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In Toscana oltre 433mila residenti stranieri, è la terza regione in Italia: restano divari su scuola e lavoro

Presentato il Rapporto sull'immigrazione 2026. Tra le zone di maggior presenza c'è anche l'Empolese-Valdarno-Valdelsa, prima l'area Pratese. Giani: "Componente essenziale della società"

La popolazione straniera residente in Toscana ha raggiunto quota 433.381 persone, pari all'11,8% del totale delle e dei residenti e che colloca la regione al terzo posto in Italia per incidenza. La percentuale sale al 15% se si considera anche la quota di popolazione con background migratorio (cittadine e cittadini italiani nati all'estero e seconde generazioni). I dati arrivano dal Rapporto sull'immigrazione in Toscana 2026, curato dalla Regione e dal suo Osservatorio sociale e da Anci Toscana, che analizza i percorsi di vita della popolazione straniera attraverso indicatori chiave come scuola, lavoro, salute e accoglienza. L’indagine è stata presentata oggi, 30 settembre, a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, e ha visto nella seconda parte della mattinata anche il lancio del percorso partecipato che porterà, dopo una fase di confronto che toccherà vari territori toscani e coinvolgerà vari soggetti, alla stesura del nuovo "Libro Bianco per una Toscana accogliente, solidale e plurale", contenente buone pratiche e proposte per l'inclusione delle persone con background migratorio.

L'immigrazione in Toscana è un fatto strutturale: compensati cali demografici

L'immigrazione in Toscana emerge dal rapporto come fenomeno sempre più strutturale e sempre meno fatto emergenziale, con una progressiva convergenza, pur tra numerosi divari, dei comportamenti demografici con la popolazione autoctona (invecchiamento e calo della natalità) e uno spostamento del baricentro verso le generazioni nate in Italia. Un radicamento profondo, spiegano dalla Regione, che dal 1991 (quando le persone residenti straniere erano appena lo 0,6% del totale) a oggi ha consentito alla popolazione toscana di restare numericamente stabile grazie a una crescita della componente straniera (+410 mila persone) che ha compensato la perdita di oltre 280 mila residenti italiane e italiani.

Il vero motore del radicamento viene da chi è nato in Italia: dall’osservazione dei flussi scolastici, nell'anno 2024/25, su 67.899 studentesse e studenti con cittadinanza non italiana (il 17,1% delle iscritte e degli iscritti complessivi), circa due alunne e alunni stranieri su tre sono nati nel nostro Paese, con un picco che nella scuola primaria raggiunge il 20,3%.

Giani: "Modello toscano un esempio a livello nazionale. Popolazione straniera componente essenziale della società"

"Le politiche di immigrazione e di accoglienza della Regione Toscana costituiscono uno dei tratti caratteristici e rilevanti del nostro sistema di welfare, un "modello toscano" che riesce a esprimere una forte capacità di integrazione, in grado di fare scuola – ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani, intervenendo alla presentazione del Rapporto –. Il Rapporto presentato oggi mette in evidenza come le politiche attive del lavoro, le politiche di alfabetizzazione e di formazione, le politiche di accoglienza sanitaria e sociale, anche l’inclusione da un punto di vista sportivo e culturale, messe in campo dalla Regione Toscana, che è la terza regione in Italia per incidenza di residenti stranieri, rappresentino un esempio a livello nazionale. La popolazione straniera costituisce una componente essenziale della nostra società e del suo futuro. A fronte di una popolazione che diminuisce, ad esempio, la presenza delle persone e delle famiglie con background migratorio rappresenta un sostegno forte a mantenere vitale e popolata la nostra regione. Anche nel mondo del lavoro l’apporto dei residenti stranieri è prezioso, basti pensare che ci sono alcuni settori che senza il loro fondamentale contributo andrebbero in sofferenza".

Presenza straniera: prima la zona Pratese, in testa anche l'Empolese-Valdarno-Valdelsa

La geografia della presenza straniera in Toscana si mostra tutt’altro che uniforme: secondo l'indagine, l’incidenza per zona distretto varia dal 6,75% al 22,46%, un rapporto di oltre uno a tre. Il massimo si registra nella zona Pratese, dove più di una persona residente su cinque ha cittadinanza straniera, seguita dalle zone dell’asse centrale (Empolese-Valdarno-Valdelsa, Firenze, Val di Nievole); i valori minimi si osservano nelle aree costiere meridionali, insulari e appenniniche. La distribuzione ricalca la geografia delle opportunità economiche e dell’accessibilità ai servizi.

