Ex Gkn, 18 indagati per gli scontri con la polizia all'aeroporto di Firenze

Si sono chiuse le indagini per gli scontri con la polizia durante un corteo del Collettivo di Fabbrica ex Gkn nel quale un gruppo di manifestanti si staccò cercando di occupare l'aerostazione dell'Amerigo Vespucci di Firenze e di accedere alla pista. "18 persone indagate, 7 capi d'accusa, pene potenziali fino a 15 anni", scrive il collettivo sui social, ricordando che la mobilitazione era il "dodicesimo corteo in 5 anni di lotta ex Gkn, 5 anni di prese in giro. 10mila persone sfilano e il corteo svolge un'azione di disobbedienza civile all'aeroporto".
Tra le accuse, prosegue il collettivo, "spicca l'art. 655 c.p.: radunata sediziosa", una norma risalente al Codice Rocco del 1930, che secondo gli operai è raramente applicata anche "perché considerata spesso in pieno conflitto con l'articolo 17 della Costituzione", che tutela la libertà di riunione.
Ma è soprattutto l'impianto accusatorio a essere criticato dal Collettivo, secondo cui la vicenda rischia di essere ricondotta esclusivamente a una questione di ordine pubblico, lasciando sullo sfondo le ragioni della mobilitazione. Per gli operai, infatti, "spariscono la fabbrica chiusa, i 23 mesi senza stipendio, la disoccupazione (allora 8 mesi, oggi 20), le promesse disattese, i rinvii e il logoramento di cinque anni di vertenza ex Gkn e un Consorzio industriale pubblico creato prima delle elezioni per poi restare fermo mesi e fare così marcire la reindustrializzazione ecologica".
Al centro delle contestazioni ci sono anche le modalità con cui, secondo quanto riportato dal Collettivo, vengono descritte le persone indagate: sarebbero "simpatizzanti o aderenti a movimenti antagonisti e di lotta sindacale", che "si riunivano sediziosamente armati di bottiglie di vetro, di bastoni ricavati anche dalle aste portabandiera ed altri corpi contundenti (es. batterie, megafoni)". Agli indagati viene contestato anche il cosiddetto "concorso morale", oltre alle responsabilità per i comportamenti materialmente attribuiti a ciascuno.
"Se di responsabilità morale si vuole parlare, qualsiasi cosa accadrà alle nostre fedine penali ricade su 5 anni di prese in giro, avallate a ogni livello istituzionale -, scrivono gli operai, che aggiungono -: Un processo contro questa lotta sarà un processo contro un intero movimento solidale".
Nel comunicato viene inoltre denunciato un clima di isolamento attorno alla mobilitazione, che sarebbe stato alimentato, secondo il Collettivo, da disinformazione, invisibilizzazione e notizie diffamatorie: "chiunque abbia praticato questo gioco ha aperto la strada alla repressione. C'eravamo tutt*. E tutt* ci saremo", concludono gli operai.