Contratti di fiume, in Toscana sono 23 quelli avviati e 11 quelli sottoscritti

A sessant’anni dall’alluvione dell’Arno, una mattinata di lavori per fare il punto sullo strumento dei Contratti di fiume. Questa mattina l’Assemblea regionale dei Contratti di fiume ha fatto il punto sulle esperienze maturate in Toscana, attraverso il confronto tra istituzioni e soggetti coinvolti, tracciando le prospettive future di questi strumenti di partecipazione e collaborazione per la gestione dei corsi d’acqua. L’iniziativa è stata promossa da Anbi Toscana, Anbi nazionale, Tavolo nazionale dei Contratti di fiume, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale, con il sostegno della Regione Toscana.
«A sessant’anni dall’alluvione che ha segnato profondamente la storia di Firenze e della Toscana e che ha cambiato il nostro modo di reagire alle emergenze, ma anche di pensare alla prevenzione, questa giornata è molto importante - dichiara il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani -. Rappresenta infatti quello che abbiamo costruito in questi anni per la gestione dei nostri corsi d’acqua e ciò che di meglio possiamo mettere in campo per il futuro: la capacità di fare sinergia e di lavorare in squadra. I Contratti di fiume, che sono sempre di più e diventano sempre più operativi in Toscana, partono dal presupposto giusto della responsabilità condivisa. Programmazione delle risorse, pianificazione degli interventi, cura e fruibilità dell’ambiente fluviale devono riguardare tutti i livelli istituzionali e questa nuova consapevolezza deve comprendere le comunità e i cittadini. Solo così possiamo essere più forti di fronte alle sfide dei cambiamenti climatici di cui vediamo gli effetti».
«Troppo spesso si sente parlare dell’acqua come di un problema, solo quando manca oppure a causa delle precipitazioni violente che ne portano troppa. Eppure l’acqua è prima di tutto una risorsa preziosissima. In questo senso i Contratti di fiume ci aiutano a cambiare paradigma e rappresentano uno strumento importante per costruire insieme ai Comuni, ai Consorzi di bonifica, alle associazioni e ai cittadini una gestione sempre più attenta e condivisa dei nostri corsi d’acqua – dichiara il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika –. A sessant’anni dall’alluvione di Firenze del 1966, questa assemblea regionale è un’occasione per valorizzare le esperienze toscane e rafforzare il lavoro comune sulla prevenzione del rischio idraulico, sulla tutela dell’ambiente e sulla cura dei nostri fiumi. La sicurezza del territorio sta insieme alla valorizzazione e alla fruibilità dell'ambiente fluviale e si costruisce anche attraverso la partecipazione e la collaborazione di tutte le comunità».
«Dentro una cornice in cui i tempi e le azioni vengono dettati dai cambiamenti climatici, con costi per cittadini e territori, i Contratti di fiume sono uno strumento di partecipazione ampia e diffusa che è in grado di progettare, realizzare e gestire. Come i Consorzi di bonifica, trovano una sintesi perfetta rispetto sia alla gestione del bene comune che al contrasto a rischio idrogeologico – ha detto Massimo Gargano, direttore generale di Anbi nazionale -. Il sistema dei Consorzi di bonifica, a giugno 2026 ha riconsegnato al Paese tutte le opere del Pnrr; nello stesso contenitore abbiamo presentato il nostro Piano invasi, risposta attuale e moderna alle esigenze dei territori. Oggi una delle priorità del Paese è l'acqua: per il cibo, quindi per un’agricoltura competitiva e produttiva, per la sicurezza idrogeologica, per la bellezza dei territori, per la biodiversità. È una sfida di futuro e anche oggi la rilanciamo: serve un Pnrr dell’acqua».
