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Vinci, Di Stefano (FdI): "Vanni chiede sicurezza al Governo, ma dimentica le responsabilità locali"

Danilo Di Stefano (foto gonews.it)

L’esponente di FdI replica al sindaco sui vandalismi: nel mirino le politiche del Pd sulla sicurezza e il ruolo dell’Unione dei Comuni e della Polizia locale

Danilo Di Stefano, responsabile del Dipartimento Sicurezza e Legalità di Fratelli d’Italia provinciale di Firenze, interviene sulle dichiarazioni del sindaco di Vinci Daniele Vanni in merito ai recenti episodi di vandalismo denunciati dallo stesso primo cittadino che ha inviato una lettera al Prefetto di Firenze.

Di Stefano definisce il problema "serio", ma contesta al primo cittadino di chiedere maggiore sicurezza al Governo senza considerare, a suo giudizio, le "responsabilità locali" e le contraddizioni del Pd in materia di sicurezza e giustizia. Nel mirino anche il ruolo dell’Unione dei Comuni e della Polizia locale.

La nota completa

Le dichiarazioni del sindaco di Vinci Daniele Vanni sui ripetuti danneggiamenti alle automobili descrivono un problema serio, che merita risposte concrete e non può essere ridotto a una disputa fra partiti. È condivisibile riconoscere il lavoro svolto dai Carabinieri, così come affermare che la tutela dei cittadini e l’eventuale presa in carico sociale o sanitaria di una persona in condizioni di disagio debbano procedere insieme. Proprio per questo, però, le parole del sindaco rendono ancora più evidenti le contraddizioni politiche del Partito Democratico e le insufficienze dell’azione locale.

Vanni sostiene che, se una persona viene fermata più volte e torna a commettere gli stessi fatti, qualcosa nel sistema non funziona. Prima di trasformare questa considerazione in un atto d’accusa contro l’ordinamento, però, occorrerebbe chiarire che cosa si intenda tecnicamente per “persona fermata”. Fuori da un preciso contesto giuridico, una frase del genere dice poco o nulla: non specifica se la persona sia stata solo identificata o denunciata per fatti di cui è ritenuto responsabile, oppure arrestata in flagranza e rimessa subito dopo in libertà. Fuori da tali presupposti la polizia giudiziaria non può arrestare qualcuno soltanto perché sospettato di commettere nuovamente un reato. Né può ricorrere automaticamente al fermo di indiziato di delitto, misura diversa che richiede gravi indizi per determinati delitti e un concreto pericolo di fuga. La reiterazione, da sola, non basta. Sono distinzioni essenziali per chi ricopre responsabilità istituzionali: la politica, quando si affida a formule e rituali probabilistici senza conoscere gli strumenti di cui parla, finisce per alimentare aspettative che la legge non consente di soddisfare.

Naturalmente, nel caso si trattasse di uno straniero, immaginiamo che, a differenza del sindaco di Castelfiorentino, Vanni sia contro i CPR, ragione per la quale dovrebbe scartare a priori l’allontanamento dal territorio di Vinci attivando le procedure di espulsione: procedure che, per fortuna, non dipendono dai sofismi capziosi del centrosinistra.

Ciò non impedisce una valutazione politica sull’efficacia delle norme e delle misure cautelari. Vanni chiede infatti a Governo e Parlamento strumenti più efficaci contro la reiterazione dei reati. È una richiesta legittima, ma difficilmente conciliabile con l’opposizione sistematica con cui il PD ha accolto i provvedimenti sulla sicurezza promossi dal Governo Meloni, spesso liquidandoli come interventi repressivi o propagandistici: soprattutto laddove, in attesa del processo, le necessità cautelari le prospetta il pubblico ministero e le traduce in provvedimenti applicativi il giudice per le indagini preliminari.

Il più recente pacchetto sicurezza ha rafforzato la risposta dell’ordinamento rispetto a condotte che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone: occupazione arbitraria dell’abitazione altrui, truffe ai danni degli anziani, blocchi stradali realizzati con violenza o minaccia, danneggiamenti commessi durante manifestazioni, rivolte negli istituti penitenziari e nei centri di trattenimento, violenza o minaccia e resistenza nei confronti degli operatori di polizia, rapine aggravate commesse da gruppi organizzati. Si può discutere nel merito ogni singola norma, ma non si può prima contrastare quasi ogni rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione e poi, quando il problema investe il proprio Comune, accusare genericamente il sistema di non disporre di mezzi sufficienti.

