Consiglio regionale, seduta solenne per il Giorno della Memoria. Discussa legge sulla geotermia

Eugenio Giani

“Grazie alle autorità presenti, la sinergia tra le istituzioni è un baluardo che si fonda sul lavoro reciproco per trasmettere i valori della Costituzione”. Con queste parole il presidente dell’Assemblea toscana, Eugenio Giani, ha dato il “la” alla seduta solenne per il Giorno della Memoria. E parlando del lavoro comune, che ci porta a impegnarci per la convivenza civile, la libertà, la pace, il superamento di ogni tipo di discriminazione, Giani ha parlato di una “Memoria che si carica di significato, a livello di diritto nazionale e internazionale”, ringraziando Ugo Caffaz e definendolo il “pensiero della Memoria in Toscana”, per l’esperienza del Treno, giunto all’XI edizione, pronto a far restare ammutoliti centinaia di giovani. “Chi sale su quel treno e visita i campi di sterminio rimane toccato per tutta la vita”, come lo è stata anche la delegazione consiliare, guidata da Antonio Mazzeo, che quest’anno ha vissuto questa esperienza unica, grazie al lavoro di Caffaz.

“Voglio ricordare il Giardino inaugurato pochi giorni fa a Montemurlo, insieme al consigliere Nicola Ciolini, in ricordo di Sergio De Simone, il cuginetto delle sorelle Bucci – ha continuato Giani – le due sorelline che riuscirono a scampare alla morte perché non risposero all’invito di ‘andare a vedere la mamma’, come aveva confidato loro una collaborazionista, che aveva preso in simpatia queste due piccoline di 4 e 6 anni”. “Sergio fece invece un passo avanti, non ubbidì alle cuginette e si trovò nelle mani del medico che faceva esperimenti con le cavie dei bimbi – ha raccontato il presidente – venne poi ritrovato a Berlino, in uno scantinato, appeso a un gancio da macellaio”. “Ho voluto ricordare questo frammento della peggiore cronaca della storia – ha sottolineato il presidente – per non dimenticare, per far attenzione alle eventuali derive, frutto di declivi di cui spesso stentiamo a renderci conto: al primo segnale dobbiamo accendere la luce, dobbiamo suonare il campanello dell’impegno e della partecipazione”, ha concluso, rammentando Vittorio Emanuele III quando a San Rossore firmò le leggi razziali su un ponticino, mentre era a caccia nella tenuta e non poteva leggere quanto inviatogli da Mussolini.

Ma quali sono stati i dati della deportazione in Italia? L’assessore Vittorio Bugli ne ha sintetizzati uno in particolare, concentrandosi sull’autunno del 1943, dopo l’Armistizio e la Repubblica di Salò: furono deportati in 40mila e ne tornarono solo 3000, poco più del 7 per cento. “E non si trattò di un fenomeno eccezionale – ha affermato – ma dell’essenza stessa del pensiero nazista, che si unì alla logica lucida, organizzata, razionale, scientifica del male”. “A noi accogliere l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha continuato Bugli – per una Giornata della Memoria come invito costante e stringente all’impegno e alla vigilanza, come ha fatto la Regione Toscana con il Treno della Memoria e il meeting degli studenti al Mandela, per una comunità sempre più consapevole, grazie alla formazione di docenti e studenti”.

E ricordando gli anniversari del 2018: l’ottantesimo delle leggi razziali e il settantesimo dall’entrata in vigore della Costituzione, Bugli ha sottolineato “la necessità e l’urgenza di combattere contro il negazionismo e l’indifferenza, per vivere il presente alla luce del passato, per andare verso un futuro migliore, perché, come afferma sempre Caffaz, ‘chi non ha memoria non ha né futuro né presente’”. E parlando “dei campi di sterminio come fabbriche della morte, con uno stato giardiniere intento a eliminare le erbacce”, l’assessore ha detto con forza che “la libertà nasce in campo aperto ed è occasione per prendere posizione: siamo condannati a scegliere, a noi tutti utilizzare la memoria per ricomporre i valori e costruire il futuro, lottando per un obiettivo bello e alto, l’umanità solidale, in una Europa libera e unita”.

