Fotoprotezione tutto l’anno, controlli dei nei e falsi miti dei social: i consigli della dermatologa di Clinica Leonardo Kormed

La protezione solare non serve solo in spiaggia, i controlli della pelle vanno fatti ogni anno e una routine di bellezza con tanti passaggi non è necessariamente la scelta migliore. Sono alcuni dei messaggi lanciati ai microfoni di Radio Lady dalla dottoressa Martina Dragotto, dermatologa della Clinica Leonardo Kormed di Sovigliana, che si occupa di pelle e di capelli.
Fotoprotezione: un tema che vale tutto l’anno
Il primo punto riguarda un’abitudine ancora diffusa: "I pazienti mi chiedono della fotoprotezione di solito soltanto nei mesi prima dell’estate perché c’è ancora questa convinzione che in realtà la fotoprotezione vada messa per andare in spiaggia invece ormai è noto che la fotoprotezione vada messa tutto l’anno", ha spiegato la dermatologa.
Alla base c’è la differenza tra i due tipi di raggi ultravioletti: "Effettivamente quelli che noi percepiamo sono i raggi UVB e quelli contro cui di solito tendiamo a proteggerci. I raggi UVB effettivamente sono presenti soprattutto in estate, però ci sono dei raggi un po’ più infidi, che sono i UVA, che invece sono presenti tutto l’anno e di cui non percepiamo poi la presenza, perché mentre i UVB se non ci proteggiamo ci danno l’eritema o l’ustione".
Gli UVA, ha aggiunto, hanno una caratteristica in più: "I UVA passano le nuvole, passano i vetri, quindi anche banalmente quando siamo in macchina andando al lavoro il raggio UVA ci colpisce". Oltre al rischio di tumori cutanei legati all’esposizione solare, la dottoressa ha ricordato che gli UVA sono associati anche a macchie e rughe, cioè all’invecchiamento della pelle. Per questo, ha detto, "soprattutto per un fattore anche estetico, oltre che di prevenzione del tumore, la protezione solare andrebbe messa tutto l’anno".
L'intervista su RadioLady 97.7
Cosa leggere sull’etichetta
Scegliere il prodotto giusto richiede attenzione alla confezione: "Quando vediamo SPF 50+, pensiamo di essere protetti da tutti i raggi solari. Invece quando vediamo questa dicitura, ovvero SPF, questo si riferisce alla protezione dai raggi di tipo B", ha chiarito Dragotto. Ed è qui che serve guardare oltre: "Quasi tutte le protezioni solari hanno un bollino dove c’è scritto o UVA cerchiato, oppure la dicitura PA seguita da un certo numero di più, che fa riferimento allo schermo dai raggi UVA, quindi quando andiamo a comprare una fotoprotezione è importantissimo vedere sia l’SPF sia la protezione dagli UVA".
Lo stesso vale per l’inverno, quando non serve necessariamente un solare specifico: "In queste creme viso bisogna vedere che sulla confezione ci sia scritto che c’è una protezione SPF e UVA, quindi di solito le creme cosmetiche, quelle da mettere tutto l’anno la mattina, sono creme con magari acido ialuronico, altre sostanze idratanti, nutrienti, però che all’interno hanno anche lo schermo dai filtri solari. A questo punto bisogna comprare un filtro a largo spettro, ovvero che abbia sia la protezione dagli UVB sia la protezione dagli UVA".
Cosa indicano i numeri della protezione
Il numero dell’SPF non misura la potenza dello schermo, ma il tempo di protezione: "Quando vediamo, vi faccio un esempio, un SPF 30, questo vuol dire che confrontando chi non mette la protezione solare e chi mette la protezione solare, chi la sta mettendo per raggiungere l’eritema, ovvero l’ustione solare, ha un tempo 30 volte superiore". Nell’esempio fatto in studio, chi senza protezione si ustiona in 10 minuti arriva a 300 minuti con l’SPF 30.
Sono però valori ottenuti in laboratorio: "Questi ovviamente sono test che sono stati fatti in laboratorio quindi comunque il dermatologo vi consiglierà sempre di rinnovare la protezione dopo due ore perché comunque poi intervengono anche altri fattori come il vento, l’acqua, il sudore, quindi la protezione solare va rinnovata ogni due ore".
