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Social freezing, Toscana approva legge per congelare ovuli: contributo fino a 3mila euro

La misura è rivolta alle donne tra 25 e 39 anni con Isee familiare fino a 30mila euro. Stanziati 550mila euro fino al 2028. Dibattito diviso in Consiglio regionale

La Toscana approva una legge sul 'social freezing', prevedendo un contributo economico per le donne che scelgono di crioconservare gli ovociti per motivi non sanitari. Il sostegno arriva fino a 3.000 euro per le richiedenti con Isee familiare non superiore a 30mila euro. La Regione stanzia complessivamente 550mila euro tra il 2026 e il 2028. La Toscana è la seconda Regione italiana, dopo la Puglia, a introdurre una misura di questo tipo.

Il dibattito in consiglio regionale

La pdl è stata illustrata in Aula dal presidente della commissione Sanità Andrea Vannucci (Pd), che nell’occasione è anche il primo firmatario dell’atto in approvazione.

Il provvedimento, ha spiegato Vannucci, “interviene nell’attuazione della libera e volontaria scelta di ricorrere alla crioconservazione dei gameti, all’interno del quadro normativo vigente, a fronte di una persistente contrazione della natalità e della tendenza al rinvio di progetti genitoriali. La Toscana – ha ricordato il presidente della commissione Sanità – è stata tra le prime a introdurre già nel 2019 misure sul cosiddetto ‘social freezing’. Riteniamo ora opportuno introdurre specifici interventi di sostegno, destinati alle donne che intendono avvalersi del ‘social freezing’, che comporta, rispetto agli uomini, maggiori complessità e costi”. Con la norma in approvazione, “la Regione assegna risorse alle Asl per la concessione di contributi a donne, una sola volta e nel limite massimo di 3mila euro”.

La proposta di legge è composta da 4 articoli. Nel dettaglio, prevede una misura di sostegno economico attuata tramite le aziende sanitarie locali. Il contributo, fino a un massimo di 3mila euro una tantum, sarà destinato alle donne tra i 25 e i 39 anni residenti in Toscana da almeno un anno e con un Isee familiare non superiore a 30mila euro. La priorità nell’assegnazione sarà riconosciuta alle richiedenti con Isee più basso, mentre a parità di Isee prevarrà la maggiore età anagrafica.

Le risorse, pari a 50mila euro per l’anno 2026 e 250mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028, saranno gestite dalle aziende sanitarie locali, che pubblicheranno appositi bandi. La legge prevede una clausola valutativa.

Vannucci ha voluto ringraziare “l’apposito gruppo di lavoro Giunta-Consiglio per il contributo dato in queste settimane, anche nel mese di agosto, e per le modifiche intervenute che hanno migliorato il testo originale”.

In apertura del dibattito, Federico Eligi (Casa riformista) ha spiegato che, dopo aver discusso in Commissione sulla sostenibilità finanziaria dei vari emendamenti presentati, si è avuto conferma che è opportuno avere una dotazione sul fondo leggi più ampia. “Solo con gli emendamenti presentati da Fdi si va a esaurire la possibilità di altre iniziative legislative”, ha spiegato. Il consigliere ha poi segnalato che è emerso che il fondo leggi non era accessibile perché destinato a una proposta di legge, senza seguire ordine cronologico o altro. Ha chiesto quindi chiarimenti sulla procedura, e la presidente del Consiglio Stefania Saccardi ha assicurato che porterà la questione in Ufficio di presidenza.

Chiara La Porta (FdI) ha osservato che “Questa pdl ha un vantaggio, portare qui all’attenzione un tema cruciale come il contrasto alla detanalità, ma ha anche uno svantaggio, poiché siamo a discutere di contrastare la denatalità nell’ottica di un ben preciso indirizzo sociale”. “Di fatto esistono già leggi regionali che prevedono il social freezing e il medical freezing, qual è dunque l’obiettivo di questa legge – ha aggiunto -? A pensare male sembra un po’ uno spot elettorale. Altre Regioni, che hanno già come la nostra una legge sull’argomento, hanno semplicemente erogato in bilancio delle risorse”. La consigliera ha poi insistito sulla necessità della prevenzione e dell’informazione sulla fertilità, non solo per le donne ma anche per gli uomini. “In questo modo – ha proseguito – avalliamo di fatto che si facciano figli sempre più tardi, ma a un certo punto la biologia non va d’accordo con questa idea di società che sta prendendo campo, e sembra quasi che noi deresponsabilizziamo al posto di fare informazione. Sembra che diciamo alle donne ‘rimanda, pensaci dopo’, ma non sempre funziona. Con un buco sanitario enorme, liste di attesa enormi, credo che fare una legge per fini sociali riconoscendo un extra Lea sia un messaggio pericoloso”. Sarebbe maggiormente utile, ha concluso, dare supporto in altro modo, come contribuire agli affitti per le giovani coppie.