“Il tema primario è sempre lo stesso, la persona, di cui dobbiamo più occuparci che preoccuparci – ha concluso – dobbiamo difendere l’Europa della libertà, eguaglianza, solidarietà, quindi scendere in campo tutte le volte che i diritti sono minacciati: quando lo abbiamo fatto abbiamo costruito dignità e crescita, se non lo facciamo creiamo distruzione e morte”.

“La seconda guerra mondiale si è conclusa con 65 milioni di morti, dei quali 13 milioni uccisi nei campi di sterminio, per la metà ebrei. Un milione e duecento mila i bambini. Dalla Toscana partirono circa ottomila ebrei, di cui mille bambini, e ne tornarono il dieci per cento. Da Firenze partirono dal binario 16 almeno 350, senza contare gli ebrei tedeschi rifugiati da noi”. Sono le cifre terribili ricordate da Ugo Caffaz nel suo intervento. “Una delle ragioni è stata l’idea dell’esistenza di una razza superiore, che aveva diritto di dominare le altre, e l’idea di creare l’homo novus - ha ricordato -. Le razze non esistono. Siamo tutti parenti, perché abbiamo un genitore comune. Siamo uguali, perché diversi, e diversi, perché uguali”.
Caffaz ha ripercorso le tappe di un percorso che nasce in tempi lontani, ad esempio nel 1540 in Spagna con la ‘limpieza de sangre’, nell’antropologia dell’Ottocento, e giunge alla legge italiana del 1936 che regolava i rapporti coniugali tra italiani e sudditi dell’impero, il manifesto della razza nel 1938, la carta di Verona che parlava degli ebrei come di una razza nemica.
A suo giudizio i meccanismi che portano a questi eventi sono sempre gli stessi: crisi economica, egoismi individuali, ricerca di un capro espiatorio, e il rivolgersi ad un capo. Per questo, citando Primo Levi, ha ricordato che “comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché è successo e può succedere ancora” ed esperienze come il treno della memoria sono un vaccino, che ha però bisogno di richiamo.
Levi ha osservato che la cultura è fatta di valori condivisi, ma non sempre sono valori positivi. Di qui l’elogio della convenienza, perché ciò che fai agli altri, gli altri possono farlo a te. L’elogio del compromesso, per evitare inutili radicalizzazioni. L’elogio della solidarietà. Ha concluso quindi il suo intervento leggendo la poesia di Primo Levi Se questo è un uomo.

Fornaci di Barga, Giani riceve le firme contro il pirogassificatore

“Questa è una petizione rivolta a tutto il Consiglio regionale, con me ci sono Stefano Baccelli, Giacomo Giannarelli, Tommaso Fattori, Ilaria Giovannetti, Gabriele Bianchi, consiglieri che si sono attivati perché potesse avvenire un momento di questo genere”. Con queste parole il presidente dell’Assemblea toscana, Eugenio Giani – ha ricevuto, in via Cavour 4, davanti al portone di palazzo del Pegaso una delegazione del gruppo ‘La Libellula’ guidati da Marco Bonini e Caterina Campani, sindaco e vicesindaco di Barga.

Il movimento ‘La Libellula’ ha consegnato le firme raccolte per la petizione contro il progetto presentato in Regione dall’azienda Kme Italy spa di realizzare un gassificatore di rifiuti industriali nel suo stabilimento di Fornaci di Barga in provincia di Lucca. Nel testo della petizione si legge “chiediamo alla Giunta e al Consiglio che, prendendo atto della volontà della popolazione della Valle del Serchio, non autorizzi la realizzazione del gassificatore”. “Tale volontà – si continua – è rappresentata dalle 8mila 697 firme raccolte, provenienti per il 76,5 per cento da cittadini residenti nei Comuni della media valle del Serchio e della Garfagnana”.

“Raccolgo ufficialmente le 8mila 700 firme con senso di partecipazione – ha detto Giani –. Barga è un territorio particolarmente caro. Dal Consiglio regionale sarà fatto tutto il necessario affinché le vostre richieste possano essere discusse e trovino un consenso positivo, prima di tutto tenendo conto dell’opinione della comunità locale”.

