Seconda giornata di proteste al Marconi, gli studenti pensano a nuove azioni

Gli studenti del liceo Marconi di San Miniato basso continuano a protestare. È la seconda giornata in cui i giovani alzano la voce intorno al perimetro dell'istituto: ancora tanti, questa mattina, davanti ai cancelli dell'edificio a La Scala. Una replica di quanto accaduto ieri, con la differenza che ieri mattina l'ingresso era stato bloccato con colla e fascette, mentre oggi gli studenti dicono di star pensando a nuove forme di protesta, per raggiungere più persone nel rispetto delle regole: “Quello che ci interessa è il gesto simbolico, farci sentire e soprattutto capire il più possibile” dichiara Valentina Bastiani, rappresentante d'istituto.
I ragazzi e le ragazze del Marconi si sono posizionati davanti ai cancelli senza impedire l'accesso a chi voleva entrare. “Siamo tantissimi, con la musica per tenere l'atmosfera alta e cercheremo di rimanere qua il più possibile, almeno fino all'ora di pranzo - prosegue Valentina. - L'Italia si sta smuovendo e noi ci uniamo alle proteste. Pretendiamo il secondo edificio e una struttura migliore”.
La protesta contro le criticità della scuola
Gli studenti esprimono tutta la loro frustrazione innanzitutto per il plesso scolastico: “Rimandano le scadenze da anni. Siamo in quinta ma è dalla prima che si susseguono proteste a vuoto - prosegue Valentina. - La nostra struttura è un prefabbricato con aule nate per essere adibite a uffici: le lezioni sono continuamente disturbate da rumori vicini. È invivibile”. Valentina definisce la didattica dell'istituto di “alto” livello, lo testimonia il fatto che "le adesioni aumentano" ma "nonostante questo le ricompense non arrivano”.
“I muri sono di cartapesta - aggiunge un'altra studentessa, anche lei rappresentante. - Per fare aule più piccole hanno separato aule giganti. Arrivano fondi insufficienti. Quasi quaranta aule e quest'anno sono pure aumentate. Noi della quinta A dobbiamo cambiare aula ogni due ore per alternare gli spazi”.
Un 'controstriscione': "L'Italia viene prima"
Intanto accanto a da dove il giorno prima era stato affisso lo striscione “Qui nessuno è straniero” all'inferriata del cortile, ne è apparso un altro con scritte di ben altro tenore: “L’accoglienza non cancella l’identità, l’Italia viene prima” e “Difendere l’Italia non è razzismo, dimenticarla non è democrazia”. Nessuno al momento ha rivendicato il gesto, né ci sono state contromanifestazioni, potrebbe quindi trattarsi di un gesto singolo che al momento non sembra rappresentare il sentire comune dei ragazzi.
Filippo Bernardeschi

