Alluvionati Empoli: "Piano contro rischio idraulico e stop a nuove costruzioni in aree a rischio"

"Ridurre il rischio per chi c'è già, non aggiungere nuove costruzioni e persone dove c'è pericolo; prima si riduce il rischio esistente, non se ne crea di nuovo". Con queste parole l'Unione Cittadini Alluvionati ha presentato oggi a Empoli una proposta per un nuovo piano di riduzione del rischio idraulico e per fermare le nuove edificazioni nelle aree a rischio.
Il documento, illustrato venerdì 9 ottobre durante una conferenza stampa al Circolo Arci di Ponzano, è rivolto all'Amministrazione comunale e alla comunità empolese e affronta la gestione complessiva delle acque e la prevenzione del rischio idraulico. La proposta, che si tiene a precisare "nasce prima di tutto da una presa d’atto della situazione esistente e dalla ricerca di esperienze già avviate altrove che possano offrire un metodo utile anche per Empoli", contiene due richieste specifiche, illustrate dall'associazione nel corso dell'incontro.
Il documento è stato trasmesso al sindaco di Empoli e alla Segreteria generale, con la richiesta di portarlo a conoscenza della Giunta, degli assessori e di tutti i gruppi consiliari, affinché l'Amministrazione ne valuti l'applicazione.
"Ma non vogliamo - precisa l'Unione - che questo documento venga visto come il documento di una singola realtà che pretende di proporre una soluzione già definita per ogni singola criticità. Propone invece un metodo per cominciare ad affrontarle insieme, trasformando conoscenze e problemi già emersi in priorità, progetti, finanziamenti e opere".
Per questo il documento è stato aperto al contributo di "cittadini e residenti delle frazioni, comitati, associazioni, volontariato e Protezione civile, organizzazioni ambientaliste e sindacali, associazioni di categoria, imprese, agricoltori, ordini professionali, tecnici, mondo scientifico e universitario, scuole, enti gestori dei servizi pubblici, forze politiche e gruppi consiliari"
"La riduzione del rischio idraulico riguarda tutti - conclude l'Unione - e può diventare un obiettivo condiviso. L’obiettivo è favorire la più ampia convergenza possibile sulla necessità di affrontare in modo organico la gestione delle acque e la riduzione del rischio, affinché l’Amministrazione comunale possa avviare un percorso condiviso con gli enti competenti e con il territorio".
Un "modello da cui partire"
L'Unione Cittadini Alluvionati indica in particolare nell'esperienza del Comune di Prato un modello interessante perché punta a "superare la frammentazione delle competenze". Il percorso pratese ha coinvolto Regione Toscana, Protezione civile, Vigili del fuoco, Autorità di bacino, Consorzio di bonifica, gestori dei servizi e altre realtà del territorio. Attraverso "l'integrazione dei dati e delle segnalazioni" sono state individuate criticità e priorità d'intervento, fino ad arrivare, nel maggio 2026, al "Piano-stralcio di Mitigazione del Rischio Idraulico".
Il metodo proposto si articola in una sequenza precisa: "conoscenza, integrazione dei dati, individuazione delle criticità, priorità, programmazione, finanziamento, realizzazione degli interventi, manutenzione e monitoraggio". L'associazione precisa di non voler "copiare automaticamente Prato", ma di utilizzare quell'esperienza per costruire un modello adeguato alle caratteristiche di Empoli. Il percorso, sottolinea, "può essere avviato dall'Amministrazione comunale" senza ricorrere a poteri commissariali straordinari, mentre gli atti successivi spetterebbero agli organi e agli enti competenti, nel rispetto delle rispettive funzioni.
Prima richiesta: ridurre il rischio esistente
L'Unione, chiedendo il piano straordinario e integrato, propone "che il nuovo studio complessivo del territorio sia affidato al Genio Civile della Regione Toscana, che realizzò già lo studio idrologico-idraulico del 2013, attraverso un accordo tra Comune e Regione e con il coinvolgimento, secondo le rispettive competenze, di Autorità di Bacino, Consorzio di Bonifica, Protezione Civile, AIT, Acque S.p.A., Alia e degli altri soggetti interessati"
L’obiettivo "non deve essere produrre semplicemente un altro studio, ma arrivare a un programma pubblico e verificabile di interventi, individuando criticità, priorità, responsabilità, risorse, finanziamenti, tempi di realizzazione, manutenzione e monitoraggio. Una particolare attenzione deve essere dedicata anche al rapporto fra reticolo minore, rete fognaria e drenaggio urbano, colmando una lacuna che lo stesso studio del Genio Civile del 2013 dichiarava esplicitamente".
Seconda richiesta: stop alle nuove edificazioni nelle aree a rischio
La seconda richiesta è netta: "cancellare dal Piano Operativo le previsioni di nuova edificazione ricadenti nelle aree a rischio idraulico". In tal senso l'Unione chiede di cancellare dal Piano operativo comunale (POC) le previsioni di nuova edificazione ricadenti nelle aree a rischio idraulico.
"Gli studi e le opere che chiediamo devono servire prioritariamente a ridurre il rischio per le persone, le abitazioni e le attività che esistono già, non a individuare nuove condizioni tecniche attraverso le quali rendere possibili ulteriori edificazioni nelle aree esposte. La richiesta assume particolare rilievo anche alla luce di quanto già approvato dal Consiglio comunale nell’ordine del giorno accompagnatorio al DUP 2026-2028, dove è stato affermato che «il POC non prevede interventi» nelle aree soggette a rischio idraulico. Il documento chiede quindi che l’eventuale contraddizione fra questa affermazione e le previsioni effettivamente contenute nel POC venga risolta prima dell’approvazione definitiva del Piano".