Piano della pesca: l’informativa di Remaschi

“Il Piano regionale per la pesca nelle acque interne, o Piano ittico regionale, è lo strumento di programmazione e di indirizzo in attuazione della legge regionale “Gestione delle risorse ittiche e regolamentazione della pesca nelle acque interne” n. 7/05. In seguito al riassetto istituzionale, introdotto dalla legge regionale 22/2015, le funzioni attinenti la pesca nelle acque interne, che prima erano in carico a Province e Città Metropolitana, sono transitate in Regione. Il Piano è perciò passato dall’essere uno strumento di pianificazione di carattere generale, all’interno del quale si inserivano i piani provinciali di attuazione a livello locale, ad essere l’unico strumento di programmazione del settore”. Lo ha precisato l’assessore regionale Marco Remaschi nell’informativa data al Consiglio nel pomeriggio di oggi 29 gennaio, ai sensi dello Statuto.

Remaschi ha precisato che nella legge regionale 7/05 all’articolo 8 si prevede che il Piano debba contenere alcuni elementi: la suddivisione in zone ittiche; i criteri per la realizzazione e la gestione degli istituti ittici previsti dal regolamento di attuazione; la misura dei prelievi per la pesca dilettantistica, sportiva e professionale, relativamente a luoghi, tempi, modi, specie e dimensioni della fauna ittica prelevabile; l’elenco delle specie ittiche autoctone e le misure di tutela da adottare per la loro conservazione; l’elenco delle specie ittiche alloctone che necessitano di interventi di contenimento o riduzione e i relativi metodi di controllo da adottare; le linee di indirizzo per le immissioni ittiche e i criteri di gestione degli impianti ittiogenici pubblici della Toscana; i corpi idrici sui quali possono essere installati i retoni, tenuto conto dei valori storici e paesaggistici, delle tradizioni e delle consuetudini, nonché della sostenibilità rispetto alla risorsa ittica, determinandone altresì le modalità di esercizio e le misure.

L’assessore ha infine ricordato che il Piano ittico regionale individuerà i corpi idrici in cui può essere esercitata la pesca professionale nelle acque interne, definendo i tempi e i mezzi con cui tale attività è esercitabile e la pesca con i retoni (bilance con lato superiore a 5 metri) in un quadro di sostenibilità ambientale.

Il consigliere Roberto Salvini (Lega) ha espresso “dubbi e perplessità” rilevando il “ritardo” della Giunta. “La pesca nelle acque interne – ha osservato – viene ormai praticata solo nei laghi”. Da qui la considerazione di un documento pieno di “ombre” che “non propone nulla di nuovo per il rilanciare il settore.
Irene Galletti (Movimento 5 stelle) ha rilevato quanto sia “poco produttivo escludere le piccole associazioni che arricchiscono l’offerta anche locale”. Anche l’aspetto agonistico e il lato commerciale che emergono nell’informativa non convincono la consigliera: “Non è produttivo e non valorizza la risorsa ittica”. Per Galletti si dovrebbe cambiare il “principio ispiratore della legge prima ancora che lavorare a un Piano”.

L’assessore Remaschi ha replicato in chiusura di dibattito, annunciando la disponibilità ad approfondire quanto affrontato dall’Aula, ma prima occorre verificare se sia possibile operare “sotto l’aspetto del diritto e dell’applicabilità”. “La legge regionale del 2005 è abbastanza datata. Se si ritiene di dover intervenire, aspetto contributi da portare anche all’interno della commissione consiliare competente” ha concluso.

