Consiglio regionale da San Rossore, si parla di scuola e di beni culturali

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In occasione dell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali a San Rossore, l’Ente Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli ospiterà fino al 5 novembre 2018, all’interno della Sala “Giovanni Gronchi”, la mostra itinerante dal titolo “1938 – La Storia”, ideata e realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma.

La seduta del Consiglio regionale a San Rossore oggi, mercoledì 10 ottobre, è stata anche l’occasione per visitare la mostra e riflettere su uno dei periodi più bui della nostra storia.

“Ho voluto fortemente che la nostra Assemblea si riunisse proprio a San Rossore, da sempre luogo simbolo per chi ha responsabilità di governo”, ha esordito il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, proponendo un excursus storico: dal Granduca Pietro Leopoldo che il 30 novembre 1786 aboliva la pena di morte, con una firma al Palazzo Reale di Pisa, alle vicende di una città sempre pronta a ospitare, generazione dopo generazione, granduchi e importanti personalità della letteratura e delle istituzioni. “Ma se questi sono i momenti belli che ci rendono orgogliosi, come Regione Toscana, di avere in proprietà e gestire San Rossore – ha continuato il presidente – ci sono anche momenti brutti, quando Vittorio Emanuele III firmava il capitolo sulle leggi razziali”. “Ottanta anni dopo, la coscienza, la cultura, la civiltà della nostra Toscana si ribella con forza a quel triste capitolo di storia e, fisicamente, come Consiglio regionale ci riuniamo proprio in questa sede, nella sala dove è allestita la mostra, per dire no alle leggi razziali, per provare vergogna e per chiedere scusa a tutti coloro che sono stati condizionati da quella sciagurata legge”. “Il nostro rifiuto si leva forte e chiaro: non vogliamo più vedere né vivere momenti così drammatici”, ha concluso Giani.

La mostra, ideata e realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah, spazia dal 1938 al 1943, quando il governo di un Paese che si considerava “civile” calpestò con violenza i diritti di una parte dei suoi cittadini. Tutte le persone di origini ebraiche, considerate inferiori dal punto di vista “biologico”, vennero infatti escluse da ogni ambito della società nazionale.

Un capitolo tragico ricordato attraverso fotografie, manifesti, giornali, in gran parte inediti e originali, relativi all’intera realtà nazionale, provenienti da numerosi archivi e collezioni private. Trentasette pannelli, rigorosamente illustrati e documentati, raccontano il percorso che portò a quella disgraziata decisione, che ebbe il suo atto iniziale e definitivo proprio a San Rossore.
La mostra si avvale del patrocinio della presidenza del Consiglio dei Ministri, del ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’unione delle Comunità ebraiche italiane, e della Comunità ebraica di Roma.

La visita della mostra è stata introdotta da Saulle Panizza, professore ordinario di diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Pisa e dall’ingegner Bruno Possenti, presidente dell’A.N.P.I. di Pisa.

Omofobia, aggressione coppia gay Pisa. Unanimità per la mozione Nardini

“La Toscana è stata la prima Regione d’Italia a dotarsi di una norma, la 63 del 2004, contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere – spiega Alessandra Nardini, Consigliera Regionale, illustrando la mozione di cui è promotrice –. Siamo una terra aperta, inclusiva, rispettosa e non dobbiamo permettere che episodi come quello di qualche sera fa a Pisa ci trasformino nella nostra brutta copia. Dopo una prima e istintiva condanna di fronte al racconto di Christian ho deciso di trasformare questa posizione di un atto da portare all’attenzione dell’aula del Consiglio Regionale che ringrazio per aver accolto senza esitazioni. L’unanimità di oggi significa molto: ferma condanna ad ogni forma di violenza, rivendicazione della natura civile della Regione”.

Al primato della norma del 2004 è seguito un percorso sempre virtuoso di azioni volte al contrasto dell’omofobia e alla promozione della cultura di rispetto delle diversità, a partire dalla costituzione nel 2009 di un Osservatorio permanente per la lotta contro le discriminazioni fino alla concessione del patrocinio alle varie edizioni del Toscana Pride. A livello nazionale, l’Italia si colloca al trentaduesimo posto su quarantanove in Europa per il rispetto dei diritti LGBTI secondo l’indagine ‘Rainbow Europe’.

