Processo Trentini a Massa, Cappato e Welby: "Disobbedienza civile"

Mina Welby e Marco Cappato (foto da Facebook)
Mina Welby e Marco Cappato (foto da Facebook)

Il percorso del tema del fine vita in Italia si trova nei pressi del bivio più importante della sua storia.

Si è appena conclusa a Massa la prima udienza del processo a carico di Marco Cappato e Mina Welby presso la Corte D’Assise, nel primo atto del filone processuale legato a “Davide Trentini” - ex barista toscano - aperto a carico del Tesoriere e della Co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni in seguito all’azione di disobbedienza civile con cui entrambi gli hanno offerto assistenza al suicidio assistito, cui Trentini ricorse lo scorso 13 aprile in una clinica svizzera. Li giunse grazie all’aiuto di Mina Welby, che lo accompagnò, e di Marco Cappato (sostegno economico).

Ma è domani che il tema del fine vita vivrà una giornata di portata potenzialmente storica. Il processo a Marco Cappato legato all’assistenza al suicidio offerta invece a Dj Fabo troverà il suo epilogo con il parere della Corte Costituzionale sul tema. A Roma è attesa l’udienza (ore 9) e la sentenza della Consulta (nel tardo pomeriggio), chiamata ad esprimersi sull’art. 580 del Codice penale risalente al periodo fascista e al centro quindi del dubbio di costituzionalità sollevato dalla Corte di Assise di Milano. Verrà definito insomma se il reato di aiuto al suicidio è ancora conforme alla Costituzione italiana.

"La nostra è un’azione di disobbedienza civile, crediamo di aver fatto il nostro dovere, su richiesta di Davide e Fabiano – dichiara Marco Cappato, Tesoriere Ass. Luca Coscioni -. La speranza è che le persone in condizioni di sofferenza insopportabile possano essere aiutate a interrompere la loro vita senza che chi li aiuta venga sottoposta a condanna fino a 12 anni di carcere. Attendo con rispetto l'udienza di domani. Il codice penale del 1930 è inadeguato a regolare i casi di persone colpite da malattie irreversibili e in condizioni di sofferenza insopportabile.

Un procedimento basato sulle indicazioni comprese da un codice risalente agli anni trenta prima ancora della nascita della Costituzione, quando le libertà individuali non avevano vissuto la “primavera” dei diritti civili. Infatti, moltissimi articoli di quel codice sono stati poi aboliti per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo.

In difesa della libertà di autodeterminazione e della libertà di scelta, Cappato ora rischia fino a 12 anni di carcere.

Fonte: Ufficio stampa

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