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Inaugurata con Marianna Aprile a Fucecchio la V edizione della Winter School in Giornalismo Internazionale e Nuovi Media

La giornalista e scrittrice: "Il giornalista deve essere il pezzo che manca tra chi legge e chi guarda"

Si è aperta ufficialmente sabato 3 ottobre, presso il Teatro Pacini di Fucecchio, la V edizione della Winter School in Giornalismo Internazionale e Nuovi Media, promossa dalla Fondazione Montanelli Bassi ETS. L'iniziativa, gratuita e riservata a venti giovani tra studenti universitari e professionisti, propone un fitto percorso formativo di incontri e laboratori al Palazzo Montanelli Della Volta. Al primo incontro ha partecipato Marianna Aprile, giornalista e scrittrice.

Il programma del corso

Il percorso formativo della Winter School prosegue al Palazzo Montanelli Della Volta con 8 incontri e 15 esperti del settore, per concludersi il 25 ottobre con l'intervento di Francesca Schianchi (La Stampa, La7). A completare l'offerta formativa, il 7 e 8 novembre si terranno due giornate di laboratorio di scrittura giornalistica a cura di Antonella Scott (Il Sole 24 Ore) ed Edoardo Anziano (IrpiMedia).

I saluti istituzionali

La sindaca di Fucecchio ha aperto l'evento esprimendo l'auspicio di "riuscire a creare una cittadella del giornalismo a Fucecchio", ringraziando l'organizzazione e la Regione Toscana. Cogliendo la concomitanza con la data del 3 ottobre, anniversario della tragedia di Lampedusa del 2013, ha aggiunto: "Dobbiamo ricominciare a dare messaggi di accoglienza, Fucecchio è una città di accoglienza che deve ricordare ciò che accade nel Mediterraneo".

Antonio De Crescenzo, componente del Comitato di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ha ribadito l'impegno dell'ente nel sostenere la formazione, ricordando: "La comunicazione in uno Stato democratico è fondamentale, è un'attività di grande responsabilità che va portata avanti con coscienza ed obiettività".

Il proficuo rapporto di collaborazione tra università e territorio è stato celebrato dal professor Andrea Borghini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pisa, che ha sottolineato la necessità di un "giornalismo serio, che sappia riprodurre la notizia il più possibile al riparo da ideologismi o prese di posizione faziose, per fronteggiare anche i pericoli dell'intelligenza artificiale e continuare a formare cittadini consapevoli".

Giampaolo Marchini, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana, ha definito il corso "una straordinaria opportunità di addestramento e per andare a fondo", utile come "antidoto alla disinformazione" in un momento in cui siamo costantemente "bersagliati da migliaia di informazioni".

L'intervento di Marianna Aprile

Punto centrale della giornata inaugurale è stata l'intervista alla giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice Marianna Aprile, condotta da Letizia Moizzi, presidente della Fondazione Montanelli Bassi. Rispetto all'epoca in cui Indro Montanelli fotografava la realtà, Aprile ha osservato come sia cambiata la funzione del giornalista, che "deve essere il pezzo che manca tra chi legge e chi guarda: se manca il contesto va dato il contesto, se manca l'immagine va fornita l'immagine. Non manca la sostanza, ma cambia la forma".

La giornalista non ha risparmiato critiche al modello odierno della comunicazione: "Polarizzando molto ed estremizzando i toni si attira l'attenzione, ma il problema è che non resta niente. I parterre televisivi sono creati apposta per farli urlare: hai già deciso come andrà la trasmissione e i scordi del lettore o dello spettatore. Questo andazzo ha fatto sì che il giornalista smetta di essere un professionista e inizi a essere un personaggio, e lo fa anche sulla carta stampata".

Ampio spazio è stato dedicato ai temi affrontati nell'ultimo libro della giornalista, La promessa, un viaggio nella storia dell'Italia ripercorsa attraverso le figure femminili: "È una storia lunga e travagliata la nostra", ha ricordato Aprile, sottolineando come i diritti civili fondamentali quali divorzio e aborto siano ancora oggi oggetto di dibattito e come "ogni giorno vada messo il sei, anche senza dover per forza scendere in piazza".

Tra le storie rievocate nel corso della serata quella di Marcella Ficchi, moglie del medico del carcere di Regina Coeli negli anni'40, che con un astuto piano e con l'ausilio di una finta telefonata con accento meridionale riuscì a far rilasciare Sandro Pertini e Giuseppe Saragat prima del coprifuoco, salandoli dalla condanna a morte, e  Teresa Mattei, tra le più giovani madri della Costituente, che usava piccoli stratagemmi e la propria astuzia "per confondere i nazisti o i fascisti e far passare chi doveva passar, facendo una vera rivoluzione nella rivoluzione".

In conclusione, Aprile ha condiviso una commossa riflessione sul valore simbolico dell'emancipazione femminile, ricordando il momento del giuramento del Governo: "Mi commuovo a pensare a quando Meloni ha giurato davanti a Mattarella, perché Ginevra ha visto sua madre così e per lei sarà normale sapere che anche una donna può farcela".

Teresa Vitrano

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