Palio di San Rocco, il '68 a Pisa e le 'fughe forzate' dall'Africa e dall'Oriente

Giovedì 9 agosto al Palio di San Rocco: da subito il programma entra nel vivo, con le belle mostre appena inaugurate (Stefano Renieri, Raffaele Ranaulo, la Prima Guerra Mondiale a San Miniato, l’Orestea Africana, le Maschere per il Teatro), con le romantiche cene sulla terrazza del Palazzo Del Campana Guazzesi e naturalmente con il programma di ogni giorno, a partire dal laboratorio diretto da Francesco Gigliotti che dalle prime ore della mattina inizia a lavorare con i tanti partecipanti, che produrranno ogni giorno una performance notturna, verso le 23,30, dedicata al grandissimo poeta spagnolo: Fernando Arrabal, a cui l’intero Festival è consacrato.

Poi le cose più istituzionali, come l’incontro con Carla Samore e Paola Bolelli, nel pomeriggio, alle 18,45 in piazza XX settembre. Si chiama “Fughe forzate”, come il progetto dell’associazione Oriss, di cui le due donne fanno parte e si riferisce ai tanti viaggi della speranza (ma anche della disperazione) che in molti, soprattutto giovani, fanno dall’Africa o dall’Oriente più povero. Sono la “notte del mondo”, quella che vede interi paesi devastati, dalla guerra, ma anche da queste fughe verso esistenze migliori.

Oriss è un’associazione di enorme interesse, che da trent’anni lavora in Europa, ma soprattutto nei paesi in via di sviluppo (soprattutto in Senegal e in Mali), dove ha aperto ambulatori davvero singolari, attenti alle culture africane e alle loro tecniche di guarigione e cura.

“Sarà davvero interessante – dice Andrea Mancini – direttore del Festival – confrontarsi con Oriss. L’ha fondata un grande etno psichiatra come Piero Coppo, i suoi libri, quasi tutti pubblicati da Bollati Boringhieri, sono stati importantissimi e formativi per tanti giovani che hanno scelto di lavorare con una psichiatria e una medicina più attenta al mondo e alle sue diversità”.
Alle 21,30, dopo la cena, ancora negli stessi spazi della terrazza sulla valle, Marco Azzurrini e Alessandro Cei porteranno in scena il loro “Pisa 68. Un maggio lungo un anno”.

Si tratta di un divertente spettacolo su un evento abbastanza tragico, come fu il maggio 1968 a Pisa. Azzurrini, con le canzoni delle epoca, cantate da Cei, esplora, con la sua eccezionale vena comico satirica, quello che successe allora, alcuni nomi sono gli stessi di oggi, come a dire che nelle cose degli uomini e nella politica non si finisce mai di sbagliare.

La storia di questo anno di snodo (anche questo una specie di passaggio dalla notte al giorno, ma quale giorno?), è rivissuta attraverso uno sguardo più attento alle buffe vicende di una famigliola di provincia, che commenta in modo spesso travolgente i fatti che allora succedevano all’esterno, come ad esempio i tragici eventi di Viareggio, alla Bussola, del 31 dicembre di quell’anno.
Uno spettacolo insomma da non perdere.

Fonte: La Conchiglia di Santiago

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