La Cgil ha tra i propri obiettivi la tutela dei diritti delle donne e la lotta contro ogni forma di discriminazione di genere, sul lavoro e nella società, così come contro ogni forma di violenza di genere, psicofisica e sessuale.
LO SPORTELLO DONNA CHIAMA DONNA
Per questo, tra le tante iniziative intraprese in questi anni come Camera del Lavoro di Firenze, abbiamo istituito lo sportello Donna Chiama Donna (oggi gestito da Sandra Salvadori) che nel 2027 compirà 40 anni. L’obiettivo dello sportello è fronteggiare e risolvere, attraverso una presa in carico, le problematiche di carattere privato e lavorativo delle donne, avvalendosi della collaborazione di una avvocato e/o una psicologa. Lo sportello ci ha consentito di venire a contatto con tanti tipi di realtà e di problematiche tra le quali minacce, percosse, stalking, violenza sessuale e molestie nei luoghi di lavoro. Tutte queste storie all’origine sono caratterizzate da un fattore comune: il portato educativo e culturale che determina una cristallizzazione dei ruoli legati al genere secondo cui la donna dovrebbe essere l’elemento debole possibilmente privo di identità e di autonomia.
I NUMERI E LE STORIE DELLO SPORTELLO
Circa 100 donne si sono rivolte nel 2025 allo sportello Donna chiama Donna della CGIL Firenze, un dato in linea con quello degli anni precedenti. Quindici di loro hanno avuto necessità di rivolgersi all’avvocata penalista per situazioni di violenza, molestie o vessazioni subite in ambito familiare o sul luogo di lavoro. Nei primi sei mesi del 2026 sono state oltre 40 le donne che hanno contattato lo sportello e circa 10 hanno segnalato problematiche analoghe. Dietro i numeri ci sono storie molto diverse, che mostrano quanto il fenomeno sia trasversale alle professioni e alle condizioni sociali. Per fare solo pochi esempi. C’è una giovane artigiana che ha lasciato il lavoro dopo aver subito molestie sessuali dal titolare e che, dopo essersi rivolta allo sportello e alla penalista, ha deciso di intraprendere un percorso legale per vedere riconosciute le dimissioni per giusta causa e ottenere giustizia. C’è una lavoratrice dell’ambiente dell’intrattenimento, che ha subito dal proprio superiore vessazioni e violenze verbali e, una volta terminato il rapporto di lavoro, ha deciso di avviare un’azione legale. E c’è un’impiegata che per anni ha dovuto fare i conti con gli atteggiamenti inappropriati e le molestie di un dirigente nei suoi confronti, fino a quando ha deciso di dire basta. Denunciare non è semplice. Spesso servono tempo, sostegno e la consapevolezza di non essere sole. Ma dalle donne che arrivano allo sportello emerge anche una forte volontà di reagire, far valere i propri diritti e ottenere giustizia. L’esperienza di Donna chiama Donna conferma che molestie, violenze e vessazioni sul lavoro non appartengono a un solo settore o a una determinata condizione sociale: sono un fenomeno trasversale e interclassista. Per questo è fondamentale offrire alle donne luoghi accessibili e sicuri dove essere ascoltate, orientate e accompagnate nei percorsi sindacali e legali.
MOBILITAZIONI E TAVOLI DI GENERE
Oggi, con il femminicidio di Lorena, assistiamo all’ennesimo drammatico atto di violenza che ci tocca in modo particolare per la vicinanza ma che ci costringe una volta di più a mettere in campo tutto ciò che è in nostro potere e nelle nostre disponibilità come Organizzazione Sindacale per fermare questa indegna barbarie. La nostra esperienza ci insegna alcune cose: la prima è che è necessario prevenire il fenomeno perché la deterrenza delle pene incide relativamente (circa il 35% degli uomini si tolgono la vita dopo aver ucciso le proprie compagne) e quindi serve un profondo cambiamento culturale ed una educazione che deve partire dall’infanzia nella capacità di gestire le relazioni affettive e l’emotività soprattutto in una fase della vita come l’adolescenza. A novembre scorso manifestammo insieme a CISL e UIL sotto la Prefettura contro lo scempio della legge che, invece di ampliarne la possibilità e migliorarne la qualità, ha vietato l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole materne ed elementari e l’ha a resa praticamente non fruibile nelle scuole medie e superiori. A chiusura della lettera che consegnammo alla Prefetta chiedemmo, non a caso, un tavolo di confronto comune sul territorio. Perché la seconda cosa che ci è sicuramente chiara è che questa battaglia di civiltà non si vince divisi e non si vince da soli. In questi anni, insieme a Cisl e Uil, abbiamo costituito sia a Firenze che in diversi altri territori come il Chianti, Campi Bisenzio e più recentemente la Valdisieve (in fase di delibera), insieme alle Amministrazioni, i Tavoli delle Politiche di Genere, proprio con l’obiettivo di fare rete e condurre insieme alcune battaglie, a partire da quelle di carattere educativo e culturale, proponendo, come nel caso del Tavolo del Chianti, di sostenere il percorso del Disegno di Legge contro la pubblicità sessista fermo da anni in parlamento, inserendo alcune modifiche migliorative.
Dobbiamo costruire alleanze per cambiare la cultura patriarcale, prevenire la violenza e fermare la barbarie. Riteniamo necessario un coinvolgimento di tutte le parti sociali e di tutta la comunità che affronta questi temi, per collaborare e mettere in campo azioni efficaci che intervengano a tutti i livelli nella sfera economica, culturale e normativa, così come ce lo chiedono le madri, e i padri le sorelle e lo pretendono quei volti un tempo sorridenti che appaiono, ahimè, “dopo” sui giornali, come nel caso di Lorena e delle altre che non dobbiamo mai dimenticare.
Firmato: Elena Aiazzi (Coordinamento Donne Cgil Firenze)
Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze
