Consiglio regionale, si parla di crisi aziendali: "Vicini ai lavoratori"

foto d'archivio
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Si è riunito oggi il Consiglio regionale. L’aula ha osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’11 settembre 2001 negli Stato Uniti. Il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, con una breve comunicazione ha ricordato quei fatti, terribili, rimasti impressi nella memoria di ciascuno, ma anche “i tanti altri episodi che si inseriscono in un cono di terrore” da cui ci siamo risollevati a poco a poco. Giani ha richiamato anche la vicenda dell’Isis.

“E’ importante ricordare quelle 2996 vittime del terrorismo di matrice islamica” ha affermato il presidente, sottolineando l’importanza della memoria collettiva e “della tolleranza, del dialogo e del rispetto degli altri”.

Su richiesta del consigliere Tommaso Fattori, Giani ha successivamente ricordato anche le vittime dell’alluvione di Livorno, un anno fa.

Si è parlato di vaccini

Crisi aziendali, le comunicazioni di Rossi

Da giugno 2015 la Giunta regionale ha affrontato e gestito 140 vertenze, al momento i tavoli di mediazione aperti a livello regionale presso il ministero dello Sviluppo economico e quello del Lavoro sono 48, per un totale di 7400 posti di lavoro, di cui una parte in procinto di essere cancellati o comunque a rischio.

Sono numeri rilevantissimi, ha spiegato il presidente della Giunta regionale Enrico Rossi, nella comunicazione all’Aula, di questo pomeriggio 11 settembre, sulle crisi industriali in Toscana che danno conto dell’impatto sociale delle emergenze occupazionali in questi anni “in un contesto, come quello toscano, che peraltro si è distinto per la propria capacità di tenuta”. “Siamo stati vicini ai lavoratori in difficoltà, presenti anche da un punto di vista politico – ha detto – e partecipi nella ricerca di soluzioni”. Riguardo alla situazione complessiva, il presidente ha parlato di una regione “i cui risultati sono paragonabili a quelli di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna” e anche se “dal 2017 non siamo riusciti a recuperare tutto il pil e il pil procapite perso”, la regione “ha dimostrato una capacità di tenuta complessiva per quanto riguarda il dinamismo delle sue aziende e l’export”.

Tra le vertenze, il caso della Bekaert di Figline Valdarno, “esempio brutale – ha affermato – degli effetti della delocalizzazione messa in atto da una multinazionale per rincorrere maggiori margini di profitto”. La situazione per i 320 lavoratori, oltre all’indotto, è resa ancora più critica dal fatto che la nuova disciplina prevista dal Jobs Act non consente l’utilizzo della cassa integrazione in caso di cessazione di attività dell’azienda. “C’è stata – ha continuato – un’operazione di conquista del know how di quest’azienda e poi la delocalizzazione per risparmiare sul costo del lavoro”.

Altro caso emblematico è quello della Tmm, azienda dell’indotto Piaggio, di Pontedera, i cui lavoratori, licenziati, devono oggi misurarsi con una citazione in giudizio per i presunti ostacoli che avrebbero frapposto al processo di liquidazione.

“Si tratta di vicende – ha proseguito – per le quali esigiamo un finale diverso da quello prospettato dalle aziende. Per la Bekaert continuiamo a chiedere che siano ritirati o sospesi i provvedimenti di licenziamento e la chiusura del sito, in modo che si possano esaminare tutte le soluzioni e gli strumenti, anche eccezionali, utili per ripristinare la redditività dello stabilimento di Figline. Al tempo stesso va chiamata in causa con forza la Pirelli, che riteniamo corresponsabile di questa situazione”.

Per quanto riguarda la Tmm i lavoratori hanno deciso di intraprendere con coraggio la strada della costituzione di una cooperativa, ed è intenzione della Giunta formalizzare l’impegno di aiuti che possono essere messi in campo a sostegno del progetto.

