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Vandali al Fermi, gli studenti: "Offuscata l'importanza della protesta. Stanchi di essere descritti come violenti. Abbiamo idee e coscienza"

(foto di gonews.it)

Gli studenti prendono le distanze dalla devastazione del plesso in via Bonistallo e denunciano le strumentalizzazioni politiche: "Basta stereotipi e generalizzazioni, meritiamo di essere ascoltati"

Dopo la notizia, nelle scorse ore, del blitz dei vandali che hanno devastato il plesso di via Bonistallo del Fermi-Da Vinci, il web (e non solo) torna a pronunciarsi, con una serie di accuse spesso tronfie di paternalismo a buon mercato. Ormai ci siamo abituati, si guarda il dito che punta alla luna, si prova a politicizzare e banalizzare la faccenda, di cui però ancora vanno chiariti i contorni. Chi ha spaccato? Erano studenti? Di chi sono le responsabilità? Domande a cui nessuno, per ora, può dare risposte certe, ma che non devono cadere in una presunzione di colpevolezza che equipara occupazione=vandalismo.

Una cosa infatti è certa: nessuno dei rappresentanti, nessun manifesto, nessuna rivendicazione sosteneva che obiettivo dell'occupazione fosse distruggere qualcosa. Da qui si deve partire per capire cosa non abbia funzionato, eventuali mancanze o responsabilità; ma tentare di appiattire le richieste dei ragazzi al vandalismo è nel migliore dei casi terribilmente paternalistico nel peggiore modo per squalificare le vere richieste dei ragazzi.

E gli studenti stessi, infatti, sono stanchi di questo tipo di narrazione. Primi fra tutti, quelli che nell'occupazione ci hanno creduto davvero, che l'hanno portata avanti non come un'occasione per "far casino" o saltare giorni di scuola, ma come un'opportunità per dare voce ai propri problemi, ai disagi che una generazione intera sta vivendo e alla stanchezza nei confronti di una politica cieca e sempre più aggressiva nei confronti dei giovani.

Ed è proprio da qui che parte la riflessione degli studenti del Da Vinci in via Fabiani, sede distaccata dell'istituto Fermi-Da Vinci. Di fronte alla "continua diffusione di video, immagini e servizi giornalistici riguardanti quanto accaduto presso l'Istituto Fermi" e il contestuale silenzio su quello "che è successo nell'altra sede, l'Istituto Da Vinci di via Fabiani: una realtà completamente diversa", sono gli stessi studenti dell'istituto a prendere parola attraverso una nota.

"Siamo stanchi di essere descritti come una generazione incapace di assumersi responsabilità, interessata soltanto a vandalizzare, distruggere e creare disordine. Siamo stanchi di vedere i giovani rappresentati attraverso stereotipi e generalizzazioni, come se ogni nostra forma di protesta fosse necessariamente sinonimo di irresponsabilità e violenza. Non accettiamo che la nostra protesta venga strumentalizzata, ridicolizzata o utilizzata come terreno di scontro da parte di forze politiche. Non accettiamo che si scelga di raccontare soltanto ciò che fa notizia, soltanto i danni, soltanto gli episodi negativi, tralasciando deliberatamente tutto il resto", così i ragazzi.

I ragazzi parlano di "un'occupazione pacifica, senza provocare alcun danno alla struttura scolastica, nata da ragioni precise e da rivendicazioni che riteniamo importanti". I ragazzi spiegano di essersi impegnati a "mantenere gli ambienti puliti e in ordine, prendendoci cura degli spazi che viviamo quotidianamente" e a "pulire dopo l'occupazione", "abbiamo anche tentato di organizzare attività e incontri con esperti, ma ci sono stati negati perché c'era occupazione". Una realtà che, però, "fino a oggi, non ha trovato spazio nel dibattito pubblico".

"Non vogliamo negare né giustificare eventuali episodi negativi. Vogliamo semplicemente che venga riconosciuta la distinzione tra realtà diverse e che non si faccia di tutta una generazione un unico bersaglio", concludono i ragazzi

La nota integrale degli studenti dell'Istituto Da Vinci - sede di via Fabiani

"Non c'è solo ciò che è stato distrutto. C'è anche ciò che è stato rispettato, costruito e difeso.

In questi ultimi due giorni abbiamo assistito a una continua diffusione di video, immagini e servizi giornalistici riguardanti quanto accaduto presso l'Istituto Fermi. Eppure, nessuno o quasi ha raccontato ciò che è successo nell'altra sede, l'Istituto Da Vinci di via Fabiani. Una realtà completamente diversa, che merita di essere conosciuta e che non può continuare a rimanere nell'ombra. Per questo motivo abbiamo deciso di prendere la parola e raccontare direttamente la nostra esperienza.

Noi studenti del Da Vinci abbiamo portato avanti un'occupazione pacifica, senza provocare alcun danno alla struttura scolastica. Al contrario, durante le giornate di occupazione ci siamo impegnati a mantenere gli ambienti puliti e in ordine, prendendoci cura degli spazi che viviamo quotidianamente e che consideriamo parte integrante della nostra comunità scolastica.