Collegato all’informativa anche un ordine del giorno presentato dalla Lega e illustrato da Salvini che l’aula ha respinto a maggioranza. L’atto chiedeva impegni alla Giunta e al presidente per sollecitare le due Camere ad approvare nel più breve tempo possibile il Ddl 695/2018 “Norme generali per la protezione e la conservazione della fauna ittica nelle acque interne attraverso la determinazione di principi fondamentali riguardanti la gestione delle acque pubbliche del territorio nazionale ai fini della pesca e del turismo alieutico sportivo-ricreativo”. Questo in modo da poter individuare “criteri ispiratori nuovi e più moderni e per inquadrare la disciplina della materia nel contesto delle riforma del titolo V, con il conseguente rilievo da attribuire alle competenze legislative regionali”. L’atto chiede inoltre al Presidente di partecipare, per quanto possibile, alla formazione della legge.

Erosione costiera, obiettivi primari il recupero e il riequilibrio

È stato l’assessore regionale Cristina Grieco a fare il punto in Aula, nel pomeriggio di oggi 29 gennaio, sull’erosione costiera in Toscana e sul corpo di azioni – di monitoraggio, programmazione e interventi – che la Regione mette in campo. Come precisato nella comunicazione resa, infatti, la strategia regionale in materia di contrasto all’erosione costiera prevede azioni di carattere preventivo, implementazione e monitoraggio periodico del quadro conoscitivo, avendo come obiettivi primari il recupero e il riequilibrio della fascia costiera.

L’attuazione degli interventi della Regione avviene attraverso il Documento operativo per il recupero e il riequilibrio della fascia costiera, la cui programmazione è aggiornata annualmente. È il documento, infatti, che definisce le opere di difesa della costa e degli abitati costieri; le opere di manutenzione con relativo cronoprogramma, per la cui progettazione la Regione può avvalersi di ogni singolo Comune; il quadro conoscitivo di riferimento e gli eventuali indirizzi per le operazioni di movimentazione dei sedimenti lungo la fascia costiera; le attività per l’implementazione e il miglioramento delle informazioni sullo stato della costa.
In particolare, sono previste due tipologie di intervento: ripascimenti strutturali (impostati su volumi importanti) e ripascimenti protetti con strutture dal basso impatto ambientale, sfruttando prioritariamente gli accumuli in eccesso presenti lungo costa ed eventualmente con apporti di materiale da cava.

Primo piano anche sugli interventi programmati. È in fase di completamento quello in difesa dell’abitato di Follonica (ripascimento e riconfigurazione delle opere in scogliera), mentre è prossimo alla stipula del contratto quello di sistemazione morfologica della spiaggia di Vada ed è stata inoltre avviata la procedura di gara per l’intervento di ripascimento del litorale di Poveromo (principalmente attraverso i sedimenti accumulati presso il porto di Viareggio). Prossimo all’avvio di gara anche l’intervento di recupero e riequilibrio del litorale di Punta Ala.

Il monitoraggio costante dello stato delle coste e delle tendenze evolutive del litorale viene effettuato dalla Regione in collaborazione con il consorzio Lamma. In fase di studio possibili evoluzioni dell’indicatore di rischio dovuto all’erosione costiera, mentre sono state approvate, ha ricordato l’assessore, le “Linee guida sulle attività di monitoraggio della costa”, che definiscono metodologie e sistemi di rilevamento.

Oltre agli interventi strutturali, l’azione regionale si è occupata anche di quelle tipologie di movimentazioni di sedimenti che hanno assicurato ripristini stagionali, in conseguenza di mareggiate. Con le nuove linee guida per le modalità di rilascio delle autorizzazioni, sono state snellite le procedure per permettere ai Comuni e agli operatori balneari di realizzare interventi di manutenzione per riguadagnare metri di arenile lungo la linea di costa. Linee guida che sono state utilizzate nel master plan redatto per gli interventi di ripristino conseguenti alla mareggiata del 28-30 ottobre 2018. Per il ripascimento delle spiagge danneggiate da quella eccezionale ondata di maltempo, la Regione ha stanziato 13milioni di euro da ripartire in 39 interventi da realizzare prima dell’avvio della prossima stagione balneare.

Geotermia tra sviluppo sostenibile e sociale: la nuova legge

“Con questa proposta, credo che la Toscana faccia davvero un salto di qualità. Siamo riusciti a coniugare valori fondamentali quali l’utilizzo della risorsa, la mitigazione ambientale, lo sviluppo sostenibile e sociale”. Così il presidente della commissione Ambiente in Consiglio regionale, Stefano Baccelli (Pd), nel corso dell’illustrazione sulla nuova legge per la geotermia in Toscana.

