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Firenze, svelati quattro ritratti di Vivaldi finora sconosciuti

La scoperta di Federico Maria Sardelli amplia il volto del 'Prete rosso'

Il Museo de’ Medici di Firenze presenta oggi, 3 ottobre 2026, quattro dipinti finora sconosciuti o non riconosciuti che ritraggono Antonio Vivaldi (1678-1741). La scoperta è di Federico Maria Sardelli, che la racconta nella nuova edizione del suo libro Il volto di Vivaldi, pubblicata da Sellerio.

Per secoli il canone delle effigi vivaldiane si è retto su pochissime immagini eseguite in vita: il ritratto del Museo della Musica di Bologna, l’incisione di François Morellon La Cave e la caricatura di Pier Leone Ghezzi. Ora quel canone si amplia di quattro ritratti, tutti imparentati tra loro, e porta alla luce un legame finora ignoto tra il compositore e il pittore Giovanni Battista Piazzetta.

Non è un caso che questa scoperta straordinaria per la storia della musica venga presentata al Museo de’ Medici. Come Sardelli, anche Vivaldi fu di casa a Firenze: al gran principe Ferdinando de’ Medici, figlio di Cosimo III, musicista appassionato e mecenate, dedicò L’Estro Armonico (1711), la raccolta di concerti che ne consacrò la fama in tutta Europa.

Il punto di partenza: un ritratto uscito da casa Vivaldi

 

Tutto comincia quando un noto liutaio e collezionista sottopone a Sardelli un «ritratto di Vivaldi» di sua proprietà, mai pubblicato. È un olio su tela di cm 41,8 x 54,8, attribuito al veneziano Giuseppe Nogari, con una targhetta d’ottone sulla cornice: «Giuseppe Nogari / (Venezia 1701-1763) / Ritratto di A. Vivaldi».

Il dipinto ha un pedigree eccezionale. Un certificato del 1982 dei liutai Giacomo e Leandro Bisiach attesta che il padre, Leandro Bisiach senior, lo acquistò nel 1924 dai marchesi Durazzo-Da
Passano nel castello di Occimiano Monferrato, insieme a due violini di scuola cremonese. Era la casa di Marcello Durazzo, che possedeva metà dei manoscritti vivaldiani oggi alla Biblioteca Nazionale di Torino.

Sul retro della tela si leggono il sigillo in ceralacca dei Durazzo, il timbro «M. D.» e un’iscrizione a inchiostro di fine Settecento: «A. Viualdi / in. n. 272». Ripercorrendo la catena dei passaggi (Soranzo, Canonici, Giacomo Durazzo), Sardelli conclude che ritratto, violini e manoscritti uscirono insieme dall’ultima casa del compositore, sulla Riva del Carbon a Venezia.

Il 'Ritratto di musicista' che era Vivaldi

Il ritratto Durazzo non convinceva però sul piano della qualità pittorica. Cercando nell’opera di Nogari, Sardelli trova nella fototeca della Fondazione Giorgio Cini di Venezia la fotografia di un dipinto identico per posa e dettagli, ma di mano molto superiore. L’originale è ancora nella collezione del direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli, a Marano di Castenaso Bologna).
Olio su tela di cm 50 x 60, in cornice rococò coeva, era stato finora esposto e catalogato come anonimo «Ritratto di musicista». La sua storia passa per Londra: appartenne al colonnello George Babington Croft Lyons (1855-1926), nel 1928 era alla Saville Gallery e nel 1978 Molinari Pradelli lo acquistò a Montecarlo dall’antiquario Francesco Queirazza.

Il confronto chiarisce il rapporto tra i due quadri: quello Durazzo è una copia coeva, di mano meno abile, di quello bolognese. Se il primo ritrae Vivaldi, lo ritrae anche il secondo. Qui il «Prete rosso» appare con i capelli biondo-rossicci, gli occhi chiari grigio-verdi e un sorriso arguto: per Sardelli è la più realistica e viva tra tutte le immagini del compositore.

Vivaldi e Piazzetta: un doppio ritratto tra amici

Gli altri due ritratti mostrano lo stesso violinista, nella stessa posa e con lo stesso colletto aperto, ma con una seconda figura alle sue spalle. Sono opere di Domenico Fedeli detto il Maggiotto (1712-1794), allievo di Piazzetta:
• un dipinto passato all’asta nel 2020 come Allegoria della musica;
• una versione quasi identica, nota alla fototeca di Federico Zeri come Coppia di giovani (cm 45 x 60).

L’uomo con il berretto da bottega non è un secondo musicista. Il confronto con gli autoritratti noti lo identifica in Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754), quasi coetaneo di Vivaldi. Secondo Sardelli, all’origine della serie c’è un doppio ritratto di Piazzetta, eseguito con ogni probabilità negli anni Dieci del Settecento, in cui il pittore si ritrasse accanto all’amico compositore.

Da quel prototipo discenderebbero le repliche di bottega del Maggiotto e poi il ritratto singolo della collezione Molinari Pradelli, senza Piazzetta e con abiti e colori aggiornati. Da quest’ultimo, infine, la copia che Vivaldi avrebbe tenuto in casa. L’ipotesi scioglie anche un enigma cronologico: Nogari e il Maggiotto erano troppo giovani per aver ritratto dal vero un Vivaldi trentenne.

Perché conta

La scoperta cambia tre cose. Aggiunge quattro immagini a un corpus ristrettissimo. Conferma i tratti già noti del volto di Vivaldi: fronte alta e tondeggiante, sopracciglia arcuate e sottili, naso dalla radice robusta, guance piene, camicia sempre aperta sul petto, e soprattutto il sorriso. E rivela un rapporto personale, finora ignoto, con uno dei maggiori pittori veneziani del primo Settecento.

Nel 2021, chiudendo la prima edizione del libro, Sardelli aveva scritto che un eventuale nuovo ritratto sarebbe stato riconoscibile dai tratti somatici «e, probabilmente, anche per il suo sorriso». Cinque anni dopo, la previsione si è avverata quattro volte.

Il libro

Il volto di Vivaldi di Federico Maria Sardelli (Sellerio, nuova edizione) ricostruisce l’intera iconografia del compositore. Il nuovo capitolo «Un nuovo ritratto di Vivaldi. Anzi quattro» documenta la scoperta con provenienze, confronti e la genealogia dei dipinti.

Federico Maria Sardelli è direttore d’orchestra, compositore, musicologo e pittore, tra i massimi studiosi di Vivaldi. È autore anche de L’affare Vivaldi (Sellerio, 2015).

Fonte: Ufficio stampa

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