C’è poi il caso Piombino, su cui Rossi ha fornito alcuni aggiornamenti: Jindal South West è in procinto di perfezionare il closing di acquisizione della quote azionarie di Aferpi e delle società collegate. Il piano industriale è ambizioso ed è articolato in due fasi che dovranno concretizzarsi entro il 2022. “Al Ministero – ha sottolineato Rossi – chiediamo atti che assicurino ai lavoratori condizioni non penalizzanti rispetto alle condizioni retributive del passato”. “A Piombino – ha aggiunto il presidente – si è aperta una solida prospettiva perché si torni a produrre acciaio”.

In generale, il presidente ha parlato di una “realtà produttiva positiva nell’aretino, nella parte centrale della Toscana fino a Pisa che con il suo mix di servizi, di imprese dinamiche e orientate all’estero ha retto molto bene alla crisi. Abbiamo realtà poi come quella senese e grossetana dove la crisi ha prodotto qualche arretramento, ma non ci sono stati impatti particolarmente negativi e arretramenti forti; ci sono anche riprese importanti dal punto di vista dell’agricoltura e del turismo”.

“Grosse le difficoltà – ha aggiunto – sulla provincia di Livorno. Anche la zona delle Apuane non è tra quelle che maggiormente gode della situazione, anch’essa dopo la crisi della grande industria, vive delle difficoltà”. “Mi auguro che si proceda speditamente ai lavori per la realizzazione di un porto adeguato a Livorno”.

Per quanto riguarda le altre aree di crisi, spicca Massa Carrara dove rimane sotto stretto monitoraggio la Sanac in amministrazione straordinaria, per la cui cessione risultano molte manifestazioni di interesse.

La crisi si è fatta sentire in alcuni settori più di altri, e il comparto dell’edilizia è uno dei più penalizzati. Nel ramo delle costruzioni è aperto un tavolo al Mise per Condotte, ed è in corso la procedura concordataria della controllata Nodavia, mentre è seguita dall’Unità di crisi la questione della cooperativa Clc (cooperativa lavoratori delle costruzioni) di Livorno, che ha aperto la mobilità per metà degli addetti.

Nella moda c’è la vertenza Cantarelli, per la quale, ha detto Rossi, “non desistiamo dalla convinzione che possano essere ancora trovati acquirenti in grado di riattivare il processo produttivo”.

Si rileva inoltre la fragilità di diverse situazioni aziendali di piccole e medie imprese dell’artigianato semimeccanizzato, o industria a forte connotazione artigianale, così come vertenze nella grande distribuzione (la cessione di Mercatone Uno in amministrazione straordinaria), nel cartario (Papergroup) e in altri settori come Itc e telecomunicazioni.

Tavoli importantissimi aperti al Mise sono quelli di Whirlpool e Kme: nel primo caso è stato presentato un progetto industriale con cui l’azienda intende superare l’attuale congiuntura e le eccedenze di personale; per Kme si attende un progetto definitivo, migliore sotto il profilo del saldo ambientale rispetto a quello autorizzato.

Un ulteriore nodo è quello degli ultimi eventi riguardanti la General Electric/Nuovo Pignone, che ha annunciato l’intenzione di cedere le quote azionarie della newco Baker Hughes.

Il presidente ha ricordato la decisione “di usare fondi europei per progetti strategici, svincolati dalla dimensione aziendale e indirizzati verso quelle aziende che fanno investimenti”.

Crisi aziendali, importanti novità per Bekaert

Venerdì verrà approvato il cosiddetto decreto-Genova: lì sarà segnato anche il via libera ai fondi per la cassa integrazione dei 318 lavoratori della Bekaert di Figline Valdarno.
In questo modo viene garantito il reddito ai lavoratori, così come promesso dal ministro Luigi Di Maio nelle scorse settimane. L’impegno del governo, adesso, sarà tutto concentrato nel sostenere gli sforzi di nuovi investitori che abbiano un solido progetto di sostegno e rilancio.