“Attacchi e atti di violenza contro la comunità LGBTI continuano purtroppo ad essere all’ordine del giorno, quello di Pisa è solo l’ultimo in ordine temporale. L’Italia ha, sì, fatto grandi progressi sulla strada dei diritti civili, ma fatti come questo dimostrano che i passi da fare sono ancora molti a partire dall’approvazione di una legge contro l’omotransfobia, necessità di cui chiediamo alla Giunta Regionale di farsi interprete con il Governo – prosegue Nardini –. Impegniamo la Giunta anche a proseguire e se necessario promuovere nuove azioni e nuovi progetti per contrastare ogni forma di violenza. Non stanchiamoci di promuovere la cultura della parità e del rispetto, di combattere stereotipi e discriminazioni”.

“Prendo atto della ferma presa di posizione della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – conclude – e rilancio l’auspicio già espresso chiedendo di nuovo che la condanna di questo come di ogni episodio di violenza arrivi chiara e pubblicamente da ogni rappresentante delle istituzioni.”

La mozione è stata sottoscritta anche dai consiglieri Pd pisani Antonio Mazzeo e Andrea Pieroni, dalla consigliera Pd Elisabetta Meucci e dai capigruppo Serena Spinelli (Mdp), Tommaso Fattori (Sì Toscana a Sinistra), Monica Pecori (gruppo Misto).

Educazione alla cittadinanza, sì alla mozione Pd per sostegno Regione a proposta di legge di iniziativa popolare

Educare le nuove generazioni al bene comune e promuovere la partecipazione civica: la Regione Toscana è chiamata a promuovere la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che intende introdurre “l’educazione alla cittadinanza come materia autonoma, con voto indipendente, nelle scuole di ogni ordine e grado”. È quanto prevede una mozione approvata a larga maggioranza dal Consiglio regionale nella seduta di questa mattina a San Rossore. La mozione è stata presentata da molti consiglieri del Partito democratico, prima firmataria Elisabetta Meucci.

“In merito al sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare “sull’introduzione dell’insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia autonoma con voto, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado”. Un impegno preciso, promuovere, nei confronti di cittadini ed amministrazioni comunali della Toscana, la raccolta delle firme per la proposta di legge che intende introdurre l'educazione alla cittadinanza come materia autonoma, con voto indipendente, nelle scuole di ogni ordine e grado per educare le giovani generazioni al bene comune e promuovere la partecipazione civica, educare alla legalità e alla sicurezza nel rispetto reciproco, migliorare i comportamenti e gli stili di vita sostenibili, a partire dall'educazione alimentare, l’educazione digitale, la tutela dell'ambiente e degli spazi comuni.

“Il Comune di Firenze, - spiega Meucci - con il sostegno di ANCI, ha promosso un testo di legge di iniziativa popolare già depositato e da settimane, insieme ad altri enti e comuni, stanno promuovendo la raccolta delle firme necessarie per la prestazione della proposta di legge di iniziativa popolare. Una iniziativa che nasce della volontà di recuperare una dimensione educativa che formi i giovani cittadini ai principi che consentono un pieno sviluppo della società italiana, promuovendo legami di coesione sociale e partecipazione civile, indispensabili per rafforzare le radici democratiche dello Stato italiano. E per questo occorre ripartire dalla scuola che è il luogo dove si formano i cittadini, dove i bambini, i ragazzi e sempre più le famiglie apprendono i principi del vivere consociato e le responsabilità che ne conseguono. E non è un caso che la proposta sia sostenuta da ANCI perché rappresenta l’esigenza avvertita da molti Sindaci e Amministratori di operare per una maggiore diffusione del senso di appartenenza alla comunità dei cittadini e delle cittadine italiani. Educare al bene comune e promuovere la partecipazione civica, educare alla legalità e alla sicurezza nel rispetto reciproco, educare al corretto utilizzo della rete, migliorare comportamenti e stili di vita, come ad esempio la lotta allo spreco alimentare, la tutela dell'ambiente e degli spazi comuni, sono alcuni degli obiettivi di apprendimento di questa legge. Per questo oggi – conclude Meucci - chiediamo alla Giunta di promuovere la raccolta delle firme a questa proposta di legge nei confronti dei cittadini e degli amministratori toscani, e lo chiediamo oggi in un luogo che non potrebbe essere più adatto e carico di significato profondo, in questa Tenuta di San Rossore dove fu scritta una delle pagine più nere della storia italiana del Novecento, quando Vittorio Emanuele III firmo le leggi antiebraiche per "la difesa della razza".
Paolo Sarti annuncia il voto di astensione di Sì-Toscana a sinistra, perché “bisogna stare attenti, evitare che questa materia diventi un alibi: stiamo parlando di un compito educativo che appartiene prima di tutto alla famiglia e alla comunità nel suo insieme”. Perplessità sul voto di merito legato a questa materia sono condivise dal Movimento 5 stelle, come spiega Irene Galletti: “L’intento della mozione è positivo, ma l’impostazione va in senso opposto e l’idea del voto è aberrante. Certi valori devono essere trasmessi, non insegnati”.

Posizione favorevole annuncia in aula il consigliere Marco Casucci (Lega): “L’iniziativa va nella stessa direzione di una nostra mozione approvata all’unanimità nei mesi scorsi. È partita dal Comune di Firenze, ma è stata condivisa da tante amministrazioni comunali in Toscana”
A favore anche Serena Spinelli (Art.1-Mdp), “sebbene l’idea del voto sulla materia finisca per stridere con l’intento generale”. Poi si rivolge alle forze politiche che nel Consiglio toscano rappresentano i partiti al governo nazionale: “Togliere la prova di storia all’esame di maturità è un’idea che grida vendetta. La storia si studia, non si cancella”.

“Investire la scuola di questo compito è un buon punto di partenza”, dichiara la consigliera Valentina Vadi (Pd), che rivolge l’appello ai Movimento 5 stelle e Sì-Toscana a sinistra a rivedere la decisione di astenersi. Posizione confermata dai due gruppi dopo che la proposta di emendamenti non viene accolta dalla maggioranza.

Facilitazioni TPL studenti, la discussione in aula

La Giunta regionale dovrà attivarsi per estendere l'Accordo del 29 giugno scorso anche al trasporto ferroviario. E' il primo punto della mozione dei consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra) approvata dal Consiglio regionale della Toscana riunito a San Rossore. L’accordo fra Regione Toscana, Comune di Firenze, Azienda per il diritto allo studio universitario, Università di Firenze e One Scarl, che gestisce il contratto-ponte sul trasporto pubblico, era teso a offrire condizioni di favore agli studenti universitari per l’accesso ai servizi di trasporto nell’area fiorentina.

La Giunta dovrà, inoltre, estendere la sperimentazione in atto con l’ateneo fiorentino anche alle Università di Pisa e Siena, compreso il trasporto ferroviario, e istituire uno specifico tavolo per una riduzione degli abbonamenti, anche in via temporanea, a tutti gli studenti universitari.
“Questa disparità di trattamento non è giustificabile - ha affermato Tommaso Fattori -. Con la conclusione della gara unica gli studenti pisani si trovano a pagare il 64 per cento in più”.“Il diritto allo studio in questa regione è stato e resta una priorità” ha aggiunto Alessandra Nardini, annunciando il voto del Pd.

E’ stata approvata all’unanimità dall’aula del Consiglio regionale la mozione di Sì Toscana a Sinistra che chiede alla Giunta “di stringere accordi con gli Atenei per garantire facilitazioni agli studenti di tutte le Università toscane nell’utilizzo dei trasporti pubblici, non solo a chi è iscritti all’Università di Firenze, lavorando per includere negli accordi anche il trasporto ferroviario, oltre ai biglietti di bus e tram”, come ha spiegato in aula il capogruppo Tommaso Fattori, illustrando il contenuto della mozione.

Quest’atto segue all’Accordo del giugno scorso tra Regione Toscana, Comune di Firenze, Azienda Regionale per il Diritto allo Studio, Università di Firenze e One SCARL (la società che gestisce il così detto del contratto-ponte per il TPL in Toscana), finalizzato a offrire agli studenti universitari l’accesso a condizioni di favore ai servizi di TPL nell’area fiorentina. L’accordo prevede la predisposizione di una specifica convenzione che garantisca, in via sperimentale per un anno, la libera fruizione dei servizi di trasporto pubblico urbano per gli studenti iscritti dell’Università di Firenze, il cui costo sarà ripartito fra tutti gli iscritti (circa 48 euro annui).

“Questo primo accordo è meritorio, dato che l’accesso agevolato al trasporto pubblico locale è uno strumento che contribuisce a garantire l’effettività del diritto allo studio. Così com’è fondamentale favorire l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche per i benefici ambientali e di riduzione dell’inquinamento che tutto ciò comporta. Ma occorre adesso lavorare per includere nelle agevolazioni la totalità degli studenti iscritti alle Università della nostra regione, coinvolgendo Pisa e Siena e obbligando anche Trenitalia a sedersi al tavolo, facendo la propria parte. Sono molti gli studenti che utilizzano il treno ogni giorno per raggiungere la propria Università”.

Oltre a chiedere “l’estensione dell’Accordo del giugno scorso al trasporto ferroviario”, prevedendo per gli studenti universitari fiorentini condizioni di accesso favorevole anche ai treni, e oltre “ad estendere la sperimentazione in atto con l’Ateneo fiorentino anche alle Università di Pisa e Siena”, comprendendo pure in questi casi l’accesso agevolato al sistema ferroviario regionale, la mozione di Sì Toscana a Sinistra approvata dall’aula chiede la possibilità di individuare una soluzione di emergenza per gli studenti di Pisa e Siena che sono rimasti esclusi dall’accordo. La mozione impegna quindi la Giunta a convocare “un apposito tavolo di confronto che coinvolga i due assessorati regionali competenti, i Comuni di Pisa e Siena, ARDSU, le Università di Pisa e Siena e One SCARL volto a individuare una soluzione temporanea per garantire nell’immediato una riduzione degli abbonamenti anche per gli studenti dei rispettivi atenei esclusi dall’Accordo di giugno”.

“Con il gestore unico regionale - spiega Fattori - vi è stato un adeguamento al rialzo delle tariffe su abbonamenti e biglietti. Gli studenti dell’Ateneo pisano, per esempio, avevano fino allo scorso anno un abbonamento con tariffa agevolata, frutto di una specifica convenzione fra ARDSU e la società di trasporto pubblico locale. Di punto in bianco il costo del loro abbonamento è aumentato del 64%. E’ irragionevole, e difficilmente giustificabile, una simile disparità di trattamento degli studenti universitari dei diversi atenei toscani”, termina Fattori.

Diritto allo studio in Lunigiana, mozione sulla situazione degli istituti scolastici superiori

II rischio di chiusura delle scuole provoca incremento della dispersione scolastica, depauperamento dell’offerta formativa e spopolamento delle zone interessate. Questa mattina, 10 ottobre, l’Assemblea regionale ha approvato all’unanimità la mozione che, come spiegato da Giacomo Giannarelli (M5S), prende avvio dal “caso specifico” della situazione degli istituti scolastici superiori in Lunigiana per riferirsi poi, nell’impegnativa, alla situazione di svantaggio di aree simili del territorio regionale.

In Lunigiana, precisa la mozione, gli istituti scolastici superiori riscontrano grandi difficoltà nella formazione delle classi a causa della mancanza di numero minimo di studenti, 18 secondo la riforma della ‘buona scuola’, e per la complessità delle procedure di ottenimento della deroga al numero minimo.

Il testo approvato impegna il presidente della Giunta a “farsi promotore presso il Governo di una deroga al numero minimo degli iscritti, specifica per queste aree come la Lunigiana”, consentendo così il diritto allo studio e all’offerta formativa in queste zone.

La mozione, ancora, impegna il governo regionale a “incentivare forme specifiche d’integrazione del trasporto ferro-gomma finalizzate a garantire, nelle fasce orarie del pendolarismo studentesche, servizi specifici coinvolgendo anche gli enti locali per supportare la situazione di svantaggio”. Come ricordato in narrativa, infatti, la causa della contrazione degli iscritti nelle scuole superiori lunigianesi è “soprattutto la situazione disastrosa dei trasporti pubblici”.

Giacomo Bugliani (Pd) ha espresso “l’assoluta condivisione” a nome proprio e del gruppo Pd, e ha chiesto di sottoscrivere la mozione. In particolare Bugliani ha apprezzato “la concertazione con il Governo”, richiamata e assicurata da Giannarelli, accanto all’impegno della Regione Toscana “disposta a fare la sua parte”.

Anche Tommaso Fattori (Sì Toscana a Sinistra) ha annunciato il voto a favore, così come Luciana Bartolini (Lega), che ha precisato la necessità di estendere le tutele previste nella mozione anche ad altre zone della Toscana, con riferimento specifico “alla montagna pistoiese”. Da Valentina Vadi (Pd), l’apprezzamento per l’attenzione alle realtà più piccole della regione, con l’auspicio che il M5S “faccia pressioni sul governo nazionale affinché si investa sull’istruzione: nel Def attualmente ci sono tagli e nessun tipo di investimento, assolutamente in controtendenza rispetto alle richieste del M5S della Toscana”.

“L’inizio dell’anno scolastico-afferma amareggiato Roberto Salvini, Consigliere regionale della Lega-sta comportando notevoli disagi ai pendolari, buona parte studenti, che quotidianamente hanno la necessità di servirsi del treno sulla tratta Saline-Cecina:” “Un viaggio-prosegue il Consigliere-che per la lentezza esasperante dei mezzi, risulta spesso una vera e propria odissea per chi, giocoforza, deve utilizzare frequentemente questo mezzo pubblico.” “Si narra-precisa l’esponente leghista-di ragazzi che giungono perennemente in ritardo a scuola e tornano a casa a pomeriggio inoltrato; insomma, un disagio non indifferente che, se nessuno interverrà, si protrarrà, colpevolmente per tutto l’anno scolastico.” “Insomma-sottolinea Salvini-nonostante i soldi spesi in merito, la criticità permane e se possibile si acuisce(anche la qualità dei treni non è il massimo)indisponendo, giustamente, i genitori ed i loro figli, oltre a qualche altra decina di pendolari che si spostano per lavoro.” “Per tale motivo-conclude Roberto Salvini-predisporrò un atto per chiedere ufficialmente alla Regione di attivarsi con Trenitalia alfine di sanare questa inaccettabile e reiterata problematica.”

Violenza di genere: No alla Fondazione dedicata ad un femminicida

Per questo ho convintamente sottoscritto e votato, insieme al Consigliere Enrico Sostegni ed altre colleghe e colleghi, la mozione che abbiamo approvato ieri in Consiglio Regionale. Nell'atto, analogo a quello già approvato in alcuni Consigli Comunali toscani, esprimiamo la nostra contrarietà alla decisione di intitolare una Fondazione che ha tra i propri obiettivi anche il contrasto alla violenza di genere con il nome di un ragazzo che ha commesso tale delitto. Trovo ammirabile l’atteggiamento della famiglia e delle persone vicine a Elisa che dalla notte del terribile omicidio hanno scelto il silenzio quando potevano scagliarsi contro chi l’ha portata via senza un motivo in preda ad una folle e brutale violenza ingiustificabile. E trovo che in una situazione così assurda e difficile il rispetto del reciproco dolore sia fondamentale. Comprendo e rispetto il dolore della famiglia Zini, ma un assassino non si può assolvere mascherando la cronaca dei sui gesti con buoni propositi”. Così la consigliera regionale Alessandra Nardini sul suo profilo facebook commentando l’approvazione nella seduta di ieri della mozione di cui è firmataria.

Beni culturali, ok a mozione di Bugliani: “Valorizzare figure dei restauratori”

Approvata la mozione promossa dal consigliere regionale Pd a favore di questa categoria di lavoratori, che chiede impegni precisi per rafforzare la loro presenza nella pubblica amministrazione e la realizzazione di un albo professionale

Via libera dall’assemblea toscana alla mozione promossa da Giacomo Bugliani, consigliere regionale Pd, “In merito alla valorizzazione della figura del restauratore di beni culturali”. Impegni precisi in Conferenza delle regioni, individuazione di possibili soluzioni per rafforzare la presenza di questa figura all’interno di enti ed istituzioni, nonché per la realizzazione dell’albo professionale e una riformulazione delle categorie delle stazioni appaltanti, nella prospettiva di ampliare il raggio d’azione di chi svolge questa mansione: questo ciò che si sollecita alla Giunta attraverso l’atto di indirizzo in questione.

“Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Regione Toscana rappresenta una risorsa inestimabile che, anche attraverso il nostro Statuto, ci premuriamo di tutelare e valorizzare con risorse e investimenti. – spiega Bugliani – Garantirne la sicurezza e la conservazione è un impegno che riguarda tutti. Non possiamo quindi sottovalutare l’importanza del lavoro portato avanti dai restauratori, che operano in questo settore troppo spesso in condizioni precarie, senza garanzie e sicurezze. La categoria dei restauratori vede per la prima volta la luce nel lontano 2000, quando si individuano, per mezzo di un decreto i requisiti dei soggetti da riconoscere come tali. Il Codice dei beni culturali ha previsto poi una disciplina regolamentare delle competenze professionali, delineando ‘i profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici’ e una disciplina regolamentare della formazione delle figure professionali che intervengono a vario titolo nelle attività conservative. Successivamente sono stati delineati criteri precisi per le stazioni appaltanti e requisiti altrettanto precisi per i soggetti coinvolti. Dopo aver ascoltato le istanze della categoria ho ritenuto doveroso portare la situazione sui banchi del Consiglio, chiedendo alla Giunta di discutere in Conferenza delle regioni questioni inerenti la valorizzazione di questa figura professionale. È importante riuscire a individuare soluzioni che permettano ai restauratori di svolgere più facilmente il loro ruolo all’interno di enti o istituzioni, ma anche impegnarsi per creare il tanto atteso albo professionale e rivedere, inoltre, le categorie previste per le stazioni appaltanti nella prospettiva di ampliare il loro raggio d’azione”.

