Corsi di arabo per gli agenti di polizia, polemica a Livorno

Fa discutere il progetto "Comprendersi per operare meglio", dedicato alla conoscenza di base della lingua araba e di alcuni aspetti culturali utili nell’attività quotidiana delle forze dell’ordine. L’iniziativa, presentata il 21 ottobre alla Casa di Quartiere, nell’ex asilo Pian di Rota, è promossa dai sindacati UNARMA, USIF, SILP CGIL, SILF e UIL FP, in collaborazione con il Consiglio di Zona 1, la Comunità musulmana livornese e il security manager del Comune, Giampaolo Dotto.
Il percorso formativo punta a fornire agli operatori strumenti linguistici elementari per gestire il primo contatto con i cittadini, le emergenze e le più comuni attività di servizio. Tra gli argomenti previsti figurano numeri, generalità, documenti, richieste essenziali e terminologia operativa. L’obiettivo dichiarato non è formare interpreti, ma facilitare la comunicazione e ridurre il rischio di incomprensioni.
Le critiche della Lega: "Chi vuole integrarsi impari l’italiano"
La proposta ha suscitato la reazione della Lega. L’europarlamentare Susanna Ceccardi e il segretario provinciale del partito, nonché capogruppo in Consiglio comunale a Livorno, Carlo Ghiozzi, contestano l’impostazione del progetto.
"A Livorno si sovverte tutto, persino il significato dell’integrazione. Anziché chiedere a chi arriva di imparare l’italiano, si propone di insegnare l’arabo ai nostri poliziotti. Una logica capovolta, che contestiamo con la massima fermezza", dichiarano.
I due esponenti chiedono chiarimenti sulle finalità, sui promotori, sugli eventuali costi e sulle autorizzazioni dell’iniziativa. Rivolgono inoltre un appello al Ministero dell’Interno e al prefetto di Livorno, chiedendo di coinvolgere le organizzazioni sindacali delle forze di polizia.
Anche il senatore della Lega Manfredi Potenti ha annunciato un’interrogazione al Ministero dell’Interno per verificare la conoscenza del progetto da parte degli organi competenti, gli accordi tra i soggetti coinvolti, i requisiti degli eventuali docenti e l’iter di approvazione della formazione.
La responsabile regionale della Lega per gli enti locali, Elena Meini, ha invece annunciato una mozione da presentare nei Comuni toscani. L’atto, secondo quanto riferito, chiederà di non destinare risorse comunali a iniziative analoghe e di dare priorità all’insegnamento dell’italiano agli stranieri, oltre che al rafforzamento delle dotazioni della polizia locale.
Fratelli d’Italia: "Questa è sottomissione culturale"
Contraria al progetto anche Marcella Amadio, consigliera regionale di Fratelli d’Italia e capogruppo del partito nel Consiglio comunale livornese.
"Questa è semplicemente sottomissione culturale. Esprimo la mia totale contrarietà all’iniziativa promossa a Livorno da alcune sigle sindacali, il Comune e la comunità musulmana, relativa all’insegnamento della lingua e cultura araba agli agenti delle Forze dell’Ordine", afferma Amadio.
La consigliera riconosce l’utilità della formazione professionale, ma ritiene che l’apprendimento linguistico debba riguardare principalmente le persone straniere che vivono in Italia. "Chi sceglie di vivere e risiedere in Italia ha il dovere morale e civico di imparare la nostra lingua e di rispettare le nostre leggi", sostiene.
Amadio indica come priorità per la sicurezza il controllo del territorio e il contrasto all’illegalità, criticando quello che definisce un progetto di matrice ideologica.
I promotori: "Sicurezza e integrazione non sono in contrapposizione"
A sostegno dell’iniziativa è intervenuto Fabio Giachetti, presidente del Consiglio di Zona 1, che ha rivendicato il valore del progetto come occasione di confronto tra istituzioni, forze dell’ordine e comunità locale.
"Come Consiglio di Zona 1 siamo orgogliosi di ospitare questa iniziativa, perché il 21 ottobre non è stato presentato soltanto un corso di lingua araba, ma un progetto che mette al centro il dialogo, la fiducia e la convivenza", ha dichiarato.
Giachetti ha sottolineato anche la disponibilità della Comunità musulmana livornese a mettere gratuitamente a disposizione le proprie competenze, indicando nella conoscenza reciproca uno strumento per superare diffidenze e favorire la collaborazione.
"Questo corso va proprio in questa direzione: aiutare le Forze dell’Ordine a comunicare meglio con i cittadini stranieri, facilitando il loro lavoro e prevenendo incomprensioni", ha aggiunto.
La posizione dei promotori si fonda sull’idea che la preparazione degli operatori possa comprendere anche competenze linguistiche e culturali, senza sostituire gli strumenti professionali già necessari al servizio. Per Giachetti, "sicurezza e integrazione non sono in contrapposizione: si rafforzano a vicenda".
Il confronto resta aperto tra chi considera il progetto un’opportunità per migliorare l’efficacia operativa e chi lo giudica una scelta sbagliata nelle politiche d’integrazione. Al centro della discussione ci sono il ruolo della formazione linguistica per le forze dell’ordine, le risorse da destinare alla sicurezza e le modalità con cui favorire la conoscenza dell’italiano tra i cittadini stranieri.