Crisi aziendali, il dibattimento in aula

“Per risolvere le crisi aziendali occorre che la politica punti a un cambio di rotta e mentalità, magari agendo in maniera preventiva e non andando ad operare a crisi avvenuta”. Così la consigliera Irene Galletti (M5S), che ha dato il “la” al dibattito dopo la comunicazione del presidente Enrico Rossi, invitando ad “attivarsi per le delocalizzazioni, a investire di più sulle piccole e medie imprese, ad arginare la globalizzazione, a fare attenzione alle multinazionali, che spesso prendono e scappano”.

Per Tommaso Fattori (Sì Toscana a sinistra) sarebbe opportuno passare dalla comunicazione in aula, con elenco delle crisi e di ciò che si è fatto e si intende fare, ad un “approfondimento puntuale in commissione delle vicende già chiuse”, tenendo presente che “le istituzioni devono mettere in piedi una strategia diversa”. “Con i tavoli che funzionano sempre meno la politica deve recuperare un ruolo, avere un progetto, mettere in atto un’azione industriale a livello di Paese”, ha concluso il consigliere.

Giacomo Giannarelli (M5S), partendo dalla foto complessiva presentata da Rossi, sulle diverse crisi aziendali da trattare nel loro complesso, ha proposto di trasformare tale comunicazione in un “appuntamento periodico in aula, una volta al mese, per rendere conto dei progressi e delle singole questioni da trattare costantemente”.

Secondo Marco Casucci (Lega) al quadro sintetico e analitico presentato nella comunicazione “andrebbe aggiunto più cuore e passione, perché il tema del lavoro non ha colore, ma riguarda tutta la Toscana e tutti i toscani”. “Non possiamo navigare a vista, non possiamo permettercelo, di fronte a crisi come la Bekaert occorre avere una visione europea – ha concluso – il tema del lavoro va affrontato nella sua interezza, per poter rispondere allo scatto di orgoglio dei lavoratori”.

Serena Spinelli (Art. 1 - Mdp), dopo aver ringraziato il presidente per la comunicazione e per quanto fatto sul caso Bekaert, ha ricordato che la Toscana è fatta da piccole e medie imprese, ma anche da grandi aziende. “Non possiamo dare risposte semplici a un tema così complesso – ha affermato – che necessita di un piano industriale puntuale e di linee di sviluppo concrete, chiamate a incrociarsi con una produzione sempre più sostenibile”. “Occorre una sorta di contratto sociale tra politica e imprese, per un mercato del lavoro sempre più umano”, ha concluso, invitando la politica ad avere “più fantasia e ingegno”.

Paolo Bambagioni (Pd), considerando che “in ogni luogo istituzionale occorre declinare la riflessione su un piano più pragmatico”, si è soffermato su cosa può fare la Regione Toscana, nella consapevolezza che i tempi della politica non sono quelli delle imprese: “Mentre noi siamo qui a discutere i lavoratori vanno avanti e magari cambiano pelle”. E “se in Toscana l’ossatura economica che tiene in piedi la nostra Regione e diffonde benessere è fatta da imprese molto piccole, è urgente che la politica dia energia a questo mondo, a partire da adeguate infrastrutture e da minore burocrazia”.

Gianni Anselmi (Pd), presidente della commissione Sviluppo economico, ha invitato a non guardare alla “Toscana come ad una cartolina che sbiadisce i propri contorni, ma ad una Regione dalla geografia economica e multiforme, capace di innovare selettivamente se stessa e di vedere crescere l’occupazione”. “Un tema così complesso, come le crisi industriali, non può essere ricondotto a una lettura omogenea – ha sottolineato – ma vi assicuro che Regione ha prodotto uno sforzo straordinario, camminando al fianco dei lavoratori e degli imprenditori; non è possibile salvare tutti: il pubblico interviene nella crisi nella misura in cui l’azienda rende saldo il mercato”, ha concluso Anselmi, ricordando l’invito del Santo Padre a civilizzare il mercato del lavoro.

