Il prossimo 7 novembre, alle ore 17:00, il Museo Leo Lev di Vinci (Piazza Carlo Pedretti) farà da cornice a Domina, un evento ideato per raccontare l’approccio progettuale dell’interior designer Mita Gambacciani, con la curatela di Daniela Pronestì e in collaborazione con Keep Art Firenze.
L’evento si sviluppa attraverso il racconto di cinque case e di un’azienda, trasformando ogni stanza del museo in una tappa che unisce immagini di cantiere, risultati finali e videointerviste. Protagoniste del percorso sono la stessa interior designer e le sei “domine” proprietarie – Alessia, Claudia, Laura, Stefania, Valentina e Vera – le cui testimonianze mettono in luce il valore di un affiancamento professionale fondato su ascolto, fiducia e alleanza femminile.
La persona, con le sue esigenze emotive prima ancora che pratiche, viene posta al centro di ogni scelta. "La cosa più importante per me – afferma Mita Gambacciani – è la persona che ho davanti, i suoi bisogni e desideri. Parto cercando di conoscere chi ho davanti, di capire cosa si aspetta dalla sua casa. A questo affianco il dialogo, indispensabile per approfondire e creare un vero scambio, per poi tradurre tutto questo in dettagli via via più curati che danno forma a un progetto armonico".
L’evento nasce anche come riflessione su temi di grande attualità, come il rapporto tra la creatività umana e l’intelligenza artificiale, e il legame profondo con la natura.
"L’idea di questo evento – spiega l’interior designer nata a Vinci – è venuta da una riflessione sulla rapidità con cui l’intelligenza artificiale sta monopolizzando il dibattito contemporaneo. Personalmente, penso che sia uno strumento utile, a patto di considerarla sempre un supporto e mai un sostituto della sensibilità umana. Nel mio lavoro la progettazione prevede il contatto diretto con le persone e con il cantiere, dimensioni profondamente umane che nessuna macchina potrà mai replicare".
A questo si affianca l’ispirazione costante tratta dalla natura, intesa come fonte di equilibrio e armonia tra spazi interni ed esterni. “Domina” accende inoltre i riflettori sul ruolo della donna in un settore, quello dell'interior design, storicamente a prevalenza maschile, valorizzando una sensibilità e una visione che la stessa Gambacciani sperimenta quotidianamente nel rapporto con una clientela prevalentemente femminile. Una scelta di campo che si riflette anche nella scelta della sede: il Museo Leo Lev, diretto da Alina Skobà – sorge infatti vicino a quella che, nell’infanzia di Gambacciani, gli abitanti chiamavano semplicemente la casa della “signorina”.
Infine, l’evento vuole fare chiarezza sulla complessità della professione dell’interior designer – spesso confusa con quella dell’arredatore – che richiede competenze rigorose sulla gestione degli spazi, delle strutture e dei volumi prima di passare alla cura degli aspetti decorativi.
Una vocazione, quella di Gambacciani, nata quasi per casualità dopo gli studi a Palazzo Spinelli e l’impatto folgorante con il primo cantiere. "La svolta è arrivata grazie all’incontro con un designer industriale di Empoli: mi mise davanti la planimetria di una casa chiedendomi di sistemarla. Avendola risolta con naturalezza, mi disse che avevo nel DNA la capacità di vedere gli spazi e mi spedì in cantiere; è stato lì, affrontando subito la pratica e la progettazione dalle fondamenta e dalle strutture interne, che mi sono innamorata di questo lavoro".
Fonte: Ufficio Stampa
