Occupato anche il Virgilio di Empoli, gli studenti: "Protesta pacifica e apartitica, condanniamo le violenze al Fermi"

Proseguono le proteste studentesche a Empoli. Dopo una settimana caratterizzata dalle occupazioni del Pontormo e del Fermi, quest'ultimo al centro di un dibattito molto acceso dopo il blitz dei vandali che ha devastato la sede in via Bonistallo, oggi è il turno del Virgilio. Da stamani, infatti, le sedi dell'istituto hanno deciso di far partire la propria protesta, nonostante la contrarietà della dirigente scolastica.
Le ragioni ricalcano quelle delle altre mobilitazioni, sulla scia della protesta studentesca nello scorso 24 ottobre: il diritto allo studio, il carovita, il contrasto al riarmo e la richiesta di maggiori investimenti per la scuola, oltre alla denuncia delle condizioni degli edifici scolastici e delle difficoltà economiche delle famiglie nel sostenere le spese per libri e materiali. La mobilitazione dovrebbe durare tutta la settimana, ma non è ancora chiara una data di fine ufficiale.
La voce degli studenti: "Non è una settimana di vacanza dalla scuola"
Sarà una manifestazione "pacifica" e "apartitica, ma non apolitica", spiegano le studentesse e gli studenti del Virgilio. Ma sarà anche l'occasione per rispondere a coloro che, sui social e fuori dagli schermi del telefono, di fronte a queste manifestazioni commentano invitandoli ad "andare a studiare": "Qui nella nostra scuola in questo momento [nonostante l'occupazione] c'è gente che sta studiando, non ha senso dire che noi non studiamo, - ha detto Duccio Convertino, uno dei rappresentanti di istituto -. Quello che facciamo non è per prenderci una settimana di vacanza dalla scuola, anzi è tutto l'opposto e per avere una situazione a livello scolastico ci permette il più possibile di appunto poter andare avanti con lo studio".
Le motivazioni dell'occupazione, spiega Convertino, "sono bene o male quelle delle altre scuole: carovita, l'aumento dei prezzi dei carburanti... Però noi occupiamo per le condizioni della scuola, perché non è possibile vengano tagliati fondi all'istruzione, mentre per per le armi vengono aumentati, soprattutto vedendo le condizioni delle scuole, in condizioni abbastanza pessime, o non ci sono abbastanza fondi per poter permettere dei professori di ruolo all'interno delle scuole".
Sugli atti vandalici e le violenze al Fermi di via Bonistallo, il Virgilio prende le distanze e si associa a quanto detto negli scorsi giorni dagli studenti, che hanno condannato le violenze e riportato l'attenzione sulle motivazioni dell'occupazione, anziché sulle "strumentalizzazioni" sui social e nel dibattito pubblico.
"Noi siamo d'accordo con quello che dice il fermi che noi condanniamo la violenza - ha detto il rappresentante -. Infatti noi l'abbiamo proprio scritto anche nel nostro comunicato che la nostra non è una manifestazione violenta, ma anzi è totalmente l'opposto, è completamente pacifica".
Come negli altri istituti, anche al Virgilio si terranno momenti di ascolto e di confronto anche attraverso l'intervento di ospiti esterni. Riguardo alle possibili intrusioni di malintenzionati esterni, come accaduto per il Fermi, Duccio Convertino ha spiegato che: "Ci siamo organizzati per cercare di non permettere l'ingresso di persone esterne alla nostra scuola. Abbiamo già organizzato alcuni incontri per i prossimi giorni sempre nei nel rispetto delle regole. Comunque è una manifestazione che noi facciamo proprio per la scuola. Mi auguro - conclude -, che ci sia qualche docente che comunque apprezzi anche il questo tentativo perché comunque è un qualcosa che noi facciamo sia per noi ma anche per loro".


Le ragioni: "Il Virgilio non cederà finché le nostre richieste non vengono riconosciute ed attuate"
Accompagnati da slogan e striscioni fuori dalle sedi scolastiche, gli studenti hanno rilasciato un comunicato per esporre le ragioni della manifestazione, dopo che la dirigente scolastica aveva inviato una circolare a genitori e studenti per manifestare la propria contrarietà a un'azione "illegale" che, a suo avviso, rischia di ledere il diritto allo studio degli studenti .
