Prevenzione e iniziative di piazza, Forum Diritto alla salute: "Ci vuole consapevolezza"

Enrico Roccato (foto gonews.it)
Enrico Roccato (foto gonews.it)

Assistiamo da tempo a diverse iniziative di visite gratuite, in piazza o in altri luoghi, organizzate da associazioni sanitarie e non, propagandate come attività utili alla prevenzione delle malattie e comunque alla buona salute, sostenute non di rado da sindaci compiacenti, in cerca – forse - di facile consenso. Si tratta in realtà di attività che niente hanno a che vedere con le attività di prevenzione utili a salvaguardare la salute. La prevenzione ha le sue regole, non può essere fatta senza precisi criteri scientifici e organizzativi.

Mettere a disposizione accertamenti gratuiti, in orari comodi e anche, spesso, in giorni festivi può apparire cosa lodevole, soprattutto in una situazione come l'attuale dove la nostra sanità ha evidenti problemi di accessibilità. Basta pensare alle liste di attesa per prestazioni diagnostiche e specialistiche (che, ad es., vedono nel 2017 la zona empolese valdelsa all’ultimo posto nel territorio toscano), come sa chiunque abbia avuto necessità di fare qualche esame. In realtà non è proprio cosi, Anzi, in una certa misura potrebbe addirittura aggravare i problemi.

Particolarmente a Castelfiorentino si sono svolte negli ultimi anni diverse esperienze di controlli diagnostici in persone apparentemente sane. Si tratta di varie iniziative (‘Medici in piazza’, ‘giornata di sanità solidale’…), sia per tipo di malattia presuntivamente ‘da prevenire’, che di soggetti promotori o co-promotori. Si legge sulla stampa di malattie del fegato, melanoma, diabete, sordità, malattie del cuore, ecc. e compaiono diversi soggetti, tra le quali, ad es., Lion’s Club, Prociv Arci, centri medici privati, Misericordia, Soci Coop, imprese costituite da medici di famiglia e privati (anche all’interno della cosiddetta Casa della Salute, e con qualche possibile conflitto di interesse; ma questa è un’altra questione…). Da ultimo, nei giorni scorsi, c’è stata una manifestazione dove compare come co-promotore un’associazione di volontariato benemerita per l’assistenza domiciliare dei malati di tumore, la Fondazione ANT. Un tratto costante di queste iniziative pare essere l’attività di promozione svolta dal Comune.

Il cittadino comune, bersagliato da molti messaggi sul tema della salute, ritiene che ‘tutti gli esami servono a evitare le malattie’ e che ‘più esami si fanno quando siamo sani, meglio è’, ma è ampiamente dimostrato quanto questo non sia vero. Prevenire è fondamentale, ma è essenziale sapere ‘per cosa’ e ‘come’ si fa. Le attività di prevenzione sanitaria individuale a livello di massa sono molto importanti e richiedono risorse, cultura scientifica, vicinanza dei servizi pubblici alla popolazione, capacità di comunicazione e coinvolgimento delle persone. I grandi risultati raggiunti nel campo della prevenzione (tumori intestinali, tumori femminili, diabete) sono stati possibili perché governati dal Servizio Sanitario pubblico e svolte dai servizi Asl sul territorio e dai medici di famiglia, attraverso programmi ben strutturati e controllati (come in gran parte avviene anche nel nostro territorio).

Prendiamo, per esempio, quest’ultima manifestazione di Castelfiorentino che riguarda la prevenzione delle malattie della tiroide. Nessuna società scientifica (compresa l'Associazione italiana Medici Endocrinologi) raccomanda lo screening ecografico per il tumore della tiroide nella popolazione generale asintomatica. Forse la posizione più autorevole è quella presa dall'ente federale americano (USPSTF) preposto alla valutazione dei programmi di screening che si è schierato decisamente contro. La stragrande maggioranza degli esami effettuati con questi criteri non evidenziano alterazioni di alcun genere o mettono in evidenza situazioni che portano ad una rincorsa verso nuovi esami anch'essi inutili, soprattutto perché manca la fondamentale regia del medico di famiglia che deve sempre orientare su quali esami fare e per quali soggetti.

In questo caso dobbiamo rilevare anche un altro aspetto un po’ inquietante sul piano filosofico e di etica professionale; quello per il quale… ‘si accede alle visite fino ad esaurimento posti’. Come nelle televendite, verrebbe, da dire. Ma la salute ‘fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’ non si può garantire con le offerte speciali. Abbiamo visto che l’associazione ANT ha in corso un "progetto tiroide" diffuso su tutto il territorio nazionale. Per questo sottoponiamo alla stessa associazione - con pieno rispetto e grande riconoscimento per l’attività fondamentale che svolge – queste osservazioni.

I rappresentanti politici, inoltre, dovrebbero essere consapevoli del significato di queste iniziative ed informarsi meglio prima di lanciare proposizioni incaute e disdicevoli per tutta la tradizione del sistema di protezione sociale che la storia di questa regione ha saputo esprimere. “Una bella iniziativa – ha sottolineato il Sindaco, Alessio Falorni in una passata esperienza di questo tipo – che vede come protagonisti tutti i medici e operatori sanitari presenti sul territorio, i quali offriranno in modo gratuito visite, esami, test e quant’altro necessario per assicurare un’efficace prevenzione su numerose patologie; un’opportunità imperdibile soprattutto per le fasce più deboli della popolazione che magari - per motivi economici - evitano di ricorrere a esami specialistici, finendo per trascurare il proprio stato di salute.”

Ci chiediamo perché questa presa di posizione non sia altrettanto chiara da parte del Sindaco a favore di un impegno attivo nella difesa del Servizio Sanitario locale e delle sue evidenti attuali criticità. La salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, non si garantisce offrendo “alle fasce più deboli” ciò che capita casualmente, ma garantendo “a tutti” l’accesso gratuito e tempestivo alle prestazioni utili e necessarie.

Con questa nota ci rivolgiamo al soggetto istituzionale che ha le competenze scientifiche e istituzionali per presidiare questi tipi di attività: l’Unità Sanitaria Locale, dal 2015 detta ‘Toscana Centro’, come articolazione del servizio sanitario nazionale, sostenuto, come ben sappiamo, da tutti i contribuenti. Si comprende come amministratori comunali e associazioni non scientifiche, troppo genericamente mosse a ‘fare del bene’, possano non orientarsi in modo adeguato in questi campi. Ma i responsabili Asl (oggi, purtroppo, centralizzati a Firenze dopo l’accorpamento delle megaAsl) dovrebbero intrattenere con le istituzioni locali una relazione ‘proficua’ e conoscere tutto ciò che si muove in tema di salute sul territorio. Confidiamo che vorranno pronunciarsi su quanto qui sollevato.

Enrico Roccato, Mauro Valiani (Forum per il Diritto alla Salute)

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