"Il voto contrario di Fratelli d’Italia, espresso nel Consiglio Comunale del 13 ottobre scorso, alla mozione sul congedo parentale paritario obbligatorio non può essere trasformato in un voto contro la condivisione delle responsabilità familiari. È un obiettivo importante, che va perseguito, però, con misure concrete e, perciò, sostenibili. La nostra contrarietà riguarda l’indirizzo politico proposto e il modo in cui si pretende di rappresentare il dissenso: come se chi non approva una determinata soluzione fosse contrario ai diritti delle famiglie". Lo dichiara Francesca Peccianti, consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Empoli, rispondendo alle dichiarazioni della capogruppo del Partito Democratico Viola Rovai.
"Il Consiglio comunale può legittimamente rivolgere appelli alla Regione e al Parlamento. Ma un atto di indirizzo dovrebbe indicare anche quali strumenti si intendono promuovere, con quali risorse e con quali risultati attesi. La mozione impegna il Sindaco e la Giunta a sollecitare la Regione e il Governo: un obiettivo politico legittimo, ma che non equivale ad alcuna misura concreta per le famiglie toscane ed empolesi".
"La mozione piddina e la stessa Consigliera Rovai glissano su quanto realmente avvenuto a livello nazionale - dichiara Peccianti -. La Proposta di legge Schlein sul congedo parentale paritario prevedeva cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore, oltretutto non trasferibile, retribuito al 100% dello stipendio. Una proposta, all’evidenza, onerosa per le casse dello Stato, che, infatti, è stata bocciata, a febbraio 2026, alla Camera dietro il parere della Ragioneria Generale dello Stato la quale ha ritenuto le coperture finanziarie proposte dal PD assolutamente non idonee, stimandole tra i 3,7 e i 4,5 miliardi di euro l’anno contro i 3 miliardi indicati dai proponenti. Chiedere misure certe per una misura permanente è responsabilità verso le famiglie, non un pretesto per ignorarne i bisogni. Misure illusorie e populiste hanno ricadute che durano anni: il superbonus, a questo proposito, insegna".
"La realtà è che il Governo Meloni, anche sui congedi parentali, ha investito risorse strutturali ingenti, ovvero un miliardo di euro dal suo insediamento. Il Governo ha adottato misure economiche concrete, cosa che non hanno fatto i Governi precedenti, ma soprattutto sostenibili economicamente, aumentando l’indennità del congedo parentale facoltativo all’80% per i primi tre mesi (ricordiamo che fino al 2022 era al 30%)".
Secondo Peccianti, "con la Legge di Bilancio 2025 il Governo ha portato da 12 a 14 anni l’età del figlio entro cui i genitori possono usufruire del congedo parentale. Ed ancora: sono state modificate le tutele per l’assistenza ai figli malati nella fascia dell’obbligo scolastico. L’età del figlio entro cui è possibile astenersi dal lavoro in caso di malattia è stata elevata a 14 anni (prima era fino a 8 anni) e i giorni di congedo per malattia fruibili alternativamente da ciascun genitore sono stati raddoppiati da 5 a 10 giorni lavorativi l’anno per ogni figlio".
"Si può discutere se tutto ciò sia sufficiente, ma non è corretto descrivere la posizione di Fratelli d’Italia come contraria a ogni sostegno o a una maggiore partecipazione dei padri - afferma Peccianti -. Anche il richiamo, fatto dalla Consigliera Rovai, alle parole della ministra Roccella deve essere ricondotto al loro contesto. La Ministra, in una intervista rilasciata alla Stampa, si è detta contraria a obblighi normativi, come quello del congedo paritario proposto dal PD, quando entrano nelle relazioni tra persone. Ha aggiunto: “Noi dobbiamo far sì che la genitorialità non sia uno svantaggio, né per le aziende, né per le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema. La stessa Ministra si è detta una femminista della differenza, nel senso che il lavoro deve essere cambiato adattandolo al corpo della donna, che genera, proprio perché, per troppo tempo, la maternità è stata un fattore di discriminazione. Si può non condividere questa impostazione, ma non è corretto presentarla come un rifiuto della cura condivisa".
Quanto al riferimento all'IVA sui beni primari per l'infanzia, Peccianti precisa: "Nel 2023 era stata applicata un’aliquota ridotta, in via temporanea, su alcuni prodotti per l’infanzia. Il monitoraggio del Garante dei prezzi rilevò, tuttavia, che, nei primi mesi, il beneficio non era stato trasferito interamente ai consumatori, in quanto le grandi catene di distribuzione e i produttori avevano riassorbito quel margine di sconto aumentato i prezzi finali al consumo. Dal 2024 sono state ripristinate le aliquote precedenti. Le risorse risparmiate dal ripristino dell’IVA non sono state “sprecate”, ma reindirizzate verso sostegni diretti e non intercettabili dalla speculazione commerciale: Bonus Mamma (Decontribuzione), che in realtà non è una misura spot, bensì strutturale (fino a 3000 euro l’anno direttamente nella busta paga delle madri lavoratrici), potenziamento del Bonus Nidi, anche questo non una tantum, lo stesso congedo parentale all’80% per i primi tre mesi".
"È davvero singolare che il PD si presenti oggi come l’unica forza politica dalla parte delle famiglie e della genitorialità - dichiara Peccianti -. Bisognerebbe chiedersi come mai, quando era al Governo, il centrosinistra e i governi a guida PD non hanno introdotto il congedo paritario obbligatorio di cinque mesi per ciascun genitore, retribuito al 100%, che oggi lo stesso PD invoca, o, almeno, non hanno portato dal 30% all’80% l’indennità del congedo parentale facoltativo come fatto dall’attuale Governo".
"In politica si può dire e ascoltare di tutto, ma il PD su questa tematica di rilievo sociale non ha da raccontare alcunché se non meri proclami e dichiarazioni di intenti", conclude la consigliera.
