale che recepisca le nostre richieste".
