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Riformisti San Miniato sul caso profili social: "Servono risposte"

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Foto archivio da Pixabay

A San Miniato la vicenda dei profili fake sui social ha ormai assunto una dimensione politica che non può più essere liquidata come una semplice guerra tra account anonimi.

Da tempo, tramite alcuni profili evidentemente fasulli, alcune persone intervengono nel dibattito (social) cittadino sostenendo l’amministrazione comunale ed attaccando (più o meno pesantemente) chi la critica. Talvolta -molto spesso a dire il vero- arrivando ad offendere l’interlocutore di turno. E questo è il primo dato di fatto.

Oggi però c’è un elemento che merita un approfondimento politico: un membro della segreteria del sindaco, responsabile del coordinamento e controllo dell’attuazione della programmazione politica, ha ammesso di gestire un profilo falso. Dichiarando altresì di “non postare e non commentare” (quantometo con quel profilo).

Ma è proprio da qui che nasce la nostra domanda:

Perché un esponente che ricopre un ruolo politico così importante ha ritenuto necessario utilizzare un’identità falsa nel dibattito politico, tanto da dover chiarire (in passato) la circostanza alla Polizia Postale? E soprattutto, chi ne era a conoscenza?

Il Sindaco ha dichiarato di non sapere nulla del coinvolgimento della Giunta nella vicenda; come è suo solito fare fa spallucce e risponde stizzito.

Prendiamo atto della sua posizione, che però ci induce a porre ulteriori quesiti:

Il Partito Democratico era a conoscenza dell’utilizzo di questo tipo di profili sui social?

La segreteria ne era informata?

La Giunta ed i consiglieri di maggioranza?

Perché se il Partito Democratico di San Miniato può tacere di fronte all’inefficienza che è sotto gli occhi di tutti del proprio sindaco e della propria giunta, ma non dovrebbe tacere di fronte a comportamenti così gravi che rivestono un carattere politico.

A noi non interessa scoprire quale sia la vera identità dietro a questi profili fake, nè tantomeno intendiamo sostituirci alla Polizia Postale per stabilirlo.

A noi interessa l’eventuale responsabilità politica.

Interessa capire se si è trattato esclusivamente di iniziative personali oppure se qualcuno ne era informato. Perchè se esisteva/esiste un coordinamento politico, i cittadini hanno il diritto di saperlo.

Non pensiamo che il confronto politico debba essere sterile. Al contrario: vogliamo più confronto, più discussione, ma anche più libertà di critica.

E proprio per questo riteniamo che la politica debba essere fatta alla luce del sole e non dietro identità nascoste.

Un partito che governa ha il diritto di difendersi dalle critiche così come un’opposizione ha il diritto di contestare chi governa.

Ma un partito che governa ha anche il dovere di chiedere spiegazioni al proprio sindaco. Non si tratta di puntare il dito ma di mettere a tacere una volta per tutte le insinuazioni che circolano. Se come dice il sindaco non sa niente di profili fake, che lo dimostri almeno almeno al suo partito.

Ma il Partito democratico non lo farà, aspetta nelle proprie stanze la prossima campagna elettorale.

Il sindaco ed il Partito Democratico che lo sostiene si dimenticano che i cittadini hanno il diritto di intervenire nel dibattito.

Ma tutti devono sapere, per quanto possibile, chi sta parlando ed a quale titolo.

Se invece il confronto politico diventa una rete di identità nascoste, profili anonimi e attività di osservazione reciproca, allora il problema non riguarda più soltanto i social.

Riguarda il modo in cui intendiamo la democrazia.

Ed è proprio per questo che riteniamo necessario portare la questione nelle sedi istituzionali.

Adesso servono risposte.

Serve sapere chi sapeva, chi ha deciso e perché.

E se alla fine emergerà che qualcuno ha sbagliato, dovrà avere la responsabilità politica di ammetterlo pubblicamente.

E di chiedere scusa ai cittadini, prima ancora che agli avversari politici.

Ed il Partito Democratico dovrà, per una volta, prendere una posizione.

Riformisti per San Miniato

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