gonews.it

Social freezing: cosa è, cosa cambia e come funziona in Toscana. Il confronto con le altre Regioni

Con l'entrata in vigore della legge la Regione stanzia complessivamente 550mila euro tra il 2026 e il 2028 per congelar gli ovuli

La conciliazione tra vita privata, vita lavorativa e genitorialità è diventata una questione di importante rilevanza sociale che pone diversi interrogativi. Al centro delle recenti discussioni in Consiglio Regionale c'è la legge dedicata al cosiddetto social freezing, la pratica di crioconservazione (congelamento biologico) degli ovociti per ragioni di carattere 'personale'. Questo servizio è attivo da anni solo che ad oggi, se una donna volesse effettuare la pratica, dovrebbe farlo a spese proprie mentre, con l'entrata in vigore della legge, i costi relativi al procedimento sarebbero a carico della Regione Toscana. La legge in oggetto apre inevitabilmente interrogativi di carattere etico, economico e di welfare.

Che cos'è il "social freezing"?

La crioconservazione preventiva della fertilità, comunemente nota come "social freezing",  consiste nel prelievo e nel congelamento di ovociti in un'età giovanile (generalmente indicata tra i 25 e i 38 anni) per poterli utilizzare in un momento successivo, preservandone la qualità biologica.
A differenza della preservazione della fertilità garantita dal Servizio Sanitario Nazionale per motivi di salute, il cosiddetto "medical freezing", come nel caso di pazienti oncologiche sottoposte a terapie invalidanti, la scelta a scopo "sociale" viene effettuata per ragioni personali, economiche o professionali. Fino a oggi, la procedura è rimasta per lo più a totale carico privato, con costi che variano comunemente tra i 3.500 e i 5.000 euro, oltre alle spese annuali di conservazione.

La situazione in Italia: come funziona nelle altre regioni?

In assenza di un quadro legislativo nazionale unitario, le regioni se ne stanno occupando per conto proprio.
In Toscana il Consiglio regionale ha approvato una legge che assegna un contributo fino a 3.000 euro per sostenere le donne (tra i 25 e i 39 anni e con parametri ISEE entro i 30.000 euro) che scelgono la crioconservazione precauzionale. Nel Lazio la Regione ha introdotto stanziamenti (circa 300.000 euro) a copertura parziale dei percorsi di tutela della fertilità e preservazione dei gameti anche per motivazioni sociali. La Puglia è stata tra la apri pista nel prevedere sussidi e risorse regionali destinate a ridurre i costi per i residenti che scelgono la conservazione cautelativa dei gameti. In Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte il tema è costantemente al centro di mozioni d'indirizzo e proposte di legge per valutare l'inserimento della pratica nelle misure regionali di sostegno alla natalità.

Le richieste per il social freezing in Toscana si aggirano introno ai 160 casi all'anno. Solo presso il Centro Demetra di Firenze si registrano circa 50-60 casi all'anno. Le donne che decidono di ricorrere a questa pratica hanno solitamente un'età compresa tra i 30 e i 38 anni (nonostante l'età ottimale sia considerata tra i 20 e i 35 anni), spesso con una carriera avviata e che decidono di congelare i loro ovuli per l'instabilità del contesto di vita oppure per una libera decisione di posticipare la genitorialità.

Attualmente in Puglia non si dispone di un dato statistico ufficiale sul numero di donne che hanno richiesto o completato la procedura di social freezing. I fondi regionali pari a 600.000 euro per il biennio 2026-2027, stanziati tra il 2025 e l'estate del 2026, sono stati infatti gestiti direttamente dalle singole ASL, le cui graduatorie risultano tuttora in fase di perfezionamento. La regione assicura un rimborso o contributo una tantum fino a 3.000 euro per le spese mediche connesse alla procedura. Chi vi ricorre deve avere un'età compresa tra i 27 e i 37 anni, deve risiedere in Puglia da almeno 12 mesi ed avere un indicatore ISEE non superiore a 30.000 euro.

In Italia si stima che ogni anno circa 1.500 a 6.000 donne scelgano di ricorrere al social freezing, sebbene non esista un registro nazionale ufficiale che separi nettamente le richieste per puro scopo sociale da quelle legate a motivazioni mediche. Alcune fonti giornalistiche e di settore stimano circa 6.000 donne all'anno che optano per il congelamento degli ovuli, con un trend in forte crescita (registrando incrementi vicini al 20%-50% annuo).

Le ragioni del dibattito

Il tema divide l'opinione pubblica e la politica locale su più fronti: chi sostiene queste misure sottolinea come l'età media della maternità in Italia abbia superato i 32 anni. Fornire un supporto economico consente a molte donne di proteggere la propria fertilità da un declino biologico naturale, contrastando indirettamente il calo demografico. I detrattori sostengono che l'intervento pubblico sul congelamento degli ovuli rischi di essere un "palliativo". La priorità, in questa prospettiva, dovrebbe rimanere la creazione di condizioni di lavoro stabili, asili nido accessibili e congedi di paternità paritari, per evitare che la maternità debba essere posticipata per necessità economiche anziché per scelta.

L'interesse crescente attorno al tema in tutto il territorio italiano, mostra però come la gestione della fertilità non sia più solo una questione medica o una scelta solo privata, ma una questione che sta dentro a tutti gli effetti alle politiche sociali.

Teresa Vitrano

Exit mobile version