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Mps, Ifis e Lexi, l'allarme della Fisac Cgil: "Firenze rischia di perdere un pezzo del sistema del credito"

(foto gonews.it)

Dalle riorganizzazioni bancarie alla cessione di attività e al trasferimento delle sedi: un progressivo arretramento che rischia di impoverire il tessuto economico e occupazionale fiorentino. FISAC CGIL chiede alle istituzioni di intervenire.

Firenze rischia di perdere progressivamente una parte importante del proprio sistema del credito. Non soltanto sportelli bancari, ma soprattutto posti di lavoro qualificati, strutture direzionali, competenze professionali e attività che negli anni hanno garantito occupazione stabile, salari dignitosi e contratti collettivi di qualità.

Le vicende che coinvolgono Monte dei Paschi di Siena, Banca Ifis e Nexi Help Line, pur con caratteristiche e dimensioni diverse, raccontano un problema che non può essere affrontato come una semplice sommatoria di riorganizzazioni aziendali. Il rischio è quello di un progressivo impoverimento del tessuto economico fiorentino, attraverso l’allontanamento di attività e professionalità che rappresentano una componente importante del lavoro di qualità sul nostro territorio.

Non siamo di fronte soltanto a una questione occupazionale. Quando un territorio perde sedi direzionali, uffici specialistici, attività finanziarie e competenze, perde anche reddito, capacità di spesa, opportunità professionali e una parte della propria ricchezza. È questo il quadro complessivo che ci preoccupa e sul quale riteniamo necessario richiamare l’attenzione delle istituzioni.

MONTE DEI PASCHI: NON SI PERDANO LE FUNZIONI DIREZIONALI E SPECIALISTICHE DI FIRENZE

La vicenda MPS è entrata in una fase decisiva. L’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa Sanpaolo ha ottenuto il via libera preventivo della Banca Centrale Europea il 27 ottobre. Il 29 ottobre l’assemblea degli azionisti di MPS non ha approvato le delibere del piano alternativo sostenuto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Restano da completare i passaggi previsti per il perfezionamento dell’operazione, compresa la valutazione antitrust.

Intesa Sanpaolo ha prospettato, nell’ambito dell’operazione, anche la cessione di circa metà della rete degli sportelli MPS a Unipol, per affrontare le questioni legate alla concorrenza.

Per Firenze la posta in gioco è particolarmente alta.

In Toscana operano oltre 4.000 dipendenti del Gruppo MPS, di cui oltre 1.000 a Firenze. Circa 500 lavoratori fiorentini sono impiegati nelle strutture di direzione generale. Considerando anche le attività dell’indotto, tra cui Fruendo, Accenture e Nexi Help Line, il numero complessivo delle persone legate alle attività del Gruppo MPS a Firenze supera i 1.200 addetti.

L’eventuale riorganizzazione del sistema bancario coinvolgerebbe in Toscana anche i lavoratori di Intesa Sanpaolo e BPER Banca. Considerando i dipendenti diretti dei tre gruppi, a Firenze e provincia si stimano circa 3.000 lavoratori potenzialmente interessati, ai quali si aggiungono le attività dell’indotto.

La preoccupazione non riguarda soltanto la possibile razionalizzazione della rete degli sportelli, ma anche la collocazione futura degli uffici centrali, delle strutture specialistiche e delle funzioni IT presenti sul territorio fiorentino.

La sovrapposizione delle reti bancarie rende concreto il rischio di ulteriori chiusure. In Toscana, a giugno 2026, MPS contava 280 sportelli, Intesa Sanpaolo 181 e BPER Banca 67, per un totale di 528 sportelli. Le sovrapposizioni tra le reti dei tre gruppi interessavano 33 CAP, per un totale di 181 sportelli nelle aree interessate.

Nella provincia di Firenze le situazioni più significative riguardano il capoluogo, Scandicci, Pontassieve, Certaldo, Castelfiorentino, Tavarnelle, San Casciano, Greve in Chianti e Sesto Fiorentino.

Tutto questo si inserisce in una situazione già particolarmente critica. Nel comune di Firenze, a giugno 2026, gli sportelli bancari erano scesi a 164, rispetto ai 194 del giugno 2021 (-15,5%) e ai 265 del giugno 2016 (-38,1%). Nella provincia di Firenze si contavano 377 sportelli, contro i 438 del 2021 (-13,9%) e i 582 del 2016 (-35,2%).

La presenza bancaria sul territorio si è quindi già ridotta in maniera significativa e le operazioni societarie in corso rischiano di accentuare ulteriormente questa tendenza.

Non possiamo accettare che una riorganizzazione di questa portata si traduca anche nell’allontanamento da Firenze di funzioni strategiche, competenze e posti di lavoro qualificati. La salvaguardia delle strutture direzionali, degli uffici specialistici e del settore IT deve essere considerata una priorità, al pari della tutela della rete degli sportelli.

IFIS NPL: OLTRE 300 LAVORATORI FIORENTINI ASPETTANO GARANZIE SUL PROPRIO FUTURO

Ancora più immediata è la preoccupazione per le lavoratrici e i lavoratori di Ifis NPL Servicing.

Banca Ifis ha deliberato l’avvio di un processo competitivo finalizzato alla vendita delle attività nel comparto dei crediti deteriorati, coinvolgendo le società Ifis NPL Servicing e Ifis NPL Investing.

