"Dalle sei di questa mattina la situazione nel carcere di Pisa è sotto controllo. La protesta, che ha coinvolto una sessantina di detenuti, si è scatenata perché sono stati trovati dei sistemi di intercettazione interna. Questo è il motivo scatenante, ma il problema è che qualsiasi cosa succeda all'interno scatena l'ira di Dio perché il carcere è al collasso e qualsiasi situazione fa partire una protesta pesante". Queste le parole di Giuseppe Fanfani, garante dei detenuti della Toscana, a proposito della rivolta nel carcere di Pisa, scoppiata il 30 settembre e risolta nelle prime ore di oggi, giovedì 1 ottobre.
Fanfani conferma che "ci sono stati degli arresti e dei trasferimenti" ma ancora "non sappiamo i nomi". Ha aggiunto che "non c'è stato nessun ferito, grazie all'attenzione dei detenuti, al personale della polizia penitenziaria, arrivato anche da Roma. Da parte della direttrice del carcere e della garante dei detenuti di Pisa c'è stata una lunghissima opera di mediazione che ha consentito di stemperare gli animi".
Conti: "Grazie alla direttrice del carcere"
In una nota Michele Conti, sindaco di Pisa, ha parlato della situazione.
"Questa mattina ho parlato con la direttrice del carcere Don Bosco, Alice Lazzarotto, che ha gestito una situazione molto complessa con grande efficacia e professionalità. A lei, agli agenti della polizia penitenziaria e a tutte le forze dell'ordine intervenute va il mio ringraziamento per aver riportato la situazione alla normalità evitando conseguenze ancora più gravi.
Fin dalla serata di ieri sono rimasto in costante contatto con il prefetto, seguendo l'evolversi degli eventi e lavorando in raccordo con le istituzioni preposte. Questa mattina ho sentito anche il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che mi ha dato la propria disponibilità a venire personalmente in visita al carcere di Pisa. Sarà un'occasione importante per verificare direttamente le criticità del Don Bosco e confrontarci con chi vi lavora ogni giorno.
Il Governo ha ereditato una pesante situazione delle carceri italiane, ma sta affrontando il problema con interventi concreti: dalle sezioni disciplinari per gestire i detenuti violenti al potenziamento delle unità cinofile contro l'ingresso di droga e materiale illecito, fino ai sistemi anti-drone e alle nuove tecnologie per impedire l'utilizzo abusivo dei telefoni cellulari. Proprio nei giorni scorsi a Secondigliano è stato sperimentato con successo un sistema di inibizione delle comunicazioni che il Ministero intende progressivamente estendere agli istituti penitenziari dove sarà possibile farlo, con l'auspicio che possa essere attivato anche a Pisa.
A queste misure si aggiungono gli investimenti sull'edilizia penitenziaria - un piano da diecimila posti in più entro il 2027 - e il rafforzamento degli organici della polizia penitenziaria. Il problema delle carceri viene da lontano e non esistono soluzioni semplici o immediate, occorre però continuare sulla strada intrapresa dal Governo che mette in campo risorse per rendere più adeguate le strutture e per potenziare il personale, misure necessarie per tutelare chi ogni giorno svolge all'interno degli istituti penitenziari un lavoro difficile e fondamentale per lo Stato".
Zambito e Russo: "Superamento della soglia di allerta"
"Gli eventi della notte al penitenziario "Don Bosco" di Pisa dimostrano il superamento della soglia di allerta e il punto di rottura raggiunto nelle carceri", lo dichiara la senatrice del PD Ylenia Zambito, evidenziando come l'estremo sovraffollamento della struttura abbia fatto da miccia alla rivolta, quale sintomo di una cecità politica evidente e pericolosa.
La parlamentare richiama le continue segnalazioni, interrogazioni e ispezioni svolte negli ultimi mesi, accusando il Governo di aver sistematicamente ignorato la grave crisi degli istituti di pena italiani, toscani e pisani. Ed auspica che il ministro Nordio finalmente comprenda "come le tensioni delle ultime ore rendano impossibile continuare a ignorare il grido d'aiuto dal carcere".
"Servono risposte istituzionali urgenti e interventi strutturali immediati, non il silenzio di un esecutivo sordo ai diritti costituzionali e umani dei reclusi e alla sicurezza del personale, nonostante l'intenso lavoro svolto dalla Direttrice e dai suoi collaboratori", ha concluso Zambito.
Sulla vicenda interviene anche il segretario provinciale PD Giovanni Russo. "Ho seguito con preoccupazione quanto accaduto tra il pomeriggio di ieri e la nottata al carcere Don Bosco”, ha detto.