Lorenzo Falchi (Avs), che ha sottoscritto la legge, ha commentato che “questa proposta di legge introduce un elemento in più nella nostra Regione: certo non risolve tutti i problemi, è una risposta parziale a una questione che esiste e che interessa sempre più donne, per tanti motivi. L’obiettivo della legge è chiaro: sostenere chi ha difficoltà economiche, e non sarebbe la prima volta che la Toscana opera sugli extra Lea e ha un ruolo di apripista, poi seguita da altre Regioni. Quindi è un segnale importante”. Falchi ha poi commentato che La Porta nel suo intervento “ha citato l’esempio sbagliato”, perché il contributo affitti è stato azzerato dal Governo nazionale, e che non è la prima volta che dopo un lavoro proficuo in Commissione quando si arriva in Aula “l’opposizione assume una posizione rigida di contrarietà e usa argomenti pretestuosi per non votare una proposta di legge seria”.

Serena Spinelli (Pd) ha detto che “ero certa che su una legge che riguarda la sfera delle donne si sarebbe aperto un dibattito. Su questa si intrecciano tante cose: prevenzione e informazione, ma anche il fatto che le donne sostengono ancora da sole il 75 per cento del lavoro di cura, che a un lavoro si arrivi tardi e mai in modo sicuro, che le donne guadagnano poco e meno degli uomini, e ci sono tanti altri elementi. La detanalità è un elemento composito”. “Certo questa legge non è una risposta a tutto – ha aggiunto Spinelli -, ma qui si prova a introdurre un elemento di supporto che faccia diventare quello che è un privilegio un diritto. Se ho deciso di attendere, perché se non ho i soldi non posso farlo?”.

Secondo Brenda Barnini (Pd) “è impossibile non partire dalle considerazioni di La Porta perché il momento in cui Meloni ha azzerato il contributo affitti io l’ho vissuto come sindaca”. “Non stiamo parlando di riconoscere un diritto in più – ha poi spiegato -, stiamo discutendo di una pratica riconosciuta e consentita, e del fatto che qualcuno questo diritto non se lo può permettere. Non si sta inoltre parlando di risorse extra Lea finanziate con il fondo sanitario, ma con soldi del bilancio della Regione. Perché la Regione non dovrebbe intervenire?”. Barnini ha poi ricordato un’indagine dell’Irpet sulla detanalità, fatta intervistando 1700 donne toscane, “che offre un sacco di spunti interessanti. Si scopre che l’elemento di stabilità economica è fondamentale, poi ci sono ragioni che attengono alla difficoltà a costruire relazioni affettive nel momento coerente alla perfezione della natura e della biologia”. “Noi – ha concluso la consigliera – vogliamo offrire una visione della società, vogliamo costruire un modello toscano di welfare, lo abbiamo già fatto con gli asili nido gratis, spero anche con questo provvedimento e con quello sui centri estivi. Una visione della Toscana che tenga assieme le opportunità per gli individui e la costruzione di una società che sia il più giusta possibile”.

“Una misura di civiltà”. Così la consigliera regionale Marta Logli (Pd) ha definito la proposta di legge sul social freezing. “Per una giovane donna tra i 18 ai 40 non è solo il gap di classe ad allontanarla dal desiderio e dalla possibilità di diventare madre, ma il problema è sociale perché ad oggi il divario salariale, le possibilità, gli strumenti per le donne sono ridotti rispetto a quelle degli uomini”. “Sono fiera che la Toscana dia alle donne la possibilità di scegliere quando e come diventare madri e visto che lo scalino più grande è proprio quello di classe, lo fa partendo dal sostegno alle persone più svantaggiate in modo che non siano i soldi a determinare le possibilità”.

“La Toscana è la prima ad offrire strumenti in termini di sostegno economico, sociale, di diffusione per fare in modo che la natalità venga tutelata e sostenuta”. “Con questa legge, un passo in avanti straordinario – conclude – siamo nella direzione di dare alle donne gli strumenti per poter scegliere”.

