Pesca di frodo nell’Arcipelago Toscano, sequestrati 21 chilometri di reti e 1.700 trappole

Ventuno chilometri di reti da pesca, 1.700 trappole per polpi e 66 nasse sono stati recuperati e sottoposti a sequestro nell’ambito di un’operazione contro la pesca di frodo condotta per due settimane nell’Arcipelago Toscano dalla Guardia di finanza e dalla Guardia Costiera, con la collaborazione di Sea Shepherd Italia.
I controlli hanno interessato le acque dell’Isola d’Elba, Pianosa e Montecristo, oltre al tratto di mare della costa maremmana compreso tra lo Scoglio d’Africa e Talamone. L’attività ha coinvolto le unità navali della Guardia di finanza di Portoferraio e Porto Santo Stefano e quelle della Guardia Costiera di Livorno, Portoferraio e Porto Santo Stefano.
Nel corso delle operazioni sono stati individuati numerosi attrezzi da pesca non conformi alla normativa, in particolare per la mancata marcatura e per l'utilizzo, in periodi vietati, di trappole destinate alla cattura dei polpi. Gli strumenti sono stati rimossi e sottoposti a sequestro amministrativo finalizzato alla confisca. Le sanzioni contestabili ammontano complessivamente ad almeno 56mila euro.




Particolarmente rilevante anche il recupero della fauna marina rimasta intrappolata negli attrezzi. Durante le operazioni sono state liberate 100 aragoste, 500 ricci, 30 polpi e cinque razze, oltre a rane pescatrici, scorfani e murene.
Tra gli interventi, anche quello per il salvataggio di due tartarughe marine Caretta caretta, trovate intrappolate in una rete. Una delle due era ancora viva ma in evidente stato di sofferenza ed è stata trasferita al Centro di Recupero e Riabilitazione delle Tartarughe Marine dell’Acquario di Livorno per ricevere le cure necessarie.
Il comandante del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di finanza di Livorno, colonnello t. SFP Filippo Bianchi, ha sottolineato il duplice profilo dell'attività, ambientale ed economico: "Le attività di condotte sono il frutto della diuturna azione di polizia del mare assicurata dalle vedette della Guardia di finanza per il contrasto dei fenomeni di evasione fiscale che derivano dall’immissione illegale nel mercato di prodotti ittici non tracciati e per la salvaguardia degli interessi economici delle imprese che operano nella filiera ittica rispettando la normativa vigente."
Secondo la Guardia di finanza, la pesca illegale individuata avrebbe potuto generare proventi illeciti stimati in circa 32mila euro, oltre all'evasione delle imposte connesse all'immissione sul mercato dei prodotti ittici.






Per il direttore marittimo della Toscana, ammiraglio Giovanni Canu, "Il contrasto alla pesca illegale rappresenta una priorità, perché significa preservare gli ecosistemi marini, proteggere la biodiversità e garantire condizioni di equità agli operatori della pesca che svolgono la propria attività nel rispetto delle regole."
Il presidente di Sea Shepherd Italia, Andrea Morello, ha evidenziato il valore della collaborazione tra autorità e organizzazioni impegnate nella tutela dell'ambiente: "Ventuno chilometri di reti tolte al mare, una tartaruga strappata alla morte: non sono numeri di un bilancio, sono la garanzia che i corridoi migratori del Tirreno restino liberi per balene, delfini, tartarughe e le grandi specie pelagiche che attraversano il Santuario Pelagos."
Le attività di vigilanza proseguiranno nei prossimi mesi nelle acque territoriali toscane, con l'obiettivo di prevenire e reprimere la pesca illegale e le altre condotte capaci di danneggiare il patrimonio naturalistico e gli operatori della filiera ittica che rispettano la normativa.