Venerdì ci è stato chiesto di decidere se proseguire o meno l'occupazione nella nostra sede. Di fronte a questa responsabilità, abbiamo scelto di riunirci, confrontarci e prendere una decisione collettiva, con maturità e senso civico. Abbiamo deciso di terminare l'occupazione, consapevoli che, qualora fosse proseguita anche nell'altra sede, la situazione avrebbe potuto degenerare ulteriormente, con il rischio di nuovi danni.

Una volta presa questa decisione, ci siamo immediatamente messi al lavoro per pulire e sistemare tutti gli ambienti. In circa mezz'ora abbiamo completato le operazioni, proprio perché gli spazi erano già in ottime condizioni. Abbiamo quindi atteso l'arrivo del preside, al quale abbiamo riconsegnato le chiavi dell'istituto. Lo stesso dirigente scolastico si è complimentato con noi per il comportamento dimostrato e per le condizioni in cui abbiamo restituito la scuola.

Abbiamo anche cercato, durante i giorni di occupazione, di organizzare attività e incontri con esperti che potessero informarci e con cui poter discutere gli argomenti della nostra protesta. Ci sono, però, stati negati perchè la scuola era occupata.

Ci teniamo a sottolineare questi fatti perché raccontano una realtà che, fino a oggi, non ha trovato spazio nel dibattito pubblico.

Siamo stanchi di essere descritti come una generazione incapace di assumersi responsabilità, interessata soltanto a vandalizzare, distruggere e creare disordine. Siamo stanchi di vedere i giovani rappresentati attraverso stereotipi e generalizzazioni, come se ogni nostra forma di protesta fosse necessariamente sinonimo di irresponsabilità e violenza.

Non è così. E noi ne siamo la dimostrazione.

La nostra è stata un'occupazione pacifica, nata da ragioni precise e da rivendicazioni che riteniamo importanti: la protesta contro il carovita, contro il riarmo e la richiesta di maggiori investimenti e finanziamenti per il sistema scolastico. Abbiamo scelto di mobilitarci perché crediamo che la scuola, il nostro futuro e le condizioni in cui viviamo non possano essere questioni ignorate. Abbiamo voluto unirci a una mobilitazione più ampia, che ha coinvolto studenti e giovani in tutta Italia e anche in molti altri Paesi Europei, per chiedere di essere ascoltati e per rivendicare un futuro diverso, un futuro che oggi sentiamo sempre più incerto.

Non accettiamo che la nostra protesta venga strumentalizzata, ridicolizzata o utilizzata come terreno di scontro da parte di forze politiche. Non accettiamo che si scelga di raccontare soltanto ciò che fa notizia, soltanto i danni, soltanto gli episodi negativi, tralasciando deliberatamente tutto il resto. Non accettiamo che si cerchi continuamente un colpevole da individuare, additare e insultare, individuandolo automaticamente nei giovani.

Siamo vicini alla maggioranza degli studenti del Fermi che volevano semplicemente far sentire la propria voce e che, invece, oggi vengono solo giudicati come irresponsabili e violenti per colpa di una minoranza che, come sempre, ha offuscato l'importanza della protesta.

Non vogliamo negare né giustificare eventuali episodi negativi. Vogliamo semplicemente che venga riconosciuta la distinzione tra realtà diverse e che non si faccia di tutta una generazione un unico bersaglio.

Perché se è giusto raccontare ciò che non ha funzionato, è altrettanto doveroso raccontare ciò che invece ha funzionato. Se si dà spazio a chi ha danneggiato, bisogna dare spazio anche a chi ha rispettato. Se si mostrano le immagini di una scuola lasciata in condizioni inaccettabili, bisogna mostrare anche quelle di una scuola riconsegnata pulita, ordinata e rispettata.

Anche questa è cronaca. Anche questa è verità. E anche noi meritiamo di essere ascoltati.

Non chiediamo privilegi, né un trattamento di favore. Chiediamo semplicemente che i fatti vengano raccontati nella loro interezza, senza pregiudizi, senza strumentalizzazioni e senza generalizzazioni. Chiediamo che venga riconosciuto il valore di una protesta portata avanti pacificamente, di una comunità studentesca che ha saputo confrontarsi, prendere decisioni collettive e assumersi le proprie responsabilità.

Siamo giovani, ma questo non significa che siamo incapaci di comprendere ciò che accade intorno a noi. Siamo studenti, ma questo non significa che dobbiamo limitarci ad assistere passivamente alle decisioni che riguardano il nostro presente e il nostro futuro.

Noi giovani esistiamo. Noi giovani abbiamo idee, coscienza, responsabilità e vogliamo cambiare le cose.

Abbiamo chiesto maggiori investimenti nella scuola, un futuro più dignitoso e un Paese che torni a dare valore alle nuove generazioni.
E non permetteremo che tutto questo venga cancellato da una narrazione parziale e distorta.

Anzi chiediamo soprattutto alle forze politiche di farsi carico delle richieste che da anni vengono dagli studenti e dai giovani in generale, e non solo colpevolizzarli. Aspettiamo delle risposte che non arrivano mai.

Basta raccontare una sola versione dei fatti. Basta nascondere ciò che non fa comodo raccontare. Fate emergere anche la nostra voce, perché anche questa è la verità".

Giovanni Mennillo e Niccolò Banchi

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