Trasformazione del Parco Montemarcello in Parco interregionale Toscana- Liguria, sì unanime

“Un’iniziativa che nasce in coordinamento con i colleghi della Liguria”, per la “costituzione di un nuovo parco interregionale, in coerenza con la previsione dell’articolo 68 dello Statuto della Toscana”, e anche con quello della Liguria. Così il consigliere Giacomo Giannarelli, per illustrare davanti all’Aula riunita nella sala Gronchi di San Rossore, la mozione a sua firma per la costituzione del parco interregionale Toscana–Liguria, mediante la trasformazione dell’attuale parco regionale Montemarcello-Magra. L’atto è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea regionale.

Il consigliere ha fatto riferimento sia all’intenzione di chiudere il parco ligure negli intendimenti della Regione Liguria, sia all’indagine svolta in IV Commissione sulla gestione dei parchi, dalla quale è emerso che l’unico parco gestito in modo eccellente è quello della Maremma. La previsione di creare il parco interregionale tosco ligure di Marcello Magra, ha spiegato Giannarelli, si colloca tra l’altro nell’ottica di “efficienza, efficacia e controllo diretto e meritocratico della filiera agroalimentare e turistica di quel territorio apuo ligure”.

Serena Spinelli (Art.1 – Mdp) si è espressa a favore della creazione del parco interregionale, così come Giacomo Bugliani (Pd), che ha espresso in merito la posizione del gruppo.

La Giunta regionale è, dunque, impegnata “ad attivarsi con celerità in ogni più opportuna sede istituzionale e in collaborazione con la Regione Liguria”, per avviare la procedura di istituzione del nuovo Parco Interregionale.

Gsk Siena, richiesta di stop all'eccessivo lavoro interinale

La Giunta regionale dovrà promuovere l‘apertura di un nuovo tavolo regionale con la multinazionale GlaxoSmithKline, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti sindacali aziendali per la stabilizzazione dei lavoratori con contratto di somministrazione negli stabilimenti di Siena e di Rosia.

Impedire l’abuso di lavoro precario all’interno degli stabilimenti toscani di GlaxoSmithKline. La Regione dovrà aprire un nuovo tavolo con la multinazionale farmaceutica, le organizzazioni sindacali e le RSU aziendali, che porti alla stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione e che regolamenti l’uso del lavoro interinale all’interno degli stabilimenti di Siena e Rosia. E’ quanto prevede la mozione di Sì-Toscana a Sinistra, approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale. La mozione recepisce anche un emendamento del Pd, che chiede un monitoraggio esteso all’intero mondo del lavoro nel settore farmaceutico, con le stesse finalità.

“Il numero di lavoratori interinali impiegati da Gsk è esorbitante, addirittura 660 tra Siena e Rosia”, commentano Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra. “Le segnalazioni di veri e propri abusi nell’uso di forme contrattuali precarie arrivano continuamente”, proseguono i consiglieri, che ricordano la vicenda della lavoratrice a cui questa estate non è stato rinnovato il contratto dopo addirittura 78 mesi di precariato e di altri due licenziati dopo 5 anni di precariato.

“All’origine di questa situazione vi è un accordo sullo staff leasing del 2011 che favorisce il ricorso alle agenzie interinali per coprire un terzo del totale del personale impiegato nei due stabilimenti, ma che avrebbe dovuto prevederne la successiva stabilizzazione. L'accordo fu elaborato a un tavolo al quale sedeva anche la Regione Toscana, che oggi non può restare indifferente rispetto a tutto questo. Fu un accordo sofferto, mai veramente digerito dai lavoratori, ma che venne considerato necessario per mantenere la produzione in Toscana, quando la proprietà era ancora Novartis. Il quadro nel frattempo è mutato sensibilmente: in meglio se si considera il volume di produzione di GlaoxSmithKline, in peggio se si considerano i diritti degli interinali, anche a causa del Jobs Act”.