La popolazione straniera continua a crescere nelle zone che già registrano una più alta densità, come dimostrato dagli incrementi assoluti maggiori nell'ultimo anno: Pratese (+852), Empolese-Valdarno-Valdelsa (+835) e Firenze (+832), seguite dalle due zone fiorentine Sud-Est e Nord-Ovest e dalla Pisana. Si tratta, si legge nel rapporto, di un tipico effetto di path dependence migratoria: "Le reti comunitarie già insediate riducono i costi di ingresso e orientano i nuovi arrivi verso i medesimi territori, alimentando un circuito cumulativo tra domanda di lavoro locale, catene parentali e disponibilità di alloggi e servizi etnicamente connotati".

Sul medio periodo la concentrazione appare ancora più marcata: tra il 2019 e il 2025 la zona Pratese ha guadagnato quasi 12.900 persone residenti straniere, un incremento pari a quasi il triplo di quello della seconda zona in graduatoria (Fiorentina Nord-Ovest, +4.526) e superiore alla somma delle successive quattro (3.096 nell'Empolese-Valdarno-Valdelsa).

Al tempo stesso, riporta ancora l'indagine, la presenza di zone costiere e della Toscana interna tra quelle in crescita (Valdera, Valli Etrusche, Versilia, Amiata Senese) indica che il fenomeno, pur polarizzato, si sta lentamente diffondendo anche oltre l’asse centrale. "Per la programmazione territoriale il messaggio è duplice: da un lato la pressione si concentra su pochi sistemi locali, dall’altro anche territori a bassa incidenza storica stanno sperimentando una crescita relativa rapida, spesso senza una dotazione consolidata di servizi dedicati (mediazione, insegnamento dell’italiano L2, sportelli informativi)".

La mappa della cittadinanza straniera in Toscana

Tra i dati spicca il cambio nel 2025 al vertice della graduatoria per cittadinanza: la comunità cinese diventa la prima della regione (69.255 residenti), superando quella romena (68.882).

"La mappa della cittadinanza prevalente rivela vere e proprie specializzazioni territoriali, esito di catene migratorie e vocazioni produttive locali stratificatesi nel tempo" continua il rapporto 2026. "La comunità romena è la più numerosa in gran parte della Toscana meridionale, orientale e settentrionale; quella albanese prevale in diverse zone del centro-nord (Pistoiese, Val di Nievole, Pisana, Valdera); la cinese domina il triangolo produttivo Pratese-Empolese-Fiorentina Nord-Ovest, in corrispondenza del distretto tessile-confezioni e della pelletteria; il Marocco è la prima collettività in Lunigiana e il Perù nella zona fiorentina. Ogni territorio esprime dunque una configurazione migratoria propria, che riflette la struttura economica locale: la sovrapposizione tra specializzazione produttiva dei sistemi locali e composizione per cittadinanza della popolazione straniera è uno dei tratti più stabili del modello toscano".

Scuole, lavoro, welfare, salute: luci e ombre nel processo di inclusione

Il rapporto fotografa luci e ombre del processo di inclusione. Se da un lato si assiste a una progressiva convergenza dei comportamenti demografici con la popolazione autoctona – come dimostrano l'innalzamento dell'età media delle persone straniere a 37,6 anni e il dimezzamento del tasso di natalità in vent'anni (sceso all'8,6 per mille) – dall'altro permangono divari sistemici significativi. Nelle scuole secondarie di secondo grado, ad esempio, studentesse e studenti con background migratorio si concentrano negli istituti professionali (23% contro il 7% nei licei) e scontano un tasso di insuccesso scolastico triplo rispetto alle coetanee e ai coetanei italiani (24% contro 8%).

Anche nel mondo del lavoro si registra una forte partecipazione, con una disoccupazione straniera dimezzata tra il 2018 e il 2024 (dal 22% al 10%). Tuttavia, i tassi di occupazione restano inferiori a quelli delle persone italiane (60,1% contro 68,5%, con un forte divario penalizzante per le donne) e l'84,7% dei dipendenti e delle dipendenti è impiegato come operaio/a, con retribuzioni annue schiacciate tra gli 8.800 e i 16.500 euro. Di segno opposto è invece il dinamismo imprenditoriale: nel 2025 le imprese a conduzione straniera hanno raggiunto quota 59.255 (il 17,5% del totale), crescendo del 10,2% in cinque anni a fronte di una contrazione del 3,3% di quelle italiane.