"Come federazione provinciale del partito - ha proseguito il leader provinciale dem - sosteniamo quello che è un vero e proprio grido d’aiuto. Le carceri italiane non sono all’altezza del loro compito e certificano il fallimento del governo: condizioni di vita disumane, sovraffollamento, percorsi di reinserimento insufficienti, investimenti non pervenuti. Il rapporto di Antigone parla chiaro e la situazione va a minare lo spirito della nostra Costituzione. Che il governo intervenga e si prenda in carico la questione, una volta per tutte".
Nardini: "Prevalgano il confronto e il dialogo"
"In queste ore, ho seguito con grande attenzione quanto accaduto al Don Bosco di Pisa. Su quanto accaduto saranno condotti gli accertamenti necessari, ma ci tengo a dire alcune cose precise. Come sottolineato anche dal Presidente Giani, è fondamentale che il dialogo e il confronto prevalgano e che vengano tutelate tanto la dignità delle persone detenute quanto la sicurezza di quelle che lavorano nel carcere in una situazione complicatissima. A questo proposito, il mio ringraziamento va a chi in queste ore ha lavorato per questo, a partire dalla Direttrice Lanzarotto, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare la dedizione con cui porta avanti il suo ruolo, e alla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del carcere di Pisa, l'avvocata Valentina Abu Awwad, con cui mi sono sentita in queste ore e che ieri, appena saputo cosa stava accadendo, si è recata sul posto.
Le condizioni del carcere di Pisa le conosco bene, anche per le visite che ho effettuato negli ultimi mesi, e tornerò anche nelle prossime settimane. Il sovraffollamento che c'è è intollerabile, e si è ulteriormente aggravato dopo il sequestro delle sezioni di Sollicciano, che ha portato a trasferimenti anche a Pisa. Ma non è solo questo: da tempo denunciamo una situazione insostenibile, sia per quanto riguarda i numeri che per quanto riguarda le carenze strutturali e igienico-sanitarie, soprattutto nelle sezioni maschili. Sono condizioni indegne. Ha ragione l'avvocato Vincenzini, Presidente dell'Osservatorio Antigone Toscana, a menzionare l'infestazione di cimici da letto. Anche io ho ascoltato i racconti dei detenuti esasperati da questo e ho visto i segni sul loro corpo.
Servono interventi concreti perché, come sottolineato anche dal Garante regionale Fanfani, non si può aggiungere altra sofferenza alla sofferenza, non deve accadere.
Il Governo non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Le carceri hanno bisogno di investimenti, di interventi strutturali, di più personale. C'è bisogno di rimettere al centro il tema della rieducazione e della risocializzazione. La pena deve rispettare la Costituzione e la dignità umana".
Diritti in Comune: "Il sovraffollamento è una responsabilità politica"
"La rivolta nata all'interno del carcere Don Bosco è il frutto purtroppo inevitabile di scelte politiche che da anni ritengono le politiche di investimento sulle carceri del tutto secondarie.
Se, infatti, la pena non può mai essere contraria al senso di umanità, ci dobbiamo chiedere che cosa stiamo facendo per alleviare la sofferenza delle persone private della libertà personale.
Perché scontare la pena in una struttura come quella del carcere Don bosco non può che essere una sofferenza ed anche - e sopratutto - perché a patire quella sofferenza sono delle persone.
Questa riflessione che dovrebbe essere scontata appare tutt'altro che chiara e cogente per le autorità che potrebbero adoperarsi per una prospettiva di cambiamento e, tra queste, anche l'amministrazione comunale.
Lo abbiamo denunciato da tempo, lo abbiamo ripetuto proponendo un esposto alla asl e abbiamo raccontato i drammatici esiti della relazione dell'azienda sanitaria.
Le parole delle associazioni, dei volontari e delle volontarie, del cappellano, sono state tutte ascoltate più volte anche nel corso delle commissioni consiliari e da quei racconti, da tempo, abbiamo provato ad avanzare una proposta operativa per la realizzazione di un tavolo permanente che possa essere luogo per pensare e costruire politiche che incidano davvero sulle difficoltà di vita della popolazione detenuta dentro e fuori le mura.
La necessità di rimettere al centro le persone private della libertà personale e la dignità delle loro vite è cruciale, come hanno avuto modo di sottolineare anche la Direttrice del carcere e la Garante per i diritti delle persone private della libertà personale quando sono state sentite in commissione. In carcere ci sono molte persone nei cui confronti lo stato sociale e i servizi hanno fallito. La responsabilità del sovraffollamento è collettiva: alle dichiarazioni di vicinanza deve sostituirsi l'assunzione pubblica di impegni concreti e verificabili.