Al centro del comunicato ci sono le spese militari, contrapposte agli investimenti scolastici, l'alto tasso di abbandono scolastico, il carovita e le difficoltà economiche di alcune famiglie nel sostenere i costi di libri e materiali scolastici.
"Era il 2023 e l'Italia occupava il terzultimo posto per gli investimenti scolastici a livello europeo e nel mentre, da ormai 3 anni, le spese militari hanno raggiunto il doppio di quelle per l’istruzione - scrivono gli studenti -. Ad oggi la situazione non è cambiata affatto, anzi: il 3.9% del PIL Italiano viene stanziato nell'istruzione, ma la media è del 4.7%, sotto dello 0.8%, vale a dire 18 mld di euro e sono insufficienti . Dal biennio 2026/2028 sono stati tolti dal sistema didattico altri 620 mln di euro e adesso arriva il dato drammatico. A livello nazionale il 32% degli studenti ha sulla testa ogni mattina un edificio segnalato almeno una volta dalle autorità per cedimenti strutturali, mentre al 13% mancano risorse come computer ed aule e al 31% mancano direttamente i professori per mancanza di personale scolastico. Nel 2024 la percentuale di ragazzi che ha fatto richiesta per rinunciare agli studi è stata devastante: 9.8%, 215.000 studenti".
Gli studenti si rivolgono quindi alle istituzioni, in particolare al Governo Meloni, ricordando che "non siamo numeri sulla stessa logorroica statistica del governo, non siamo una media, un voto sul tabellone o una percentuale di assenze", ma sono "persone, che nonostante tutte le avversità continuano a rimanere in piedi e a non piegarsi e non lo faranno mai, soprattutto se in ballo c'è il nostro futuro".
Nel comunicato gli studenti chiamano in causa anche il ministro Valditara: "Se il suo ministero ignora la prima voce del suo popolo, la scuola rischia di perdere l’unica e vera ragione per cui essa è nata: la formazione dei ragazzi e delle ragazze. E mentre parliamo , c'è una famiglia che deve fare rinunce importanti a livello economico perché per i suoi due figli deve arrivare a spendere oltre 4.000 euro l'anno fra libri scolastici, materiale didattico e trasporto pubblico, sempre che si degni di arrivare dopo le manovre del ministro Salvini (ovvero nessuna in concreto dopo ben 4 anni di "Ma quanto devi essere cretino a dipingere sui muri" oppure "con questa nuova legge elettorale..."). Questa storia deve avere un fine e nel più breve tempo possibile. Il Virgilio ha scelto da che parte schierarsi e non cederà finché le nostre richieste non vengono riconosciute ed attuate. Per questo motivo il Virgilio oggi ha scelto di occupare affinché l'istruzione italiana possa riprendere campo in un paese sempre più sull'orlo del collasso. Studenti e studentesse, la partita tra noi e il governo è ancora aperta, basta non farsi rubare le carte delle opportunità".



Occupazione al Virgilio, botta e risposta tra la preside e gli studenti: "Ricostruzione parziale"
Nelle ore precedenti all'occupazione, la dirigente scolastica Tamara Blasi ha diffuso una circolare indirizzata agli studenti e alle loro famiglie, condannando la decisione di occupare le sedi dell'istituto e invitando i genitori a "esercitare il loro ruolo educativo fondamentale", e a convincere i loro figli a "rinunciare all'occupazione", così da "scongiurare un'azione non solo illecita ma incoerente in quanto lesiva del diritto costituzionale all’istruzione di molti studenti che non vogliono essere privati di un diritto fondamentale e che non si identificano in forme di protesta che sono suscettibili di gravi conseguenze di carattere civile, penale e disciplinare".
Secondo la dirigente, "nessuno può impadronirsi del diritto di imporre idee o ideologie fino a privare della frequenza scolastica compagne e compagni di classe. La ricerca del confronto democratico è insita nella natura di questa fondamentale istituzione pubblica: la libertà costituzionale di espressione deve avere dignità e capacità di esprimersi senza costrizioni settoriali e ideologiche, spesso ricercate nei soliti ambienti culturali o nei soliti contributi che spesso tradiscono l'obiettivo formativo di fornire a chi ascolta analisi critica e imparziale nell'ambito del confronto dialettico e non unilaterale".