Sul fronte del welfare e della salute, il Pronto Soccorso rimane uno dei principali canali di accesso al servizio sanitario. Il Rapporto evidenzia inoltre che le donne straniere rappresentano circa un terzo delle prese in carico dai Centri Antiviolenza e quasi due terzi delle ospiti delle Case Rifugio, un dato strettamente legato alla carenza di reti familiari di supporto sul territorio. Inoltre il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza è circa tre volte superiore tra le donne straniere rispetto alle cittadine italiane. Nel frattempo, la spesa sociale dei Comuni toscani per l'area immigrazione è salita a 28,1 milioni di euro nel 2023 (+60% pro capite dal 2011), sostenuta da un fittissimo tessuto di quasi 1.200 enti del Terzo Settore che muove oltre 50 mila volontarie e volontari.

Infine, per quanto riguarda l'accoglienza, al 15 luglio 2026 la Toscana ospita 9.627 persone (il 7,4% del dato nazionale), potendo contare su una rete SAI diffusa e di piccola scala (1.995 posti in 161 Comuni). Parallelamente, i porti di Livorno e Marina di Carrara hanno accolto 48 sbarchi tra il 2023 e i primi mesi del 2026, per un totale di 5.220 persone (di cui il 19,9% minori), pur registrando un flusso complessivo in contrazione del 44% in due anni. Il 69,7% di chi è uscito dai progetti nel 2025 ha concluso il percorso o raggiunto un inserimento socioeconomico positivo. Mentre cresce la rilevanza delle persone di minore età: le e i minori non accompagnati sono il 43,9% delle minorenni e dei minorenni accolti in strutture residenziali, quasi venti punti in più rispetto al 2020.

Nardini: "Non parliamo di numeri ma di persone con un radicamento profondo"

"I dati dell'Osservatorio Sociale Regionale evidenziano con grande chiarezza un dato innegabile: l'immigrazione in Toscana, come altrove, è un fenomeno strutturale che costituisce la nostra comunità regionale - ha sottolineato l’assessora regionale a accoglienza e immigrazione Alessandra Nardini, il cui intervento ha aperto la mattinata -. Crescono le persone che acquisiscono la cittadinanza, si formano nuove famiglie. Non parliamo di numeri, ma di persone con un radicamento sempre più profondo. Persone che scelgono la nostra terra per costruire le proprie vite, diventando parte integrante, parte attiva, nella crescita e nello sviluppo della società toscana. Il compito del nostro Osservatorio regionale è proprio questo: offrire strumenti di conoscenza capaci di accompagnare il dibattito pubblico, superando letture semplificate o persino strumentali, restituendo la fotografia del fenomeno migratorio nella sua realtà, nella sua portata strutturale. È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire, anche per costruire politiche capaci di rispondere a questa sfida nel solco dei valori che da sempre caratterizzano la Toscana: accoglienza, solidarietà, umanità. È da qui che dobbiamo partire per continuare a costruire una società plurale dove ogni persona veda garantiti diritti e dignità".

"Dentro il perimetro delle norme europee e nazionali – che siamo chiamate e chiamati a rispettare, ma che spesso non condividiamo – non intendiamo rinunciare alla nostra visione e ai nostri valori, continuando dunque a costruire politiche fondate sulla centralità della persona, sulla tutela dei diritti, sull'accoglienza diffusa, sulla partecipazione e sulla coesione sociale – ha aggiunto Nardini –. Politiche integrate, che tengono insieme salute e welfare, diritto all'istruzione e alla casa, formazione professionale e lavoro. A chi ha lavorato a questo report e a chi vorrà partecipare al cammino del nuovo Libro Bianco va il mio ringraziamento. Le sfide non mancano e in Toscana nemmeno le persone e le idee per affrontarle insieme, nel solco della nostra storia e dei nostri valori, che orgogliosamente ci hanno sempre visti mettere al centro i diritti e la dignità delle persone. Tutte, nessuna esclusa".

"I Comuni sono il luogo in cui le politiche si incontrano e diventano risposte concrete: casa, scuola, salute, lavoro, spazi pubblici e partecipazione - ha evidenziato nel corso dell’evento Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, soggetto che ha partecipato alla stesura del Rapporto -. Sono il luogo in cui le relazioni con e fra le persone fanno la differenza. Il nostro ruolo è tenere insieme questi ambiti e costruire, con i servizi, il Terzo settore e le persone che vivono nei territori, coesione sociale per tutte e tutti. Tale ruolo è particolarmente rilevante in un tempo come quello che stiamo vivendo. Serve conoscere, serve confrontarsi, serve avere momenti di scambio come quello che ha portato alla realizzazione del Rapporto per evolvere assieme e dare risposte sempre più adeguate".

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