A livello nazionale sono interessati 423 lavoratori, distribuiti tra Venezia, Milano, Ravenna, Napoli, Bari e soprattutto Firenze. Nella sede di via Mercadante operano oltre 300 delle 423 persone coinvolte.

La procedura di cessione è in corso e, secondo le informazioni diffuse dalla stampa economica, sono pervenute offerte vincolanti da parte di diversi potenziali acquirenti. La prospettiva indicata dall’azienda è quella di definire l’operazione entro la fine dell’anno.

Parliamo di persone, in larga parte giovani, che hanno costruito a Firenze il proprio percorso professionale e familiare, acquistato casa e progettato il proprio futuro. Oggi queste lavoratrici e questi lavoratori vivono una condizione di forte incertezza.

La questione non riguarda soltanto la continuità occupazionale, ma anche il mantenimento delle condizioni economiche e normative, a partire dall’applicazione del Contratto collettivo nazionale del credito.

La cessione a un fondo finanziario o a un altro operatore industriale può determinare cambiamenti profondi nell’organizzazione del lavoro e nel quadro contrattuale. I lavoratori attualmente inquadrati con il CCNL del credito rischiano di vedere modificato il proprio riferimento contrattuale oppure di essere coinvolti in processi di riorganizzazione che potrebbero determinare esuberi. Non è possibile escludere, in assenza di garanzie, nemmeno il rischio di perdita di posti di lavoro.

Non possiamo consentire che le lavoratrici e i lavoratori paghino il prezzo delle scelte industriali e finanziarie compiute dall’azienda.

Chiediamo a Banca Ifis di fornire garanzie chiare prima della conclusione di qualsiasi accordo di cessione. Chi acquisirà queste attività dovrà assumersi pubblicamente l’impegno a mantenere i livelli occupazionali, le sedi di lavoro e la continuità nell’applicazione del CCNL del credito.

Non è accettabile che 423 persone e le loro famiglie rimangano nell’incertezza mentre si decide il futuro di un’attività che per anni ha prodotto valore anche grazie alle loro professionalità.

NEXI: FIRMATO L’ACCORDO PER IL TRASFERIMENTO DEL PRESIDIO FIORENTINO A PRATO

A questo quadro si aggiunge la vicenda di Nexi Help Line. Il confronto sindacale sul futuro del presidio fiorentino si è concluso con la sottoscrizione di un accordo che prevede il trasferimento dell’attività da Firenze a Prato.

La decisione si inserisce in una riorganizzazione delle sedi aziendali, legata anche alla messa in vendita dell’immobile fiorentino e agli elevati costi delle strutture presenti in città.

Si tratta di una vicenda con caratteristiche e dimensioni diverse rispetto a quelle di MPS e Ifis, ma che si aggiunge a un quadro nel quale anche attività collegate al mondo dei servizi finanziari e dei pagamenti si spostano fuori dal territorio fiorentino.


FIRENZE NON PUÒ ASSISTERE PASSIVAMENTE ALL’IMPOVERIMENTO DEL PROPRIO TESSUTO PRODUTTIVO

Le tre vicende, pur diverse per dimensioni e caratteristiche, pongono una questione comune: quale futuro vogliamo per il lavoro qualificato e per il sistema economico fiorentino?

Il settore del credito non rappresenta soltanto un comparto produttivo. È un sistema che genera occupazione qualificata, professionalità, reddito e capacità di spesa, alimenta l’economia locale e contribuisce alla solidità del tessuto sociale.

I posti di lavoro del settore bancario e delle attività collegate sono spesso caratterizzati da livelli retributivi, tutele e professionalità che costituiscono un patrimonio importante per la città. La loro perdita o il loro trasferimento non produce conseguenze soltanto sulle singole lavoratrici e sui singoli lavoratori, ma anche sull’economia dell’intero territorio.

Quando si allontanano i centri decisionali e le strutture specialistiche, inoltre, si rischia di indebolire anche il rapporto tra il sistema bancario, le imprese e le comunità locali. La presenza di funzioni direzionali e di competenze sul territorio è importante non soltanto per l’occupazione, ma anche per mantenere una capacità di interlocuzione e di sostegno all’economia locale.

Quando un territorio perde queste attività, rischia di perdere competenze, opportunità professionali, capacità di investimento e una parte della propria ricchezza.

Per questo chiediamo al Comune di Firenze, alla Città Metropolitana e alla Regione Toscana di assumere una posizione pubblica e di aprire un confronto con i gruppi bancari e le aziende coinvolte.

Non chiediamo alle istituzioni di sostituirsi alle imprese nelle loro scelte industriali, ma di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di rappresentanza del territorio, pretendendo trasparenza, garanzie occupazionali e impegni concreti sul mantenimento delle attività a Firenze.

Chiediamo in particolare la convocazione di un tavolo istituzionale che coinvolga le amministrazioni interessate e le organizzazioni sindacali, per affrontare le ricadute delle operazioni in corso, tutelare l’occupazione, le sedi di lavoro, le professionalità e la permanenza sul territorio delle funzioni strategiche.

La buona occupazione non è una variabile secondaria delle riorganizzazioni aziendali. È un patrimonio del territorio che va difeso.

Firenze non può diventare una città che conserva i clienti delle banche, ma perde i lavoratori, le competenze e le funzioni che producono valore sul territorio.

Per questo chiediamo alle istituzioni di intervenire adesso, prima che decisioni aziendali difficilmente reversibili producano conseguenze permanenti sull’occupazione e sul futuro economico della città.

Firmato: FISAC CGIL FIRENZE

Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze

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