Nelle premesse e prima di ricordare le varie fasi della proposta prima dell’arrivo in aula – le consultazioni e il gruppo di lavoro interno alla commissione guidato dallo stesso Baccelli che alla fine hanno portato alla redazione di un testo coordinato (in origine anche il Partito democratico aveva presentato una sua proposta di intervento legislativo) – il presidente ha voluto precisare alcuni punti. “Le molte e anche legittime aspettative verso queste nuove disposizioni normative, non devono distogliere dal fatto che esistono paletti precisi”. “La Regione - ha spiegato - non ha competenza legislativa sull’attività mineraria e sull’ambiente ci muoviamo su un terreno in cui la nostra attività di disciplina non è libera”. “Il nostro orizzonte è limitato ma ciò non vuol dire che non abbiamo saputo costruire una disciplina innovativa” ha detto ancora il presidente citando alcuni “elementi di rilievo”. Tra questi quello dedicato all’indotto economico e a quei “meccanismi virtuosi” per la stabilizzazione dell’assegnazione dei canoni da parte della Regione, fino alla parte che si occupa della governance grazie all’ingresso, da parte della stessa amministrazione, nel Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (Cosvig) che il presidente auspica possa diventare “strumento di accompagnamento nel territorio”. “Questa – ha concluso – è una normativa coerente con i cittadini, con l’ambiente e con lo sviluppo. Una legge a misura della toscanità nella sua migliore accezione”.

La legge della maggioranza per il vicepresidente della commissione Ambiente e consigliere del M5s Giacomo Giannarelli, “non è la migliore possibile per la Toscana. Segue logiche del passato”. Riconoscendo la peculiarità della geotermia, presente solo nel nostro territorio, il vicepresidente ha parlato della risorsa come una “opportunità da cogliere tanto a livello regionale che nazionale” e illustrando la proposta di legge presentata dal Movimento ha parlato di una “grande opportunità da cogliere: siamo vicini alla scadenza delle concessioni in capo ad Enel. Dovremmo sfruttare al massimo questa opportunità nel rispetto del decreto ministeriale” (22/2010 ndr) ha chiarito e citando l’articolo 9 (Riassegnazione di una concessione di coltivazione), Giannarelli ha sottolineato il passaggio in cui l’autorità indice una “gara ad evidenza pubblica”. Secondo il vicepresidente, l’articolo 2 della proposta di legge della maggioranza (Rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni) contiene “profili di grande incertezza normativa” in quanto parla solo di “prerequisiti per il rilascio”. “La geotermia è una risorsa rinnovabile e strategica. Occorre però fare tutto il contrario di quanto fatto fino ad oggi” ha detto ancora il vicepresidente della commissione che ha parlato del disegno di legge del Movimento 5 stelle come una “proposta di buon senso, rispettosa delle norme, dei lavoratori, dei player”. “Il nostro testo accanto al Fondo per le energie rinnovabili 2 di prossima emanazione e pensato per erogare incentivi a impianti che guardano all’innovazione tecnologica, saremmo proiettati nel futuro” ha concluso.

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La proposta di legge in sintesi
La proposta di legge ha lo scopo di sviluppare un modello capace di coniugare e implementare esigenze ambientali e sviluppo socio economico ed occupazionale dei territori interessati dall'attività geotermica.
In questo senso viene introdotta la necessità di approfondire, nel rispetto della normativa statale di riferimento, nella documentazione presentata insieme all'istanza di autorizzazione di nuovi impianti, caratteristiche progettuali che garantiscano un progetto calato nelle esigenze di sfruttamento sostenibile, di tutela e valorizzazione della risorsa, assicurando ricadute positive sul territorio.

