Commercio, FdI Empoli: "Auguri a Condelli. Ma sul centro storico servono scelte strutturali"
(foto gonews.it)
Fratelli d’Italia Empoli rivolge le proprie congratulazioni a Eros Condelli, confermato alla guida di Confesercenti Empoli, e al nuovo gruppo direttivo che lo affiancherà nel mandato: un passaggio importante per la rappresentanza di tante attività che, ogni giorno, garantiscono lavoro, servizi e presidio sociale alla nostra città. Accogliamo con attenzione anche le valutazioni del presidente Condelli sul ruolo economico di Empoli e sui cambiamenti in atto nel mercato: considerazioni realistiche, perché quei segnali non sono più tendenze astratte ma incidono già, in modo concreto, sulla vita quotidiana di molte imprese.
Non siamo d’accordo, però, sulla analisi espressa da Condelli quando definisce come “soddisfacenti” i risultati degli esercenti empolesi che lui rappresenta. Da tempo Fratelli d’Italia raccoglie le preoccupazioni di numerosi operatori: non lamentele generiche, ma riscontri puntuali su flussi in diminuzione, costi in crescita, difficoltà di tenuta e un crescente senso di fatica nel “fare impresa” nel centro storico. La fotografia che emerge è quella di un “Giro” che perde progressivamente solidità: saracinesche abbassate, cambi frequenti e un turn-over che, troppo spesso, non equivale a vitalità ma a fragilità. È qui il nodo: l’“alternanza” (chiude uno, apre un altro) non può diventare la regola. Quando l’avvicendamento avviene su basi deboli—con fondi che restano vuoti, canoni e costi non sostenibili, ingressi in calo e un contesto percepito come meno attrattivo—non è una ripartenza, ma instabilità. E l’instabilità, alla lunga, erode fiducia, scoraggia investimenti e impoverisce il tessuto economico.
A questo si collega un tema che non può essere ignorato: il rapporto tra attrattività, decoro, sicurezza e sostenibilità economica. Se il centro viene percepito come meno curato, meno ordinato, meno sicuro o semplicemente meno “comodo” da vivere, l’effetto sul commercio è immediato: si riduce la permanenza, diminuiscono le visite e chi lavora con serietà deve moltiplicare gli sforzi per ottenere gli stessi risultati. In questo quadro incide anche la trasformazione del mix commerciale: la presenza di attività eterogenee, spesso non integrate con una visione complessiva del centro, alimenta la percezione di un luogo che perde progressivamente identità e coerenza rispetto all’idea di “salotto buono” della città. Sul piano retrospettivo, la crisi del commercio in centro non ha un’unica causa: pesano la trasformazione dei consumi (online e nuove abitudini), la riduzione del potere d’acquisto, i costi energetici e gestionali, la concorrenza delle polarità esterne rappresentate dai centri commerciali.
Contano, però, anche fattori locali su cui la politica può e deve incidere: accessibilità (parcheggi, collegamenti, logistica), qualità dello spazio pubblico, iniziative non episodiche e non con gli stessi modelli che si ripetono da anni, regole chiare e tempi rapidi per chi investe. Soprattutto, serve una visione: il centro non può essere solo una vetrina, ma un luogo vissuto, abitato, sicuro e davvero fruibile.
Il Progetto cd. “Apri Empoli”, avviato dall’amministrazione comunale a fine 2025 per ripopolare i fondi sfitti e che prevedeva la possibilità per i proprietari di stipulare un contratto di comodato d’uso con il Comune, il quale si sarebbe accollato piccole opere di manutenzione ordinaria, oltre all’allaccio dell’utenze, fino alla scadenza dello stesso progetto (marzo 2026), è irrimediabilmente fallito proprio per mancanza di manifestazioni di interesse. È evidente che, perché queste azioni siano credibili e utili, devono uscire dalla logica dell’intervento “a scadenza”, ma diventare, per l’Amministrazione un investimento più consistente, più strutturale e di durata, altrimenti rimangono un semplice spot, peraltro con effetto nullo.
Un ragionamento a parte merita la politica dei grandi eventi—da “Empoli Città del Natale” a “Empolissima” e iniziative analoghe—che possono rappresentare una vetrina importante per la città e generare presenze. Tuttavia, come è emerso più volte nel dibattito pubblico e nelle osservazioni di parte del mondo del commercio e della politica, non tutte le tipologie di attività beneficiano nello stesso modo di quei flussi. In alcune giornate o per determinati esercizi (bar, locali di somministrazione) si registrano ricadute positive, mentre in altre aree e per altri settori l’effetto è trascurabile, per non dire nullo, alimentando la percezione di un centro “a due velocità”.
Inoltre, negli anni, anche da parte di Fratelli D’Italia, sono state avanzate richieste di maggiore trasparenza e rendicontazione su risorse e risultati, insieme a critiche legate a decoro e sicurezza e agli impatti su viabilità e accessibilità, che talvolta possono diventare un deterrente anziché un incentivo. Per questo diciamo con chiarezza: gli eventi sono utili, ma non possono essere l’unica leva; devono inserirsi in una strategia strutturale e misurabile, capace di distribuire i benefici su tutto il tessuto commerciale.
Le prospettive future, se non vogliamo rassegnarci, passano da un cambio di passo: trattare il centro storico come un vero “centro commerciale naturale”, un ecosistema di imprese, servizi e vita urbana da governare in modo integrato, con strumenti moderni e una visione condivisa. In questa direzione proponiamo una linea concreta. Serve un Patto per il Centro tra Comune, operatori appartenenti a tutte le categorie, loro rappresentanti e proprietari, per rendere sostenibile investire e restare: non basta “invogliare ad aprire”, bisogna creare condizioni stabili perché chi avvia un’attività non sia costretto a chiudere dopo pochi mesi.
È poi decisivo intervenire sull’accessibilità: un centro complicato da raggiungere o da vivere—per famiglie, anziani, chi lavora, chi deve fermarsi anche solo per poco tempo—è un centro che perde competitività. Questo significa ragionare su parcheggi, collegamenti, ma anche su logistica e carico-scarico, perché ogni ostacolo si traduce in costi e rinunce. Fratelli d’Italia Empoli è disponibile da subito a un confronto istituzionale serio: chiediamo che il tema del commercio in centro—insieme a Confesercenti, Confcommercio e agli stessi operatori—diventi una priorità di agenda, non un argomento da affrontare a ondate. Il centro storico non è una cartolina: è lavoro, identità, sicurezza sociale. E se si spegne, a perdere non sono solo i commercianti: perde Empoli.
Fonte: Fratelli d'Italia Empoli