Ancora una volta quindi insistiamo nel chiedere che esista un luogo permanente dove i soggetti che interagiscono con il carcere si confrontino con l'amministrazione comunale per attuare proposte politiche che, partendo da alcuni temi chiari e su cui l'ente ha competenza, possono incidere sul reinserimento lavorativo, sulla casa e sulla salute. Vista l'urgenza e la situazione di emergenza, chiediamo con forza che la Regione partecipi al tavolo con le proprie competenze: il tema non è solo agire per garantire dignità alle persone recluse, ma costruire le condizioni perchè in carcere ci si entri sempre meno o ne si esca con progetti di sostegno e di vera inclusione sociale, unica via efficace per abbattere la recidiva.
Insomma, occorre cooperazione e interventi urgenti, non slogan repressivi e marginalizzanti né nascondersi dietro allo spacchettamento di competenze per giustificare un immobilismo inaccettabile che ingenera sofferenza nella popolazione detenuta e a rischi per chi, volontario o meno, dentro al carcere opera o lavora".
Trapani: "Non è un semplice episodio"
«Ieri sera sono rimasto all'esterno dell'istituto fino a tarda notte, condividendo la preoccupazione con i familiari, i volontari e altri colleghi consiglieri comunali, mentre all'interno si lavorava senza sosta per riportare la situazione alla normalità. Fortunatamente, dopo ore di forte tensione, l'emergenza è rientrata. Questo è stato possibile soprattutto grazie a un prezioso lavoro di mediazione, per il quale voglio ringraziare sentitamente la direttrice, la Garante, gli agenti e tutti gli operatori impegnati in quei momenti così delicati e complessi».
Lo dichiara il consigliere regionale e capogruppo del Partito Democratico in Comune a Pisa, Matteo Trapani, intervenendo in merito ai disordini registrati ieri presso la Casa Circondariale Don Bosco.
«Fin da questa mattina – prosegue l'esponente Dem – sono in stretto contatto con la Direzione del carcere, a cui ho chiesto di essere costantemente aggiornato. Inoltre, ho manifestato la volontà di poter entrare personalmente nella struttura, non appena le imprescindibili esigenze di sicurezza lo consentiranno, per verificare in prima persona le condizioni dell'istituto e le criticità presenti».
Il consigliere regionale sottolinea poi la necessità di guardare oltre la singola emergenza: «È fondamentale non archiviare quanto accaduto ieri come un semplice episodio. Il sistema carcerario vive da tempo difficoltà profonde e strutturali che riguardano la carenza di spazi, i vuoti in organico, l'assistenza e le generali condizioni di vita. Quando queste criticità si accumulano ed esplodono, a pagare il prezzo più alto sono tutti. Ci sono le persone detenute, ma ci sono anche le donne e gli uomini che ogni giorno tengono in piedi il carcere: la Polizia Penitenziaria, il personale sanitario, gli educatori, gli operatori e la dirigenza. Non possiamo permetterci di lasciare soli né gli uni né gli altri. In questo senso, condivido la posizione espressa dal Garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani, che parla del Don Bosco come un carcere al collasso».
«Rinnovando il mio ringraziamento a chi ieri ha saputo gestire una situazione ad altissimo rischio, ribadisco che ora il governo nazionale deve smettere di ignorare la questione e spiegarci cosa può e deve essere fatto concretamente per evitare che simili tensioni si ripetano», conclude Trapani.
Danneggiata l'auto di un giornalista
Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana esprime solidarietà e vicinanza al giornalista e fotografo Enrico Mattia Del Punta, collaboratore de La Nazione, la cui auto è stata danneggiata nel parcheggio davanti al carcere Don Bosco di Pisa, dove si trovava per documentare la protesta in corso all’interno dell’istituto penitenziario.
«Danneggiare l’auto di un professionista dell’informazione mentre sta svolgendo il proprio lavoro è un fatto grave e inaccettabile» afferma il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Giampaolo Marchini. «A Enrico Mattia Del Punta va la piena solidarietà del Consiglio. Giornalisti e fotoreporter devono poter raccontare ciò che accade, anche nelle situazioni più difficili e delicate, senza subire intimidazioni, minacce o danneggiamenti».
L’Ordine auspica che venga fatta piena luce sull’accaduto e ribadisce la necessità di tutelare sempre la libertà di informazione e il diritto-dovere di cronaca, garantendo a chi informa la possibilità di svolgere il proprio lavoro in sicurezza. «L’Ordine sarà al fianco del collega anche nelle eventuali iniziative che riterrà opportuno intraprendere a tutela dei propri diritti e della propria attività professionale», conclude Marchini.