“Il tema riguarda la salute ma anche considerazioni etiche e valutazioni personali – ha detto Francesco Casini (Casa riformista) – Il nostro voto sarà favorevole senza caricare questa legge di un significato che non ha, senza considerarla la soluzione a problemi più grandi”. “La proposta introduce un contributo per favorire l’accesso alla crioconservazione degli ovociti con finalità non mediche destinato alle donne ma anche ai padri, con reddito Isee non superiore ai 30mila euro e residenti in Toscana”. “Questa possibilità oggi esiste ma potrebbe non essere accessibile a tutti e la politica deve, invece, porsi il tema dell’accessibilità universale”. “Il social freezing – continua – non può essere una risposta alla denatalità, credo che la sede più corretta per questo tema sia quella nazionale”. “La denatalità ha a che fare con il lavoro precario, gli stipendi, con il costo delle abitazioni, con la difficoltà di raggiungere un’autonomia economica, con la scarsità degli asili nido e con la conciliazione di una vita familiare e professionale”. “Occorre, infatti, creare le condizioni affinché una donna che desidera avere un figlio non debba essere costretta a rimandare per questioni economiche, dobbiamo incoraggiare anche le maternità precoci”. “L’età biologica conta – conclude – e sarebbe sbagliato trasmettere l’idea di posticipare la maternità, per questo giusto portare avanti un percorso di comunicazione”. “Il social freezing deve rappresentare un’opportunità in più ma non una soluzione alternativa al percorso che vede la costruzione di una maternità scelta con libertà dalle donne”.

“E’ il diritto all’autodeterminazione – ha detto Iacopo Melio (PD) – il termine che mi ha spinto a firmare questa proposta proprio per i suoi fini sociali”. “Condivido – aggiunge – il diritto all’informazione espresso dalla capogruppo La Porta”. “Non credo però – continua – che questa legge sia positiva ma che abbia un sottofondo negativo perché se una donna è costretta a dover scegliere se lavorare o diventare mamma o se studiare o diventare mamma, c’è qualcosa che non funziona. La maternità non è un privilegio o un capriccio. Non si posticipa una genitorialità perché si deve lavorare”.

“Non posso non partire dalle contraddizioni sentite in Aula – Massimiliano Ghimenti (Alleanza verdi e sinistra) – è vero che non è una misura per contrastare la denatalità ma negli effetti contribuisce, forse in piccola parte, a ridurla”. “Rimane l’amaro in bocca difronte a questo provvedimento, bisognerebbe avere risorse perché non fosse necessario il provvedimento di social freezing, fare una scelta in libertà, ci vorrebbero altre norme e misure che tutelano questa realtà ma siccome non è così bisogna procedere in questa direzione”. “Sarebbe giusto che ci fossero le misure che non pongano difronte a quella scelta e che venisse fatta solo per ragioni della coppia coinvolta nell’avventura di vita comune”. “La Toscana – conclude – colma una lacuna come l’ha fatto sui nidi, sul fine vita, sui caregiver ora sul social freezing”, “la Toscana ancora una volta sceglie di stare dalla parte giusta, quella dei diritti”.

“Da alcuni dati della regione Puglia che ha fatto questa legge prima di noi, è emerso che la tecnica del social freezing – ha aggiunto Federico Eligi (Casa riformista) – ha tassi di crescita spaventosi”. “Visto che questa misura – continua – non ha il sostegno del sistema sanitario nazionale, come prima cosa dobbiamo prendere l’impegno per fare in modo che rientri non solo nel sistema delle regioni ma nel sistema di copertura del sistema sanitario nazionale perché sta dando risposta al bisogno e all’esigenza di maternità”. Alla domanda sul perché gli uomini siano esclusi dal provvedimento, è stato risposto perché non c’è certezza sul limite anagrafico per la fertilità degli uomini. Per Eligi “sarebbe opportuno che la Toscana ponesse a livello nazionale la questione su due punti: il social freezing venga inserito nei Lea” e che “venga tolta questa norma illiberale che confina il diritto alla famiglia solo alle coppie eterosessuali”.

“Peccato per questo dibattito, penso che la pdl uscita dalla commissione in un modo, uscirà dal voto dell’Aula in un altro”, ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (FdI). “Non nutrivo contrarietà su questo provvedimento, anzi, ritengo che anche a destra la sfida sia allargare il ventaglio dei diritti. Il centrodestra deve avere il coraggio di sfidare la modernità”. L’errore, a giudizio di Petrucci, è stato “trasformare la questione in una battaglia classista. È una sciocchezza, è falso, sbagliato e pericoloso: le donne più ricche non fanno più figli delle donne povere. Probabilmente avere un figlio in età da aperitivo è più faticoso che averlo quando si fanno meno happy hour: è una scelta. Il nostro Stato di diritto consente di avere figli alle donne di qualsiasi età ed estrazione sociale. Questo esercizio ideologico stravolge l’impostazione che era stata data in commissione in maniera rigorosa, tecnica e anche trasversale”.

