La nuova stagione delle “Pillole di storia di Empoli” riparte da una delle pagine più drammatiche e controverse della storia cittadina: i cosiddetti “fatti di Empoli” del 1° marzo 1921. A ricostruirli, ai microfoni di Radio Lady insieme a Irene Rossi, è stato Giovanni Guerri, esperto di storia locale e collezionista di documenti e testimonianze del passato empolese.
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Un episodio che, a distanza di oltre un secolo, continua a essere ricordato e discusso e che, come ha sottolineato Guerri, "per molti anni è stato inevitabilmente oggetto di interpretazioni e letture politiche contrapposte". L'intento della rubrica, però, è un altro: "ricostruire i fatti storici attraverso le fonti, lasciando da parte ogni giudizio politico".
Per comprendere quanto accadde a Empoli è necessario tornare all'inizio del 1921, in un periodo caratterizzato da fortissime tensioni sociali e politiche.
Pochi mesi prima, nel gennaio dello stesso anno, a Livorno era nato il Partito Comunista d'Italia, in seguito alla scissione avvenuta all'interno del Partito Socialista. Il clima nel Paese era già segnato da violenze e scontri tra militanti di opposte fazioni.
"Pochi giorni prima dei fatti empolesi era stato inoltre assassinato Spartaco Lavagnini, sindacalista empolese e figura di riferimento del movimento operaio. Non è un caso che l'attuale via Lavagnini si trovi proprio nell'area interessata dagli avvenimenti del marzo 1921: all'epoca la zona comprendeva via Chiarugi e quella che oggi è piazza Garibaldi" racconta Guerri.
A rendere ulteriormente teso il contesto contribuiva uno sciopero dei ferrovieri. Ed è proprio da qui che, secondo la ricostruzione storica, sarebbe nato il tragico equivoco all'origine della strage.
Ancora Guerri: "A Livorno, un certo Maltagliati ricevette la notizia che alcuni camion stavano per attraversare Empoli diretti a Firenze. Il convoglio trasportava personale destinato a sostituire i ferrovieri in sciopero e consentire così la ripresa del servizio ferroviario. A bordo si trovavano marinai di stanza a Livorno, accompagnati da carabinieri. Il problema fu che, nel clima di esasperazione di quei giorni, il convoglio venne scambiato per una squadra fascista".
Quello che accadde successivamente fu drammatico: "I camion, provenienti dalla zona di Fucecchio e diretti verso Empoli lungo via Chiarugi, vennero raggiunti da una reazione armata. Dalle abitazioni partirono colpi di arma da fuoco e il primo camion riuscì in qualche modo a proseguire, pur registrando morti e feriti. Il secondo convoglio, invece, venne bloccato nella zona dell'Arco del Pratello, dove la situazione precipitò definitivamente". Il bilancio fu di nove morti e numerosi feriti.
Le vittime erano tre carabinieri e sei marinai. Non erano tutti originari del territorio: provenivano da diverse parti d'Italia, con una significativa presenza di persone arrivate dal Mezzogiorno e dalle isole, tra cui Cagliari, Napoli e Trapani. Si trattava, in larga parte, di giovani che avevano trovato nel servizio militare o nella vita da marinaio un'opportunità di lavoro e di sostentamento.

Nel corso degli anni le salme furono progressivamente riportate nei rispettivi luoghi d'origine. Oggi, dunque, nessuna delle nove vittime è più sepolta a Empoli.
"Attorno ai fatti si sviluppò nel tempo una narrazione estremamente aspra, alimentata dal clima politico e dall'odio che caratterizzava quella fase storica. Alcuni episodi particolarmente cruenti, però, non hanno trovato conferme certe e sono rimasti sospesi tra testimonianze, accuse e vere e proprie leggende".
Tra i casi più noti c'è quello di Ginevra Innocenti, conosciuta come “la Cinquantaccia”, originaria di Avane: "Nei testi pubblicati negli anni immediatamente successivi ai fatti venne accusata persino di aver compiuto atti di cannibalismo sul corpo di una delle vittime. Racconti estremamente drammatici che, come sottolineato durante la trasmissione, non possono essere considerati fatti storicamente accertati".
Proprio queste narrazioni, dice Guerri, "contribuiscono però a restituire la misura dell'odio e della tensione che attraversavano la società dell'epoca".
Uno degli aspetti più interessanti della puntata è stato il racconto delle fonti utilizzate da Guerri per ricostruire la vicenda.
Il collezionista ha mostrato alcuni testi pubblicati negli anni successivi ai fatti, che offrono interpretazioni differenti degli avvenimenti. Tra questi, un volume del 1932, realizzato in epoca fascista e corredato da numerose fotografie, e un altro testo pubblicato nel 1945, quindi immediatamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con una lettura diametralmente opposta.
A questi documenti si aggiungono i giornali dell'epoca, che riportarono il processo e gli sviluppi della vicenda anche attraverso disegni degli imputati realizzati in aula. Tra le immagini conservate da Guerri c'è anche quella che viene considerata l'unica fotografia conosciuta di Ginevra Innocenti, pubblicata all'epoca dalla stampa.
La vicenda ebbe inoltre una risonanza ben oltre i confini italiani: i fatti di Empoli vennero raccontati anche dal francese Le Figaro e dal New York Times.
Le fotografie storiche permettono anche di ricostruire la geografia degli avvenimenti e, allo stesso tempo, quanto sia cambiato il volto di Empoli nel corso di un secolo. Tra i luoghi più significativi c'è l'Arco del Pratello, che sorgeva nella zona dell'attuale piazza Garibaldi, non lontano da Porta Pisana. L'arco costituiva l'ingresso della Vetreria del Vivo, un edificio oggi scomparso. Proprio sopra l'arco venne collocata una lapide in memoria delle nove vittime. Guerri conserva una fotografia originale della posa della lapide, avvenuta il 1° marzo 1922, a un anno esatto dalla strage.

A distanza di più di cento anni, i fatti del 1921 rimangono "una delle pagine più dolorose della storia di Empoli". Una vicenda "nata da un gravissimo equivoco, maturato in un momento storico caratterizzato da tensioni sociali e politiche estreme, e culminata nella morte di nove persone".
Proprio per la complessità della vicenda, Guerri ha scelto di affrontarla concentrandosi sulle fonti e sui fatti documentati, senza esprimere giudizi politici.
Il centenario del 2021 aveva rappresentato un'importante occasione di approfondimento, con un convegno organizzato a Empoli che aveva contribuito a fare maggiore chiarezza sulla vicenda. Ma la ricerca non si esaurisce: oltre ai documenti contemporanei ai fatti, esistono anche pubblicazioni più recenti che hanno studiato l'episodio alla luce delle fonti oggi disponibili.
Tra i testi citati durante la trasmissione figurano "Empoli in gabbia", degli avvocati Nannelli e Lastraioli, e un volume di Giovanni Pezzino.