Roberto Biasci (Lega) ha invocato “un segnale”. “In Toscana passano anni da quando si presenta un progetto a quando si realizza”, ha affermato citando l’esempio della Costa degli Etruschi, dove “immobili di pregio attendono la ristrutturazione”. Biasci  ha parlato di “una burocrazia spaventosa” e di “problemi di velocità”. “Diamoci una mano – ha detto – perché una pratica una volta presentata sia eseguita”

La replica di Rossi

Al centro dell’intervento dell’assessore Stefano Ciuoffo il tema della dimensione delle risorse messe a disposizione dalla Regione verso le pmi (piccole medie imprese). “Limitatamente alle nostre risorse che sono generate dai fondi comunitari nel periodo dal 2014 al 2020 avremo a disposizione circa 400 milioni”. Spiega l’assessore: “Esauriremo i fondi in anticipo rispetto alle scadenze, soprattutto in quegli assi che le politiche comunitarie indirizzano verso il sostegno dell’impresa. Queste risorse possono essere in parte assegnate anche alle grande imprese, ma esclusivamente sull’asse 1, ricerca e sviluppo; tutte le altre azioni sono esclusivamente destinate alle pmi”. In primo piano anche il trasferimento di competenza dalle università, che è diventato patrimonio delle imprese.

Tra gli argomenti del presidente Enrico Rossi anche una sottolineatura: “L’85 per cento delle risorse che abbiamo sono riservate a piccola e media impresa, imprese familiari, artigiani; quando interveniamo a favore delle grandi imprese, spesso è erogando finanziamenti che prevedono interventi a filiera, che ricadono sul mondo delle piccole e medie imprese”.  “Noi abbiamo rotto un tabù – aggiunge il presidente – e io questo dato lo rivendico”. D’altra parte, parlando di grande impresa, si devono riconoscere numeri importanti: “In Toscana ci lavorano 50 mila persone”.
Nel campo della moda e non solo, dove si parla di multinazionali, ci sono “Marchi che vengono a investire in Toscana e fanno lavorare molti”, ricorda Rossi. Bisogna avere comunque la possibilità di dialogo con queste imprese, ribadisce il presidente, che cita una serie di esempi, tra cui Novartis e Lilly.
Il settore manifatturiero è “elemento fondamentale” per la Toscana che, se “è ancora ricca nonostante la crisi è grazie alla capacità di reazione dei distretti e di tenuta del settore delle multinazionali, che hanno trovato terreno favorevole e grande attenzione”.

Scuole, Stella (FI): "Oltre 100 senza verifiche antisisma"

"In oltre 100 scuole della Toscana non sono state fatte le verifiche sulla vulnerabilità sismica degli edifici. L'inizio del nuovo anno scolastico è alle porte e dovrebbero già essere stati effettuati in tutti gli istituti scolastici i dovuti controlli anti-sismici, la cui scadenza era prevista per il 31 agosto scorso. In 101 scuole della nostra regione, queste verifiche non sono state fatte, e per questo chiediamo agli enti locali di intervenire urgentemente e colmare questo gap". Lo afferma il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia), che sul tema ha presentato un'interrogazione.

"Gli enti competenti - chiede Stella - si devono impegnare a far sì che i ragazzi tornino a scuola in sicurezza. Ci sono delle zone che sono esposte maggiormente al rischio sismico ed è importante effettuare tutte le verifiche necessarie. La messa in sicurezza delle scuole deve essere assolutamente messa in pratica. Non possiamo aspettare che succeda una tragedia per intervenire. Chiediamo alla Regione di pubblicare l'elenco degli edifici scolastici non a norma, e di sollecitare i controlli presso gli enti locali competenti".

Fonte: Ufficio Stampa

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