“Ero il principale sponsor della proposta di legge, certi temi li vivo anche sulla mia pelle”, ha detto Luca Minucci (FdI). “Anche gli uomini hanno problemi di fertilità e non tutti possono permettersi i costi necessari. Non c’è al momento un diritto costituzionale alla genitorialità e non è giusto che questi ovuli vadano da altre parti, attraverso la donazione volontaria”. Il consigliere ha ricordato che “c’è già il riconoscimento alla Pma, con un contributo per chi, purtroppo, deve andare all’estero, anche a causa di un referendum andato male in Italia anni fa. L’approccio di Fratelli d’Italia non è da campagna elettorale, avevamo condiviso l’impostazione del presidente Vannucci. Riteniamo necessario puntare non solo sulla crioconservazione, ma su una campagna forte di sensibilizzazione per gli uomini e per le donne. E, l’abbiamo scritto nel nostro ordine del giorno, andiamo tra i ragazzi e spieghiamo quanto è importante controllarsi per tempo”.

Serena Bulleri (FdI) ha ricordato che “il tema è molto caldo anche negli Usa, dove Ocasio-Cortez ha reso noto che sta facendo ‘social freezing’ e ha invitato a non farsi deviare dal prestito degli ovuli, dalle maternità surrogate a stare attenti al ‘social freezing’. La donazione volontaria e altruistica è invece un fatto gravissimo: un tema sociale così importante non può far entrare dalla finestra qualcosa che non è previsto dal punto di vista normativo. La Costituzione – ha detto ancora la consigliera – non prevede il diritto alla genitorialità”.

In proposito, Matteo Trapani (Pd) ha affermato che “la Corte costituzionale si è espressa più volte richiamando l’autodeterminazione della persona, e della libertà ad autodeterminarsi. Non a caso, l’articolo 3 della Costituzione ha una clausola aperta rispetto alle azioni positive che il legislatore deve mettere in campo, per rendere effettiva quella uguaglianza”. E ha ricordato “Teresa Mattei, la più giovane madre costituente, che ha introdotto una delle grandi innovazioni della nostra Costituzione: la rimozione ‘di fatto’ di ostacoli come quello che stiamo cercando di rimuovere oggi con questa proposta di legge”.

Secondo il capogruppo di Forza Italia, Marco Stella, si tratta di una “legge sbagliata, su quello che non riconosco come un diritto. C’è una grande distinzione: chi non può avere figli viene già aiutato, nessuno è stato lasciato indietro. Altro è chi non vuole avere figli, per condizioni economiche, sociali, territoriali. La scelta di fare un figlio non appartiene alla condizione economica. Ci sono i diritti e ci sono anche i doveri. La legge che stiamo andando ad approvare introduce un privilegio. Stiamo parlando di scelte legittime, ma che non possono essere compiute a spese della collettività. Voteremo contro”.

Enrico Tucci (FdI), vicepresidente della commissione Sanità, ha detto che “su questo argomento controverso, il nostro approccio alla proposta di legge è stato pragmatico, non ideologico. Abbiamo provato a dare il nostro contributo per migliorarla, correggendo, ad esempio, il testo affinché non vengano usati ovuli congelati per destinarli ad altri. Abbiamo accettato modifica al nostro ordine del giorno. La maggioranza, al contrario, porta la questione del piano dell’ideologia”. E Matteo Zoppini (FdI) ha ricordato “plurime pronunce della Corte, nelle quali ha affermato che l’articolo 3 della Costituzione non può essere utilizzato come nucleo fondante per la creazione di nuovi diritti”. Ha inoltre osservato che “in questa pdl, il requisito della residenza in Toscana da almeno un anno è curioso: si introduce il criterio per cercare di limitare il bacino dei beneficiari, lo stesso criterio che è stato combattuto dalla sinistra per anni in tantissime altre occasioni”.