L'obiettivo della mitigazione ambientale è perseguito attraverso l'utilizzo delle migliori tecnologie e modalità di gestione disponibili per limitare le ore di non funzionamento degli impianti geotermoelettrici ma anche, fatto salvo quanto previsto dalla normativa statale e dalle disposizioni regionali vigenti, prevedendo disposizioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas inquinanti. Tali disposizioni sono contenute negli allegati A e B alla proposta di legge. Il testo prevede inoltre disposizioni finalizzate a garantire la massima utilizzazione possibile dell’energia geotermica residua nel rispetto dei criteri dell’economia circolare, uno dei principi comunitari di riferimento, e recentemente inserimento nell'ordinamento regionale attraverso una specifica modifica dell’articolo 4 dello Statuto. La proposta prevede, inoltre, che la Giunta, con deliberazione annuale, assegni il gettito dei canoni geotermici annuali (di cui all’articolo 16, commi 1, 2 e 3 del d.lgs. 22/2010) a Cosvig (Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche partecipato da soggetti pubblici). Ai sensi di quanto già previsto dall'articolo 7 della legge regionale 45/1997, i Comuni delle aree geotermiche sono attualmente i soggetti delegati dalla Regione a riscuotere i contributi derivanti dallo sfruttamento delle risorse geotermiche e hanno riscosso, già da tempo, tramite il Cosvig che provvede, poi, ad utilizzare le risorse per finalità ambientali delle aree geotermiche. A partire dal 2017, la Regione ha acquisito quote di partecipazione del Consorzio. Per assicurare la gestione complessiva di tutte le risorse derivanti dallo sfruttamento della risorsa geotermica, la proposta di legge prevede che sia i canoni (di cui all'articolo 16, commi 1, 2 e 3 del d.lgs.22/2010) assegnati annualmente dalla Giunta al Cosvig, sia i contributi (di cui all'articolo 16, comma 4, lettera b del d.lgs.22/2010) siano gestiti dal Consorzio con gli stessi criteri e modalità.

Il dibattito sulla geotermia a palazzo del Pegaso

“Non ci convince assolutamente la proposta di legge del Partito democratico, che sembra scritta da Enel”. Così ha esordito Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), dando il “la” al dibattito odierno sulla geotermia a palazzo del Pegaso. Secondo il consigliere era “più razionale fare prima il Piano ambientale energetico regionale (Paer) e poi la legge sulla geotermia, guardando al fabbisogno del territorio”. Così non è stato e dal testo proposto in Aula “è scomparsa la tabella del decreto della Giunta regionale del 2010, relativa ai limiti delle sostanze inquinanti per i nuovi impianti, così come il riferimento al quadro emissivo attuale”. Inoltre, secondo il consigliere “le modifiche fatte in commissione consiliare non hanno prodotto particolari avanzamenti”. “Monitoraggi e controlli dovevano essere aumentati – ha concluso – perché l’energia geotermica non è sempre pulita”.

“Confermo ancora una volta la convinzione che la geotermia non è fonte energetica rinnovabile e nemmeno sostenibile”. Parola di Monica Pecori (gruppo misto-Toscana per tutti), secondo la quale “i 900 megawatt della geotermia in Toscana potrebbero essere sostituiti dal fotovoltaico e dall’eolico, e magari anche dalla filiera dell’idrogeno”.
La consigliera si è in particolare soffermata sul danno manifesto al territorio e alla salute dei cittadini, all’impatto sul paesaggio, al consumo di acqua, fino all’inquinamento acustico e al controllo di Arpat effettuato solo su un terzo delle centrali. “Sono molto scettica sull’utilizzo di questa forma energetica – ha concluso – ma poiché penso che la legge sarà approvata, ho presentato alcuni emendamenti che illustrerò in seguito”.