Nella lettera, Blasi invita inoltre i ragazzi a "scongiurare atteggiamenti di prevaricazione e di intimidazione nei confronti di chi viene percepito come più fragile o debole, anche solo in termini di età, poiché questo rappresenterebbe la negazione delle stesse istanze democratiche che si ha la falsa pretesa di rivendicare".
Non si è fatta attendere la replica degli studenti, che attraverso un comunicato hanno voluto chiarire le ragioni dell'occupazione e contestare alcune delle affermazioni contenute nella lettera della dirigente. La necessità di intervenire, spiegano, nasce dalla volontà di rispondere "con chiarezza, non per alimentare uno scontro, ma per ristabilire una corretta informazione", contestualizzando "alcune affermazioni" che, "se non accompagnate da una ricostruzione completa dei fatti, rischiano di apparire convincenti e fondate, contribuendo a diffondere una rappresentazione parziale della nostra iniziativa".
Nel comunicato, gli studenti ribadiscono la propria posizione: "Rileggendo attentamente la lettera della nostra preside, riteniamo necessario soffermarci su alcune affermazioni che, a nostro avviso, restituiscono un'immagine distorta delle finalità e dell'organizzazione della nostra occupazione".
Il primo punto contestato riguarda il carattere del programma organizzato durante l'occupazione e il presunto rischio di un confronto non pluralista: "viene sostenuto che il programma da noi proposto non garantirebbe un 'confronto dialettico e non unilaterale', lasciando intendere che l'iniziativa abbia l'obiettivo di promuovere un'unica visione politica o di veicolare un preciso orientamento ideologico. Si tratta di un'accusa che non rispecchia le decisioni prese durante le nostre riunioni organizzative. Abbiamo infatti scelto consapevolmente di escludere qualsiasi intervento che potesse essere percepito come politicamente schierato o non imparziale, proprio per preservare il carattere apartitico e pluralista della scuola. In quest'ottica, sono state scartate anche proposte che avrebbero potuto trasformare l'occupazione in un'occasione di contrapposizione tra esponenti politici, estranea alle finalità che ci siamo prefissati".
Gli studenti contestano inoltre quella che ritengono una messa in discussione non soltanto delle modalità della protesta, ma anche delle ragioni che l'hanno motivata. L'occupazione, sottolineano, "non nasce con l'intento di sottrarsi al confronto, né tantomeno di trasformare la scuola in un'occasione di semplice svago. Al contrario, vuole essere un momento di partecipazione, informazione, approfondimento e consapevolezza rispetto alle problematiche che attraversano l'Italia contemporanea, comprese quelle che riguardano il funzionamento e la tutela dei principi democratici. Ridurre tutto questo a un'iniziativa priva di valore formativo significa ignorare le ragioni e il lavoro che ne hanno accompagnato l'organizzazione".
L'ultimo aspetto affrontato dagli occupanti riguarda la tutela degli studenti più fragili, un tema sollevato dalla stessa dirigente nella sua lettera. Blasi aveva infatti espresso preoccupazione per quelle situazioni che "nel contesto scolastico necessitano della guida e della supervisione di adulti responsabili che domani saranno esautorati dal farlo; quando si manifestano in situazioni che sfuggono al controllo consapevole o che si prestano a strumentalizzazioni esterne, possono produrre rischi irreversibili".
A questa preoccupazione gli studenti rispondono rivendicando le misure adottate per garantire l'inclusività durante l'occupazione: "si tratta di una preoccupazione che merita certamente attenzione, ma rispetto alla quale sono già state adottate misure concrete - rispondono gli studenti del Virgilio -: tra queste, la decisione di consentire l'ingresso agli insegnanti di sostegno, proprio per garantire la maggiore inclusività possibile e non escludere chi necessita di un supporto specifico. La tutela del benessere di tutti gli studenti rappresenta infatti una responsabilità che non intendiamo sottovalutare. Crediamo che queste precisazioni siano fondamentali, soprattutto perché la lettera in questione si rivolge a una componente della comunità scolastica, quella dei genitori, che spesso non ha avuto modo di seguire direttamente il percorso organizzativo dell'occupazione e di conoscere nel dettaglio le attività previste e le decisioni assunte".
Niccolò Banchi