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'Nutrire il desiderio', il convegno Cesvot a Firenze

Si è svolta oggi, all'Orto San Frediano di Firenze, l'iniziativa "Nutrire il desiderio. Il volontariato che cambia la vita", promossa da Regione Toscana e Cesvot per interrogarsi su una domanda che oggi attraversa tutto il mondo associativo: che cosa rende davvero significativa un'esperienza di volontariato, e che cosa serve perché le persone continuino a scegliere di entrarvi, restarvi e crescere.

Il pomeriggio ha preso le mosse dai risultati di Identità in movimento. Il terzo settore alla prova delle nuove sfide sociali e istituzionali, la ricerca promossa da Cesvot e Regione Toscana e realizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pisa insieme a Simurg Ricerche, che ha coinvolto 3.212 enti del terzo settore toscani. L'indagine restituisce l'immagine di un volontariato vitale, si stimano circa 430mila i volontari attivi in Toscana e oltre un milione i cittadini che beneficiano ogni anno dei servizi del terzo settore, ma anche attraversato da incertezze sul proprio ruolo e sulla propria identità, in una fase di transizione normativa e culturale ancora tutta da accompagnare. È da questa fotografia, tracciata da Andrea Salvini nella relazione introduttiva, che il convegno ha preso avvio per spostare lo sguardo dalla domanda organizzativa “come trovare nuovi volontari” a quella di senso: come alimentare, appunto, il desiderio delle persone di partecipare, costruire relazioni e generare comunità?

«Le risultanze della ricerca ci consegnano l’immagine di un terzo settore toscano che consolida e legittima la propria rilevanza all’interno del welfare toscano – sociale, sanitario e culturale, ma che nel contempo esprime preoccupazioni circa la propria capacità di ampliare il raggio di coinvolgimento della cittadinanza, e quindi di nuovi volontari. Emerge, tuttavia, la consapevolezza che attraverso la costruzione di reti di collaborazione con altri soggetti sul territorio e assumendo forme organizzative più flessibili, si possano creare spazi di partecipazione plurali, dove i cittadini possano esprimere al meglio le proprie capacità e le proprie inclinazioni» spiega Andrea Salvini, professore di Sociologia generale, Università di Pisa.

La tavola rotonda, moderata da Giampaolo Cerri, caporedattore di "Vita", ha intrecciato più prospettive su un'unica domanda: come si nutre il desiderio di fare volontariato? Paolo Venturi ha proposto un cambio di sguardo, invitando a non leggere il volontariato solo come risposta ai bisogni, ma come capacità di alimentare il desiderio di partecipazione e di costruire legami: la vera sfida per le associazioni, ha sottolineato, è creare le condizioni perché questo desiderio possa nascere, crescere e durare nel tempo, attraverso una "manutenzione" costante fatta di spazio alle aspirazioni delle persone, sperimentazione di nuove forme di partecipazione e costruzione di comunità. Sebastiano Citroni ha spostato l'attenzione sull'appartenenza, che nasce quando le associazioni riescono a trasformare bisogni e relazioni in esperienze significative: non applicando modelli standard, ha spiegato, ma attraverso la capacità di guardare da vicino, "farsi incontro" alle persone e reinventare ogni volta, in modo quasi artigianale, il proprio modo di stare in relazione con la realtà concreta. Su questo filo si è inserita la riflessione di Alessandro Sorani, che ha richiamato il ruolo della comunicazione nella costruzione delle relazioni: una comunicazione, ha ricordato, è davvero efficace solo quando è autentica, quando cioè permette alle persone di esprimersi, sentirsi ascoltate e riconoscersi in un progetto comune. Claudia Firenze, portando l'esperienza del Forum del Terzo settore, ha allargato lo sguardo dalla singola associazione al sistema, mostrando come la comunità si costruisca anche attraverso reti, alleanze e collaborazioni territoriali capaci di generare partecipazione e bene comune. A chiudere il cerchio, Valentina Albertini ha riportato l'attenzione sulla quotidianità dell'esperienza associativa, sottolineando come la qualità dell'accoglienza, la cura delle relazioni, l'ascolto e la valorizzazione delle persone siano ciò che, giorno dopo giorno, rende un'esperienza di volontariato davvero significativa e capace di durare nel tempo. Valentina Albertini ha infine sottolineato il ruolo della qualità dell'accoglienza e della cura delle relazioni nel generare continuità dell'impegno.

Un momento particolarmente atteso dell'iniziativa è stato l'intervento di Greta Pieracci, che ha portato la voce dei giovani under 35 coinvolti nel percorso di ascolto promosso da Cesvot. In questa occasione è stato presentato per la prima volta il Decalogo della buona accoglienza, frutto del lavoro del gruppo giovani "Ci siamo!": dieci indicazioni pratiche, rivolte ad associazioni e consulenti, per rendere l'esperienza di volontariato realmente significativa. Il Decalogo invita, tra l'altro, a proporre esperienze concrete e limitate nel tempo, a rendere visibile l'impatto dell'azione volontaria, a coinvolgere i giovani nelle decisioni e non solo nelle attività, a curare le relazioni tanto quanto i compiti da svolgere, e ad accompagnare con gradualità il passaggio dal partecipare a un singolo progetto al sentirsi parte di un'associazione.

«Il terzo settore è un pilastro insostituibile della nostra comunità: lo dimostrano i numeri emersi oggi, la sua capacità di raggiungere oltre un milione di toscani grazie alla passione di 430mila volontari. La sfida di oggi, però, non è solo quella di valorizzare questa straordinaria forza numerica, ma anche di accompagnare le associazioni in un cambiamento culturale profondo, costruendo forme di partecipazione più flessibili e inclusive, capaci di dare risposte concrete ai nuovi bisogni e di rendere ogni cittadino protagonista del bene comune. Come Regione Toscana siamo al fianco di Cesvot e di tutte le realtà del terzo settore nell’impegno di  nutrire ogni giorno il desiderio di partecipare, specialmente tra le nuove generazioni» dichiara Monia Monni, assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali.

«Questa giornata ci restituisce due immagini complementari del volontariato toscano» ha commentato il presidente di Cesvot, Luigi Paccosi. «Da un lato i dati della ricerca "Identità in movimento", che ci parlano di un mondo associativo ancora vitale ma che chiede di essere accompagnato in un cambiamento non solo normativo, ma soprattutto culturale. Dall'altro la voce diretta dei giovani, raccolta nel Decalogo della buona accoglienza, che ci indica con grande concretezza da dove ripartire: dall'ascolto, dalla fiducia, dalla possibilità di contribuire davvero alla vita delle associazioni. Il compito di Cesvot è tenere insieme questi due piani, aiutando gli enti del terzo settore a trasformare la conoscenza in pratiche quotidiane capaci di far nascere, crescere e durare il desiderio di partecipazione delle persone».

L'iniziativa conferma l'impegno di Cesvot e Regione Toscana nell'accompagnare il terzo settore toscano in un percorso di riflessione condivisa, che unisce dati di ricerca, voci autorevoli e ascolto diretto delle nuove generazioni, nella convinzione che il futuro del volontariato si giochi proprio nella capacità delle associazioni di continuare a essere luoghi in cui le persone scelgono di entrare, restare e crescere.

Fonte: Ufficio Stampa

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