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Rigenerazione del Santa Chiara , Confcommercio: "Non lasciamo un vuoto nel cuore di Pisa"

Alberto Furia, reponsabile per la rigenerazione urbana di Confcommercio di Pisa

Per Confcommercio è fondamentale "evitare che il quartiere perda vitalità, servizi e attività. Serve un piano per la transizione"

"Che la vendita del Santa Chiara sia finalmente entrata in una fase avanzata è una buona notizia per Pisa ed è sicuramente un passaggio necessario per completare il nuovo polo ospedaliero di Cisanello. Ma proprio perché si tratta di una trasformazione destinata a cambiare profondamente una parte della città, riteniamo che la politica e le le istituzioni debbano porsi, oggi, una domanda in più: Vi siete chiesti cosa succederà a Pisa negli anni che separeranno l'ospedale di oggi dalla città che verrà?". Questa la questione aperta dal responsabile per la Rigenerazione Urbana di Confcommercio Pisa Alberto Furia.

"Mentre si discute, giustamente, di come sarà il nuovo Santa Chiara, rischiamo di dimenticare una questione decisiva. La città dovrà attraversare una lunga fase di transizione e quella fase va governata. Oggi questa area di Pisa vive sulla presenza di due grandi poli attrattori: da una parte Piazza dei Miracoli, con il suo straordinario flusso turistico, dall'altra il Santa Chiara, che genera una presenza quotidiana fatta di lavoratori, pazienti, familiari, studenti, professionisti e fornitori. Con il trasferimento dell'ospedale a Cisanello, uno di questi due grandi generatori di flussi verrà inevitabilmente meno. La sfida, quindi, non sarà soltanto recuperare gli edifici del Santa Chiara. Sarà evitare che nel frattempo il quartiere perda vitalità, servizi e attività".

"Il cronoprogramma prevede il completamento del nuovo ospedale entro la fine del 2027 e i principali trasferimenti delle attività sanitarie nei primi mesi del 2028. Alcune funzioni inizieranno a spostarsi anche prima. Progressivamente il Santa Chiara perderà quella funzione che per decenni ha generato ogni giorno migliaia di presenze e di spostamenti".

"In quest'ottica dobbiamo pensare all'ospedale come un enorme generatore di economia urbana, con persone che prendono un caffè, pranzano, acquistano beni, e utilizzano servizi  - l'analisi del direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli - Intorno al Santa Chiara si è sviluppato un tessuto economico che ha trovato anche nella presenza dell'ospedale una parte importante del proprio mercato di riferimento e quando quel flusso si sposterà per alcune imprese cambieranno strutturalmente le condizioni. Per questo parlarne oggi non significa essere allarmisti, ma fare programmazione e assumersi responsabilità. Tra l'ospedale di oggi e il nuovo pezzo di città di domani ci sarà inevitabilmente una fase intermedia. Ed è proprio quella fase che non può essere lasciata senza una strategia. Siamo disponibili fin da subito al confronto, convinti che debba essere aperto un vero percorso politico e amministrativo dedicato alla transizione economica e urbana del quartiere".

Per il responsabile per la Rigenerazione Urbana di Confcommercio Pisa le priorità sono "innanzitutto una mappatura puntuale delle attività e dei servizi presenti nell'area: quanti sono, quali funzioni svolgono, quanti addetti occupano e quanto il loro bacino di utenza dipende direttamente o indirettamente dalla presenza dell'ospedale. Sarà poi decisivo il fattore tempo: le imprese devono sapere con il massimo anticipo quando e come avverranno i trasferimenti. Riprogrammare un'attività, investire su nuovi servizi o, nei casi più complessi, valutare una ricollocazione richiede mesi di lavoro e risorse. Per questo chiediamo di prevedere misure di accompagnamento alla riconversione per le attività più esposte, attenzione alla fiscalità locale nella fase più delicata e una programmazione degli usi temporanei degli spazi".

C'è poi il tema della pianificazione. "Il Piano Chipperfield rimane un riferimento importante e rappresenta una garanzia di continuità urbanistica, ma nasce da un concorso del 2007. In quasi vent'anni sono cambiate le città, il clima, il turismo, la mobilità e il modo in cui concepiamo e utilizziamo lo spazio pubblico. Aggiornare il Piano su questi aspetti, senza metterne in discussione l'impianto, significherebbe renderlo più attuale e più adeguato alla Pisa di oggi".

"Non possiamo limitarci alla domanda: 'Cosa diventerà il Santa Chiara?'. Dobbiamo chiederci subito come faremo a trasformarlo nuovamente in un grande polo urbano senza impoverire, nel frattempo, il quartiere che gli sta intorno. È questa la responsabilità che oggi chiediamo alla politica e alle istituzioni".

Fonte: Confcommercio Provincia di Pisa

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