A Simone Bezzini (Pd) non è piaciuta la discussione che si sta sviluppando in Aula, “figlia di un approccio propagandistico, che ci porta a sfuggire da un punto fondamentale”. “Questa legge fa fare un passo avanti nella ricerca dell’equilibrio tra l’attività geotermica e la sostenibilità ambientale; non è serio mettere una specie di cortina fumogena attorno alla norma per sfuggire da questo tema”, ha sottolineato. “Il riformismo di governo ci spinge a una sintesi sempre più avanzata, tra l’interesse locale da un lato e quello regionale e nazionale dall’altro e la liberalizzazione introdotta nel 2010 dal Governo è stato un errore – ha affermato il consigliere –, ma con questa legge rafforziamo i controlli e rendiamo più incisivi gli strumenti di verifica, richiamiamo l’obbligo di coerenza con il Piano di indirizzo territoriale (Pit), rafforziamo il confronto con i territori”.

Di “momento atteso e qualificante”, di passaggio di “grande valore politico” ha parlato Andrea Pieroni (Pd): “Questa legge è frutto di un lavoro qualificato e certosino, che offre un quadro certo di garanzie a tutti i soggetti che ruotano attorno alla geotermia, andando oltre i principi e gli indirizzi, per confutare ogni atteggiamento di scetticismo o di dubbio”. La legge secondo Pieroni è “il risultato di un lavoro che denota responsabilità e competenza”, ha affermato, ringraziando tutti per l’impegno, dai colleghi consiglieri ai portatori di interesse, nei diversi ruoli, in un percorso di ascolto e di confronto. Da qui l’invito a “provare ad assumere la geotermia come denominatore comune di tutte le aree della nostra regione: spaziando dalla ricerca all’innovazione, fino ad arrivare all’indotto”. “Con questa legge la Toscana fa la sua parte e spero – ha concluso il consigliere – possa insegnare qualcosa all’attuale Governo”.

“Avevamo la responsabilità di dare regole chiare e certe in un settore strategico per lo sviluppo della Toscana, potevamo e dovevamo farlo anche prima. Tanti cittadini, quelli che sono scesi in piazza a Pomarance, così come sul monte Amiata, ci hanno chiesto con forza di tenere insieme lo sviluppo con il rispetto e la qualità dell’ambiente. Oggi possiamo festeggiare”, ha detto il consigliere Antonio Mazzeo. Il presidente della commissione istituzionale per la ripresa economico-sociale della Toscana costiera ha ricordato come fosse stata inserita, “tra gli obiettivi della commissione, la priorità di dare regole certe e chiare per la geotermia”. Mazzeo ha ringraziato la commissione Ambiente, presieduta da Stefano Baccelli (Pd), “per il lavoro approfondito, fatto di confronto e partecipazione, che ha prodotto un nuovo modello partecipativo e ci ha portato a una legge che può essere d’esempio”. Quello dell’approvazione della nuovo provvedimento “è il primo passo”, ha aggiunto Mazzeo. “La Giunta regionale dovrà perseguire velocemente la necessità di chiudere il protocollo con il principale soggetto che attualmente opera nella geotermia tradizionale per dare la possibilità a quei territori di riprendere fiato . Quei territori aspettavano la risposta che oggi stiamo dando. Ora manca un altro pezzo di risposta: tentiamo di recuperare a uno scivolone che è stato commesso, di rimettere in piedi gli incentivi perché quei territori tornino ad avere prospettive e opportunità”.

Alessandra Nardini (Pd) ha salutato la nuova legge come “un intervento atteso da tempo. La Regione conferma di voler fare sul serio a difesa e sostegno di una produzione energetica ecocompatibile, economicamente strategica per la nostra regione”. Il provvedimento “nasce dal confronto con le amministrazioni locali, il mondo del sindacato, le imprese, i lavoratori” e dimostra “che si può e si deve coniugare sviluppo, occupazione e rispetto del territorio, con l’utilizzo delle migliori tecnologie oggi a disposizione”. La consigliera ha concluso il proprio intervento rivolgendo un appello “alle forze politiche che attualmente governano il paese”, affinché “venga finalmente corretta quella scelta scellerata che ha tolto gli incentivi alla geotermia dal decreto sulle energie rinnovabili. Ce lo chiedono i cittadini toscani”.