Controlli e tumori della pelle
Sulla prevenzione, la dermatologa indica una cadenza precisa: "La visita dermatologica, intesa come mappatura dei nei o comunque controllo di tutte le lesioni che si hanno addosso, andrebbe fatta una volta l’anno per prevenzione. È vero che poi è il dermatologo di volta in volta a indicare le tempistiche dei controlli successivi, però tendenzialmente il controllo una volta l’anno andrebbe fatto sempre".
Attenzione anche a un’idea diffusa: "Contrariamente a quello che si pensa, ovvero che sono da attenzionare soltanto i nei brutti, in realtà i tumori della pelle si dividono in due classi, quelli che sono melanoma e quindi effettivamente possiamo definirli come nei brutti, ma anche quelli che non sono melanoma, che sono altri tumoretti della pelle che hanno una prognosi migliore rispetto a quella del melanoma e che sono principalmente due, ovvero il tumore basocellulare e quello squamocellulare".
Cambia anche l’aspetto delle lesioni: "Al contrario del melanoma, che è una lesione pigmentata, quindi un marrone o nera brutta, quest’altra classe di tumori di solito si manifesta come una papulina rosa o una crosta che non guarisce mai o una lesione rosa ruvida al tatto, quindi non sono da guardare soltanto le macchioline marrone ma anche quelle rosa, anche perché il melanoma stesso può venire come una lesione amelanotica si dice, quindi rosa. Tutto ciò che è nuovo andrebbe fatto vedere al dermatologo".
I falsi miti della skin care sui social
Sul tema delle routine di bellezza rilanciate online, Dragotto è netta: "Sui social si è diffusa la ricerca della skin care perfetta, spesso composta da 8, 10 o addirittura 12 passaggi. In realtà, dal punto di vista dermatologico, una routine così articolata non è necessariamente utile. Non è vero che più prodotti si utilizzano, migliori saranno i risultati: in alcuni casi, soprattutto per determinate tipologie di pelle meglio non esagerare. Questo vale in particolare per le pelli sensibili o soggette a condizioni come la rosacea e la dermatite. In questi casi, stratificare numerosi prodotti, magari contenenti acidi o altri principi attivi, può risultare controproducente e aumentare il rischio di irritazioni. Bisogna inoltre considerare che non sempre si conosce a fondo la composizione dei prodotti che si utilizzano e che non tutti hanno le competenze necessarie per valutarne gli ingredienti e le possibili interazioni. Per questo, spesso, una routine semplice, mirata e adatta alle caratteristiche della propria pelle è molto più efficace di una lunga lista di prodotti".
Per questi casi, ha spiegato, la strada è un’altra: "In questi tipi di pelle, anzi che rientrano in pelli quasi patologiche, prima si va dal dermatologo meglio è perché bisogna assolutamente impostare una routine personalizzata con a volte proprio farmaci specifici".
Quanto agli ingredienti di tendenza, la dottoressa ha distinto: "L’acido ialuronico in sé non è un prodotto aggressivo, il prodotto in realtà molto aggressivo di cui vedo molte dermatiti in studio è il retinolo". Il retinolo, ha spiegato, è presente anche nei prodotti per il contorno occhi e la zona della palpebra è molto sensibile, con molte reazioni infiammatorie. Può essere indicato solo a concentrazioni molto basse, che può individuare soltanto il dermatologo.
Acne: non aspettare
L’ultimo consiglio riguarda i più giovani: "Vedo ragazzi che vengono con un’acne ormai in stadio molto avanzato e quando l’acne è in stadio avanzato e ha dato cicatrici è molto difficile tornare indietro. Il mio consiglio soprattutto quando si hanno appunto queste pelli un pochino più difficili è andare il prima possibile dal dermatologo perché può poi fare veramente la differenza sulle cicatrici e sulle dermatiti".
La dottoressa Martina Dragotto è disponibile alla Clinica Leonardo Kormed di Sovigliana per visite e per chi desideri chiarimenti e approfondimenti.
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