Malattie rare: da una ricerca dell'Università di Pisa un nuovo modello per studiare la sindrome di Pitt-Hopkins

Un nuovo passo avanti nella ricerca sulla sindrome di Pitt-Hopkins arriva da uno studio coordinato dalla professoressa Michela Ori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista Frontiers in Cell and Developmental Biology. Il gruppo di ricerca ha sviluppato una nuova linea mutante di zebrafish che ha permesso di far luce sulle basi molecolari e cellulari dei difetti craniofacciali e gastrointestinali che colpiscono i pazienti affetti da sindrome di Pitt-Hopkins, e che potrà essere impiegato per sperimentare nuovi approcci terapeutici.
La sindrome di Pitt-Hopkins è una rara malattia genetica del neurosviluppo, causata dal malfunzionamento del gene TCF4. Mentre le ricerche precedenti si erano concentrate prevalentemente sul sistema nervoso centrale, il nuovo studio si concentra sui meccanismi cellulari e molecolari alla base dei difetti craniofacciali e gastrointestinali, che incidono profondamente sulla qualità della vita delle persone affette dalla sindrome e delle loro famiglie.
Le ricercatrici e i ricercatori hanno generato una nuova linea mutante di zebrafish per silenziare il gene TCF4. Reinserendo l'mRNA del gene TCF4 umano negli embrioni mutanti, il gruppo di ricerca è riuscito a ripristinare la corretta anatomia della mascella e la normale funzionalità dell'intestino.
Lo studio introduce anche un concetto cruciale per la futura terapia genica: l'effetto dose-dipendente. Una sovraespressione eccessiva di TCF4 induce a sua volta malformazioni segnalando la necessità di calibrare con estrema precisione i futuri approcci terapeutici sull'uomo.
“Siamo particolarmente felici che questo lavoro sia stato pubblicato a settembre, mese nel quale si celebra la Giornata mondiale dedicata alla sindrome di Pitt-Hopkins – spiega la professoressa Michela Ori –. Presenteremo i risultati il 19 settembre a Milano, durante il convegno nazionale organizzato in occasione del Pitt-Hopkins Awareness Day. La ricerca sta intanto proseguendo grazie a una nuova collaborazione con lo Human Technopole di Milano, che finanzierà un progetto del nostro laboratorio finalizzato all’individuazione di nuovi bersagli molecolari di TCF4”.
Lo studio mostra quindi come lo zebrafish possa rappresentare una piattaforma in vivo efficace per chiarire le cause cellulari e molecolari di manifestazioni cliniche ancora poco studiate e per lo screening di farmaci e terapie basate sull’RNA. La nuova linea mutante sarà messa a disposizione della comunità scientifica per proseguire le ricerche sulla sindrome di Pitt-Hopkins e sperimentare nuovi approcci terapeutici.
Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione Telethon e dall’Associazione Italiana Sindrome di Pitt-Hopkins, è stato condotto in collaborazione con Chiara Gabellini, docente del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, ed è oggetto della tesi di dottorato in Biologia di Martina Orefice, prima autrice dell’articolo.
Fonte: Università di Pisa