La beata Oringa Cristiana fra san Francesco e sant’Agostino

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Si è discusso a lungo, da parte degli storici ecclesiastici e non, sulla matrice francescana della esperienza penitenziale di Cristiana e delle sue compagne, tutte “indute de ordine beati Francisci”, e del perché, Oringa Cristiana abbia abbracciato in un secondo tempo, la regola agostiniana.

Per la comprensione del lettore, è bene ricordare, in sintesi, la figura e di Oringa Menabuoi e la sua parabola da 'guardiana di buoi' e 'semplice contadinella', a giovane donna ribelle e fuggitiva da un matrimonio combinato, che dopo molte peripezie attraverso il Gargano e poi a Roma giunse ad Assisi e andò in pellegrinaggio alla Porziuncola. Qui l’incontro con la sacralità del luogo dev’essere stato fulminante e determinò certamente la sua prima matrice francescana. Non ci vuole molto ad immedesimarsi in quella atmosfera. Chiunque credente o no, può intendere, se ha visitato quel luogo, come Oringa ne sia stata affascinata. Quindi in un primo tempo fu san Francesco il suo polo attraente. Perché poi la storia prese un altro corso? In altre parole, come scrive Isabella Gagliardi, il vescovo lucchese il cui assenso era vincolante per procedere alla fondazione monastica, procurò che la neonata comunità claustrale scegliesse la regola agostiniana. Fu allora una scelta “politica”, dovuta in quegli anni alla indiscussa predominanza della chiesa lucchese alla quale Cristiana si piegò per obbedienza al vescovo e per procedere alla fondazione monastica? Il passaggio all'ordine agostiniano - scrive fra gli altri Letizia Pellegrini - fu condizionato dagli influenti canonici lucchesi di San Frediano in Lucca, e sostenuto dagli eremitiani del convento di Gello in Corniano di San Miniato. Dopo la “conversione” agostiniana del 1295, furono numerosi gli incentivi dati alla fondazione dal vescovo lucchese E. Del Carretto.

Queste interferenze politiche dell’ episcopato non devono sorprendere in un’epoca in cui strettissimo era il legame fra il potere spirituale e quello temporale. Un ulteriore esempio legato alla storia di Cristiana e del suo monastero, fu la dedicazione del convento a Santa Maria Novella e a San Michele Arcangelo. Secondo Angelo Nesti, questa doppia dedica "denuncia la volontà [di Cristiana] di superare i contrasti politici del suo tempo e di ritagliare per il monastero uno spazio neutrale; una sorta di tentativo di rappacificazione all'interno delle dispute che vedevano contrapporre Lucca, la città di San Michele, e Firenze, devota a Santa Maria Novella." Come si vede sacro e profano andavano a braccetto, e dietro la cornice devozionale si agitavano concrete manovre di potere.
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Valerio Vallini

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