«I Contratti di fiume hanno avuto negli anni una grande diffusione: siamo a oltre 300 processi avviati in Italia -– ha spiegato Massimo Bastiani, coordinatore del Tavolo nazionale dei Contratti di fiume -. Questo si traduce in una percentuale molto alta di Comuni coinvolti, se consideriamo che ogni contratto ne interessa dai 10 ai 20. In Toscana sono 23 quelli avviati e 11 quelli sottoscritti: se tutti venissero portati a termine copriremmo il 40% dei Comuni toscani. Sono strumenti dalle grandi prospettive, come dimostra la recente risoluzione approvata in Commissione Ambiente che ha indicato la necessità di adottarli come ordinari. In questo momento – ha aggiunto - circa 8 miliardi di progetti sono stati decisi e condivisi all'interno dei Contratti di fiume: il vantaggio è che un progetto condiviso è un progetto che si realizza. Le risorse ci sono, si tratta di incanalarle».
«I Contratti di fiume sono strumenti di partecipazione e di governance collaborativa straordinari, ma senza coperture finanziarie le migliori intenzioni condivise restano solo sulla carta – ha sottolineato Paolo Masetti, presidente di Anbi Toscana -. In Toscana sono cresciuti costantemente negli anni e oggi la Regione ha impresso un netto cambio di passo, con l’intenzione di stanziare a breve 1,2 milioni di euro per alcuni interventi presentati dai Consorzi di Bonifica nell’ambito dei rispettivi Contratti di fiume. Risorse preziose che ci consentiranno di mettere a terra iniziative concrete. Particolarmente strategico è l’impegno portato avanti a livello nazionale, dove Anbi sta spingendo con forza affinché questi accordi superino la logica della mera volontarietà e diventino pilastri strutturali della vita amministrativa del Paese. Dobbiamo infatti rimettere al centro l'ambiente fluviale e tutto ciò che vi ruota attorno».
«La situazione dei Contratti di fiume in questo momento è in forte evoluzione. Anche grazie al lavoro fatto come Anbi Toscana e come singoli Consorzi, questa realtà si sta sempre di più avvicinando al territorio e alla sua governance – ha evidenziato Maurizio Ventavoli, delegato Anbi Toscana per i Contratti di Fiume e presidente del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno -. Questo è importantissimo anche in funzione dei cambiamenti climatici: iniziare a portare avanti percorsi partecipativi, non solo calati dall’alto, significa coinvolgere le persone che vivono il territorio e che possono contribuire a evidenziare le difficoltà e i potenziali miglioramenti in tema di sicurezza idraulica».
«L’Autorità di bacino si è avvicinata ai Contratti di fiume una ventina di anni fa, proprio quando si è iniziato a parlarne, inserendoli direttamente nella propria pianificazione – ha detto Isabella Bonamini, dirigente tecnico dell’Autorità di bacino distrettuale dell'Appenino settentrionale -. Il nostro ruolo principale è cercare di riportare su scala più vasta quello che con il Contratto di fiume si dettaglia anche attraverso l’apporto degli attori locali. Un valore aggiunto fortissimo, richiesto anche dalle direttive europee. Abbiamo inoltre realizzato azioni attuative, dando il via al Contratto dell’Arno, ma anche sviluppando attività come la raccolta delle plastiche».
I Contratti di fiume della Toscana
In tutta la Toscana i Contratti di Fiume sono 23, distribuiti sui sei Consorzi di bonifica regionali. Il Consorzio 1 Toscana Nord ne gestisce quattro: il Contratto dei torrenti Serra e Vezza, quello del Frigido, il Contratto di Lago di Porta e quello del Lago di Massaciuccoli. Il Consorzio 2 Alto Valdarno ne ha cinque: “Civis Chiana”, “Casentino H2o”, “Abbraccio d’Arno”, “Acque d’Arno” e “Tevere in Toscana”. Il Consorzio 3 Medio Valdarno ne conta altrettanti: “Rinascimento d’Arno”, Mugnone, Greve e Ema, Pesa e “Oltre i confini. Contratto di fiume Elsa”. Il Consorzio 4 Basso Valdarno ne ha quattro: il Contratto del torrente Egola, “Il batticuore: l’Arno che verrà”, e ancora quelli che riguardano lo Zambra di Calci e Montemagno e l’Era. Il Consorzio 5 Toscana Costa ne gestisce tre: Cornia, Cecina e bassa Val di Pecora. Il Consorzio 6 Toscana Sud ne ha due: Ombrone, che riguarda l’Ombrone grossetano, e “La Lama Asciano”.
Fonte: Ufficio Stampa