La stessa incoerenza emerge nel rapporto con le forze dell’ordine. A parole se ne riconosce il lavoro; troppo spesso, però, esponenti della sinistra trasformano episodi complessi, nei quali gli operatori sono costretti a usare strumenti di coazione fisica, il taser o, nei casi estremi previsti dalla legge, le armi in dotazione, in processi politici anticipati contro chi indossa una divisa. Ogni impiego della forza deve essere proporzionato, necessario e sottoposto alle verifiche dell’autorità giudiziaria: è un principio irrinunciabile. Altrettanto irrinunciabile è evitare condanne sommarie prima dell’accertamento dei fatti e garantire agli operatori regole chiare, formazione e strumenti adeguati.

Il PD ha inoltre condotto la campagna per il No al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevedeva la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, due distinti Consigli superiori e un’Alta Corte disciplinare. Anche su quel terreno ha scelto la contrapposizione a una riforma diretta, secondo i suoi sostenitori, a rafforzare la terzietà del giudice e l’equilibrio del processo. Vanni non può quindi invocare un sistema più efficace senza fare i conti con le scelte nazionali del partito che rappresenta.

Ma vi è soprattutto un piano locale sul quale il sindaco deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità politica. L’ordine e la sicurezza pubblica appartengono alla competenza dello Stato e il sindaco ha fatto bene a rivolgersi al Prefetto e a chiedere l’esame della situazione in sede di Comitato provinciale. La sicurezza urbana, tuttavia, richiede anche prevenzione, presidio degli spazi pubblici, vigilanza e coordinamento delle risorse comunali. Su questo Vanni non è un semplice destinatario delle preoccupazioni dei cittadini: è il primo responsabile politico della risposta del proprio Comune e componente dell’Unione dei Comuni cui è affidato il servizio di Polizia locale.

Gli ufficiali e gli agenti di Polizia municipale, nei limiti territoriali e funzionali stabiliti dalla legge, esercitano anche funzioni di polizia giudiziaria. Ciò non significa confondere la Polizia locale con le forze di polizia statali né attribuirle compiti che non le competono. Significa, però, riconoscere che può e deve concorrere, nell’ambito delle proprie attribuzioni e attraverso il necessario coordinamento con le autorità di pubblica sicurezza, alla prevenzione e all’accertamento degli illeciti e al controllo del territorio: così come sta avvenendo in molti comuni, anche toscani, i cui sindaci hanno deciso di potenziare la polizia locale in termini di uomini e mezzi, nonché in termini di formazione professionale per garantire la sicurezza urbana.

Per questo il sindaco Vanni dovrebbe chiedere con determinazione agli organi dell’Unione Empolese Valdelsa che, quando la situazione lo richiede, la Polizia locale sia impiegata a Vinci anche in turni serali e notturni, per il periodo necessario e con servizi mirati nelle aree interessate dai danneggiamenti. Occorrono una mappatura puntuale degli episodi e degli orari, pattugliamenti visibili, uso efficace della videosorveglianza, tempestiva acquisizione delle immagini e raccordo operativo con Carabinieri e Polizia di Stato. Non si tratta di sostituire le forze statali, ma di mettere realmente a sistema tutte le risorse disponibili.

È difficile accettare che si invochi Roma senza pretendere prima dall’Unione una programmazione dei servizi coerente con le esigenze di tutti gli undici Comuni. La sicurezza dell’Empolese Valdelsa non può esaurirsi in comunicati celebrativi per la presenza di una pattuglia per poche ore alla stazione di Empoli, presentata come un potenziamento del controllo del territorio. Servono turni misurabili, continuità, obiettivi operativi, rendicontazione dei risultati e capacità di spostare uomini e mezzi dove si manifestano le criticità.

Vanni ha concluso chiedendo meno proclami e più fatti concreti. È un’affermazione che condividiamo e che gli restituiamo come impegno amministrativo: solleciti il Governo, ma contemporaneamente faccia la propria parte; chieda al Prefetto il coordinamento delle forze statali, ma pretenda dall’Unione servizi adeguati anche a Vinci; invochi strumenti contro la reiterazione dei reati, ma apra finalmente una riflessione sulle contraddizioni del PD in materia di sicurezza, giustizia e tutela degli operatori. I cittadini non chiedono rimpalli di responsabilità: chiedono istituzioni presenti, coerenti e capaci di agire… senza dimenticare che i CPR sono figli di un governo di centrosinistra a guida PD.

E il sindaco Vanni non se la prenda se, poi, le opposizioni glielo ricordano!

Danilo Di Stefano
Responsabile Dipartimento Sicurezza e Legalità – Fratelli d’Italia Provinciale Firenze

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