Secondo Fattori e Sarti "è inaccettabile che Gsk sostituisca i lavoratori cui non viene rinnovato il contratto con nuovi interinali. Lo sfruttamento da parte della multinazionale farmaceutica soprattutto di giovani e laureati, ma non solo, segna un'altra pagina problematica della presenza delle multinazionali nel nostro territorio. La RSU ha sollecitato da tempo Gsk Vaccines, senza ottenere risposta. Adesso la Regione deve fare il possibile perché la casa farmaceutica si apra al confronto, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il numero di lavoratori interinali rispetto al totale degli assunti”, terminano i consiglieri.

“E’ ora di dire basta e fermare la prepotenza delle multinazionali e l’abuso del lavoro interinale anche nel territorio senese. Occorre rimettere al centro la tutela dei precari –spiega il Consigliere Marco Casucci (Lega)- Gli ultimi esecutivi non si sono mai occupati di tutelare chi è sfruttato con contratti capestro e che non ha speranza di stabilizzazione”.

Il Consigliere Casucci è intervenuto nella vertenza sulla stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione lavoro presso gli stabilimenti GlaxoSmithKline di Siena e Rosia, dopo l’approvazione, all’unanimità, di una mozione in tal senso durante l’odierno Consiglio regionale.
Presso gli stabilimenti di Siena e Rosia della Gsk ci sono 2.155 dipendenti che si sommano ai 660 lavoratori con contratto di somministrazione (dipendenti da agenzie di lavoro interinale).

“Nell’azienda si registra un ricorso costante al lavoro interinale. Esistono svariati casi di lavoratori della Gsk che hanno avuto contratti di somministrazione protratti per più di 5 anni e che non sono stati stabilizzati ma sostituiti con altri lavoratori in somministrazione lavoro –sottolinea Casucci- C’è la necessità di salvaguardare le professionalità acquisite nel corso degli anni dai lavoratori in somministrazione lavoro. Concordo che la Giunta toscana apra urgentemente un nuovo tavolo regionale con Gsk, le organizzazioni sindacali e le Rsu aziendali volto alla stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione lavoro e a regolamentare l’uso del lavoro interinale nell’azienda”.

“E’ una realtà strategica per l’economia senese sia per investimenti e occupazione sia per innovazione e ricerca - ha osservato Simone Bezzini (Pd) –. Ci sono ragioni oggettive dietro gli accordi fatti, come il ciclo produttivo e gli andamenti di mercato, che richiedono flessibilità. Credo, però, che una nostra sollecitazione, in questa sede, sia importante per una loro verifica”. A questo scopo Bezzini ha suggerito di prevedere specifici strumenti di monitoraggio del settore. Un suggerimento accolto.

Rifiuti: commissione d’inchiesta alla Revet

“La Toscana ha fatto molti passi avanti. Ha delle eccellenze riconosciute dove Revet si inserisce a pieno titolo anche per la gestione corretta dei rifiuti che oggi abbiamo potuto constatare di persona. Occorre fare un passo avanti, in termini di sostegno alle amministrazioni e, quindi, ai cittadini e di chiusura del ciclo”. È quanto dichiara il presidente della “commissione d’inchiesta in merito alle discariche sotto sequestro e al ciclo dei rifiuti”, Giacomo Giannarelli (M5s), al termine della visita alla società fondata nel 1986, centro di conferimento della gran parte dei flussi raccolti in Toscana.
Secondo il presidente quello di Revet è un impianto “innovativo e all’avanguardia” e da qui “potrebbe nascere uno stimolo alla politica, a tutti i livelli istituzionali, per intervenire  con incentivi e normative tali da chiudere davvero il ciclo dei rifiuti, ovviamente in un’ottica di economia circolare”. “Oggi - continua -  ci è stato confermato quanto già sapevamo: i rifiuti indifferenziati, in particolare vetro e plastiche, o prendono la strada della discarica e dell’incenerimento o vengono recuperati per creare nuovi prodotti, che tuttavia necessitano di un mercato”. Da qui la riflessione per sostenere la domanda pubblica e per realizzare la transizione verso l’economia circolare.

Quella parte di raccolta che non entra nel circolo virtuoso del riuso, per Giannarelli rappresenta un “problema”. “Al pari dello stabilimento Revet di Empoli dedicato al vetro, occorre creare piattaforme simili nei diversi distretti regionali, il cartario, il tessile, il lapideo, l’agroalimentare”. Questo, a detta del presidente, dovrebbe essere uno degli obiettivi del nuovo piano regionale. “È certamente uno dei temi di questa Commissione d’inchiesta, che ha la grande ambizione di parlare dopo aver verificato sul campo la realtà e conosciuto i diversi aspetti che la compongono”.