“In questa norma non creiamo nuovi diritti e nuove possibilità, che, a mio parere, sarebbe peraltro una gran bella cosa”, ha dichiarato in apertura del proprio intervento il capogruppo del Partito democratico, Simone Bezzini. “In commissione il dibattito è stato molto attento ai temi di merito, qui ho l’impressione che si sia voluto sviare, ricercare un approccio ideologico. Ringrazio Vannucci per aver portato al Consiglio regionale una questione di grande valore – ha proseguito Bezzini –, dando dignità al nostro ruolo. Stiamo parlando di una tecnica di preservazione della fertilità consentita dall’ordinamento, su cui già questa Regione aveva fatto in passato interventi meritevoli sul cosiddetto ‘medical freezing’. Oggi ci occupiamo di finalità di natura sociale, con una norma che sta nel solco dell’ordinamento e intende garantire pari opportunità di accesso a una tecnica di preservazione della fertilità ed evitando che ci siano ostacoli tali da creare discriminazioni. Noi siamo per le politiche di welfare, la Toscana sta andando in questa direzione: asili nido gratis, libri gratis, percorso di nascita forse più strutturato del nostro Paese. E finanziamo questa norma con il Bilancio della Regione Toscana. Tante volte la Toscana ha fatto da apripista, come sulla procreazione medicalmente assistita”.

Anche la presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi (Cr), è intervenuta nel dibattito, annunciando che “mi asterrò su questa pdl, non per ragioni etiche, ma molto per ragioni che attengono all’organizzazione sanitaria. Sono stata firmataria come assessore alla Sanità di delibere con cui la Toscana è stata orgogliosamente la prima Regione che ha normato il percorso di conservazione della fertilità, anche per gli uomini: prestazioni che rispondevano a un problema di salute. Oggi si inserisce la medesima pratica anche a una scelta di vita legittima, ma non obbligata – ha proseguito Saccardi –. Nel momento in cui finanziamo con 300mila euro e diamo la possibilità di un percorso di conservazione, limitiamo questa possibilità a coloro che rientreranno nei 300mila euro. E che succede oltre i cento trattamenti che le risorse ci concedono ogni anno? La nostra Regione finanzia tanti extra Lea, ma sempre finalizzati a problematiche di salute. Mi convince poco – ha aggiunto la presidente – anche l’idea di trasformare un privilegio in un diritto: ci sono disparità ben più rilevanti, sulle quali penso che il sistema sanitario possa e debba lavorare. Le misure sulla maternità non sono il ‘social freezing’, ma altre, come gli asili nido gratis, misure di welfare che ci sono in Toscana e non ci sono da altre parti. Quanto impatta tutto questo in un sistema sanitario già in difficoltà per la mancanza di professionisti? Le ragioni che muovono questa proposta di legge sono assolutamente apprezzabili, ma i professionisti non mi hanno manifestato la percezione di raggiungere un traguardo storico. Ho inoltre l’impressione che si apra una breccia difficile da governare. Mi differenzio anche dalle opinioni del gruppo al quale appartengo e dalle opinioni del leader del mio partito, ma credo che su questi temi ci possano essere anche opinioni e sensibilità personali che possano avere una rilevanza”.

I commenti dalla politica

“Ancora una volta, la Toscana sceglie di stare all'avanguardia aprendo una strada fondamentale: quella della parità di accesso per tutte le donne a scelte riproduttive finora precluse alla maggioranza delle donne. Con l’approvazione della misura sul social freezing, che introduce un contributo fino a 3.000 euro per la crioconservazione dei gameti, abbattiamo una pesante barriera economica e compiamo un passo decisivo affinché questo percorso non rimanga un'opportunità riservata a chi può permettersela, ma diventi un diritto universale e realmente accessibile”. A dichiararlo è Emiliano Fossi, segretario del Partito Democratico della Toscana, commentando il via libera al provvedimento.

“La vera libertà esiste solo se garantita a parità di condizioni – prosegue Fossi –. Nessuna donna dovrebbe trovarsi costretta a rinunciare ai propri progetti personali o al proprio futuro genitoriale a causa di ostacoli professionali, precarietà o limiti di reddito. Intervenire a sostegno del social freezing significa scardinare le discriminazioni di censo e muoversi con determinazione verso un principio irrinunciabile: la piena autodeterminazione deve essere democratica, equa e alla portata di tutte, sostenuta da una solida tutela pubblica”.

“La Toscana – conclude il segretario dem – indica la rotta per superare i divari sociali e di genere. Questa misura è un tassello concreto verso una parità di accesso sostanziale, che oggi sperimentiamo sul nostro territorio e che chiediamo diventi al più presto uno standard per l’intero Paese. Il messaggio che lanciamo all'Italia è chiaro: la giustizia sociale si realizza quando le opportunità fondamentali cessano di essere un lusso e diventano un bene comune per ciascuna donna”.

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