Il capogruppo del Partito democratico, Leonardo Marras, ha chiuso il dibattito in Aula, concentrando l’attenzione “sul punto di vista che serve: perché la nostra Regione ha bisogno, nel 2019, di una legge sulla geotermia e come rendere la geotermia una grande risorsa per il territorio. La Toscana ha una vocazione geotermica, non si può non tenerne conto a livello nazionale”, ha spiegato Marras. “La risorsa risiede in aree marginali, nelle quali questa energia ha segnato in alcuni casi la storia economica stessa e l’identità di quei territori, ma sviluppa oggi dati socio economici che non possono essere considerati sufficienti”. Servono, dunque, “più qualità ambientale rispetto allo sfruttamento industriale, che oggi le tecnologie consentono, più lavoro e più qualità del lavoro”.
Questi gli obiettivi raggiunti dalla nuova legge, che secondo Marras “compie un significativo passo in avanti e contribuisce a far progredire il dibattito nazionale, raggiungendo punti più avanzati in termini di attività collaterali e controlli. Perché chi decide di sfruttare la geotermia in Toscana – ha spiegato – non può essere il nemico, non si può sentire semplicemente ospite e nemmeno il padrone al quale si va a chiedere l’elemosina. Deve sentirsi il primo attore del destino socio-economico di quel territorio e come tale obbligatoriamente mettersi a disposizione per migliorarne le condizioni socio-economiche”.

Il confronto sul provvedimento si concluderà domani mattina, 30 gennaio, quando l’Aula riprenderà con la presentazione degli emendamenti e la votazione finale sul testo di legge.

Via libera al regolamento dell’Archivio storico del Consiglio regionale

Approvata a maggioranza la proposta di regolamento d’iniziativa dell’Ufficio di presidenza per disciplinare l’Archivio storico del Consiglio, che raccoglie, in sezione separata, la documentazione dell’assemblea e di archivi aggregati per affari esauriti da oltre 40 anni. L’Archivio, costituito per obbligo sancito nel Codice dei beni culturali, conserva e promuove “la memoria storica” del Consiglio e dei soggetti che lo compongono “anche in relazione al loro ruolo di rappresentanza sul territorio”.

Il patrimonio documentario è costituito, tra l’altro, da fondi archivistici di produzione consiliare e di organismi che hanno svolto attività su mandato dell’assemblea, ma è prevista l’acquisizione anche di altri fondi. Nell’archivio storico è attualmente presente il fondo Oriana Fallaci.
In particolare, nell’Archivio storico si trova la sezione “Archivi della politica”, che raccoglie i fondi archivistici di gruppi, consiglieri, delle cariche del Consiglio quali presidente, ufficio di presidenza, portavoce dell’opposizione.

Tra le funzioni dell’Archivio richiamate nel regolamento ci sono la conservazione, l’ordinamento, la redazione di banche dati dei documenti cartacei, audiovisivi, elettronici o su qualunque altro supporto prodotti o acquisiti dall’assemblea. Inoltre l’accessibilità, l’assistenza per la ricerca e per la consultazione al pubblico. Tra le attività disciplinate anche “l’organizzazione di eventi quali mostre, visite, convegni, seminari, attività didattiche”.

Tutto il materiale conservato è escluso dal prestito, consentito solo se temporaneo e con finalità di valorizzazione dei documenti a enti e istituti che ne facciano richiesta per mostre o altri eventi culturali.

L’autorizzazione alla consultazione avviene nel rispetto delle norme sulla riservatezza e la protezione dei dati personali. Tutti i documenti dell’archivio storico sono liberamente consultabili ad esclusione di documenti di carattere riservato relativi alla politica estera o interna dello Stato, relativi agli affari degli ultimi 50 anni; e dei documenti che contengono categorie particolari di dati personali, nonché dati personali relativi alle condanne penali e ai reati o a connesse misure di sicurezza, che diventano consultabili quaranta anni dopo la loro data. Il termine diventa di settanta anni se i dati sono idonei a rilevare lo stato di salute, la vita sessuale e i rapporti riservati di tipo familiare. I soggetti che depositano o cedono a qualsiasi titolo i propri archivi possono fissare ulteriori limiti per la consultazione, escludendo in tutto o in parte i documenti risalenti agli ultimi 70 anni.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana



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