“Questo tipo di sopralluoghi rappresenta un’occasione utile alla conoscenza e all’approfondimento del tema dei rifiuti e degli strumenti che possono avere a disposizione i consiglieri regionali. Dovremo tuttavia rispondere dell’utilizzo di questa Commissione” dichiara il vicepresidente Francesco Gazzetti (Pd), che ricorda il perimetro di interesse affidato. “Dal lungo incontro è emerso che sul tema specifico non c’è nulla di nuovo. L’auspicio è quello che nel proseguo dei lavori possano arrivare elementi ancora più utili e cogenti, perché dovremo produrre una relazione conclusiva, che spero contenga anche proposte utili ad aggredire il tema a noi assegnato”.

Di “esperienza importante perché a breve dovremo approvare il nuovo piano regionale dei rifiuti” parla Serena Spinelli (Articolo.1-Mdp).  “Questo è un pezzo del processo di gestione che è utile conoscere”. Temi quali “Quanto si riesce a riciclare, come dove dovrebbe esser all’origine la raccolta per riciclare di più, quanti investimenti sulla ricerca servirebbero per aver sempre meno scarto possibile” sono quelli che la consigliera intende approfondire. “Oggi dovremmo parlare di discariche sotto sequestro e, invece, ci confrontiamo su un pezzo importante dell’economia dei rifiuti che credo sia nostro dovere conoscere per impostare delle politiche efficaci”.

Di “esempio di economia circolare a chilometro zero” parla Monica Pecori (Gruppo Misto Tpt). “Sembra che Revet si occupi del riciclo di quella parte che nei grossi circuiti nazionali di riutilizzo del vetro e della plastica, ad esempio, sarebbe destinata all’inceneritore”.
“La visita ci aiuta a far luce su una parte importante del ciclo dei rifiuti. E oggi vediamo quanto quella raccolta differenziata viene destinata al riuso, soprattutto del vetro e della plastica: pochissimo.  Nonostante gli sforzi di Revet, cittadini e Comuni, sembra che oltre il 50 per cento del differenziato venga destinato  alla discarica o all’incenerimento” dichiara Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), che parla di un  ciclo che “costa ancora tanto sia di soldi pubblici, che di sforzi da parte dei cittadini”. “C’è ancora molto da fare” è il convincimento del consigliere che cita “piani industriali” e “politica. Lo diciamo da tanto, occorre iniziare a parlare più di percentuale di riutilizzo della materia piuttosto che di quella della raccolta differenziata”.

E su questa riflessione si inserisce anche il presidente di Revet Livio Giannotti: “Continuiamo ad avere un sistema normativo orientato alle percentuali di raccolta differenziata, non sensibile ai problemi industriali intesi come investimenti impiantistici e tecnologici”. “Spingere su una politica che si preoccupa di più di quello che avviene dopo la raccolta, sarebbe l’evoluzione ideale. Il presidente rileva poi un senso civico “un po’ distratto”. “Sembra che gli obiettivi che le istituzioni danno creino disturbo nei cittadini”. Parallelamente parla anche di un “problema sulla qualità della raccolta differenziata, Anche laddove il sistema è particolarmente collaudato. Siamo in una fase regressiva”. La vera sfida, a detta del presidente, è lo sviluppo del riciclo: “per stare sul mercato mondiale occorre avere capacità volumetriche notevoli e una flessibilità di volumi prodotti molto alta. La competizione non è banale” conclude.

Il tema delle discariche e se servono a Revet, toccato dal presidente della commissione, lo illustra bene il direttore generale della società Alessandro Canovai: “fermarle significherebbe bloccare il nostro processo lavorativo. Nostro come di altre filiere. Revet non gestisce discariche, siamo piuttosto dei clienti. Produciamo scarti di lavorazione che finiscono in discarica”.

Chiude la visita il presidente Giannarelli che sottolinea l’importanza di “puntare, all’interno del piano regionale,  ad ambiziosi progetti  quali quelli industriali su impiantistiche innovative che guardano davvero all’economia circolare e che quindi non brucino i rifiuti. È inaccettabile che più di 40 mila tonnellate di rifiuti organici toscani finiscano in Trentino”.

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