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Caccia, il M5S regionale si appella ai sindaci per escludere i terreni comunali

Portare nei Consigli comunali toscani una mozione urgente che impegni sindaci e giunte a chiedere l’esclusione dalla caccia programmata dei terreni di proprietà pubblica entro la scadenza del 30 ottobre prossimo. È l’iniziativa predisposta dal M5S regionale, che ha elaborato un testo fondato sull’articolo 15 della legge nazionale 157 del 1992 e sui più recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa. La legge riconosce infatti al proprietario o al conduttore di un fondo la facoltà di chiedere alla Regione che su quel terreno venga vietato l’esercizio venatorio, purché ricorrano le condizioni previste dalle leggi.

Il testo parte da un nodo normativo preciso. La disciplina regionale toscana ha subordinato l’esclusione dalla caccia a condizioni particolarmente restrittive, compresa quella della soglia minima di 200 ettari di estensione dei terreni. La mozione richiama invece recenti sentenze dei tribunali amministrativi, tra cui il Tar Abruzzo e il Consiglio di Stato, che hanno riaffermato la prevalenza della normativa statale e la possibilità di chiedere l’esclusione anche per ragioni etiche, ambientali e sociali. Le stesse pronunce, secondo quanto riportato nell’atto, impongono inoltre che un eventuale diniego regionale sia sostenuto da motivazioni specifiche e da un effettivo contrasto con la pianificazione faunistico-venatoria.

«È un atto squisitamente politico: chiediamo ai Comuni di esporsi e di compiere un atto chiaro contro la caccia sui terreni che appartengono alla collettività – spiegano i consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti – sappiamo che le istanze potranno incontrare ostacoli e resistenze, ma proprio per questo è importante che parta dalla Toscana un segnale netto. Vogliamo contrastare la cultura dello “sparatutto” che continua a pretendere spazi sempre più ampi e riaffermare il diritto delle comunità locali a scegliere, anche per ragioni etiche, di sottrarre una parte del proprio territorio all’attività venatoria. Le lobby della caccia non possono considerare il territorio una propria disponibilità permanente, né comprimere la libertà di chi ritiene che un terreno pubblico debba essere destinato alla tutela, alla fruizione e alla vita».

«Mettiamo a disposizione dei Comuni uno strumento immediatamente utilizzabile e chiediamo a sindaci e ai consigli comunali di usarlo e di farlo con coraggio, soprattutto dove i terreni pubblici sono frequentati da cittadini, famiglie, escursionisti e turisti. Ogni mozione approvata, ogni istanza presentata alla Regione, contribuirà a costruire dal basso una pressione politica contro l’estensione della caccia e a riportare al centro il principio per cui sui beni pubblici la priorità deve essere l’interesse della comunità» aggiungono i consiglieri.

«La mozione punta a rafforzare la tutela della fauna selvatica e della biodiversità, che resta una responsabilità primaria delle istituzioni – conclude il coordinatore regionale del M5S Tommaso Pierazzi – un impegno ancora più urgente mentre, a livello nazionale, il M5S denuncia l’indebolimento delle garanzie ambientali e una revisione della legge 157/92 orientata ad ampliare gli spazi della caccia».

 

Ufficio Stampa Movimento 5 Stelle - Gruppo consiliare

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