Esaltazione della Santa Croce, oltre 100 persone in difficoltà a pranzo con l’Arcivescovo Gambelli

Si è celebrata questa mattina, nella Basilica di Santa Croce a Firenze, la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, una giornata vissuta nel segno della preghiera, della fraternità e dell’attenzione verso le persone più fragili. L’appuntamento ha coinvolto la Comunità dei Frati Minori Conventuali, l’Opera di Santa Croce, la Caritas e l’intera comunità fiorentina.
La festa è stata preceduta dal Triduo dell’11, 12 e 13 settembre, vissuto attraverso la preghiera e le celebrazioni presiedute da padre Jean-Gabriel Pophillat OP, padre Giuseppe Caro OFM e padre Andrea Ruiu MSC. Nei tre giorni il programma ha previsto il Rosario alle 17.30 e la celebrazione della Messa alle 18.
«Siamo davvero contenti di celebrare insieme, oggi, la festa dell’Esaltazione della Croce del Signore e di viverla insieme a tutti i nostri ospiti, con i quali avremo poi il piacere di condividere anche il pranzo. Con gioia accolgo l’Arcivescovo Gambelli, Don Fabio e Don Daniele, che in questo luogo sono davvero di casa. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile e bella questa celebrazione. In particolare, grazie all’Opera di Santa Croce, grazie a tutti i volontari della Caritas che ci sostengono e ci danno una mano. Grazie, infine, al Terzo Ordine Francescano, qui presente».
Con queste parole, questa mattina, 14 settembre alle ore 11, nella Basilica di Santa Croce, padre Franco Buonamano, rettore della Basilica, ha aperto la solenne celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli.



L’Arcivescovo: «La civiltà dell’amore nasce dalla cura dei più fragili»
Al centro dell’omelia dell’arcivescovo Gherardo Gambelli, la contemplazione di Cristo che sulla croce si fa vicino a chi si sente escluso e abbandonato. «Celebrare questa festa - ha sottolineato - significa anche ringraziare tutti coloro che, rispondendo a questa chiamata del Signore, accogliendo il suo amore e questo perdono, diventano capaci di piegarsi sulle persone più bisognose».
Da qui l’invito a tradurre il perdono ricevuto in gesti concreti di misericordia, soprattutto verso i poveri. Richiamando il messaggio di Papa Leone per la Giornata mondiale dei poveri, l’Arcivescovo ha posto alla comunità alcune domande: «Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese?».
Gli interrogativi, ha osservato, chiedono «un serio esame di coscienza» per comprendere quanto ancora siamo chiamati a fare per i poveri e per la loro liberazione. «Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri».
Nel ricordo degli ottocento anni dalla morte di san Francesco, monsignor Gambelli ha indicato nel Santo di Assisi un testimone della pace e della fraternità. Ha richiamato, in particolare, il celebre racconto del «femore rotto» attribuito all’antropologa Margaret Mead: il primo segno di civiltà non sarebbe un manufatto, ma «un femore rotto, guarito poi grazie alla presenza degli altri». Aiutare chi è nel bisogno, prendersene cura e accompagnarlo nella fragilità «segna l’inizio della civiltà».
L’omelia si è conclusa con una preghiera a san Francesco, perché anche oggi possiamo imparare a costruire la pace: «Donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini». E, in un tempo segnato da conflitti e divisioni, diventare «operatori di pace, testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo, coraggiosi costruttori della civiltà dell’amore».


L’intervento di Paolo Santagata, responsabile dell’Area Immigrazione
A nome della Caritas Diocesana è stato espresso il ringraziamento per la calorosa accoglienza, ormai divenuta una tradizione, e per il rapporto di amicizia consolidato nel tempo con la Basilica di Santa Croce.
Paolo Santagata, responsabile dell’Area Immigrazione della Fondazione Caritas di Firenze, ha sottolineato l’importanza della celebrazione, che negli anni è diventata un appuntamento importante anche per gli ospiti accolti dalla Caritas. Richiamando il tema della croce e del farsi prossimi, ha ricordato le tante difficoltà che accompagnano quotidianamente il lavoro di accoglienza e le storie di sofferenza delle persone incontrate.
Santagata ha inoltre espresso preoccupazione per il progressivo inasprimento delle politiche europee in materia di migrazione e accoglienza, che rende più difficile il percorso di reinserimento nella società. Ha infine richiamato la necessità di contrastare una narrazione sempre più negativa del fenomeno migratorio, promuovendo invece un approccio fondato sulla prossimità, sull’accoglienza e sulla dignità delle persone.
Il pranzo condiviso
Al termine della celebrazione, alle 13, nel Chiostro del Brunelleschi, si è svolta un’agape fraterna alla quale hanno preso parte oltre 100 persone povere della città, organizzata insieme dalla Caritas, dalla Comunità francescana e dall’Opera di Santa Croce.
Padre Franco Buonamano ha sottolineato: «Santa Croce vuole essere una casa aperta, come lo è sempre stata, fin dall’arrivo dei primi frati proprio in questi luoghi oltre 800 anni fa, dove la preghiera diventa prossimità e dove nessuno si senta invisibile o escluso».
Fonte: Ufficio Stampa